VIDEO | Il militare? Non è solo per i maschi

Sono passati 20 anni dalla legge 380 del 1999 che ha aperto anche alle donne l'accesso alle forze armate
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ROMA – Sono stati 144 gli anni della naja, quelli in cui a 18 anni i ragazzi partivano per la leva militare obbligatoria, diventata inattiva dal 1 gennaio 2005, come stabilito dalla legge 226 del 2004. E sono stati anni di fermento e di grande cambiamento quelli che dal 1999 fino al 2004 hanno portato nel mondo militare due grandi rivoluzioni: l’ingresso delle donne e la professionalizzazione delle Forze Armate. Dal 2000 a 2005 per le donne è stato vigente un modello ‘misto’ con concorsi per la ferma breve e per il servizio permanente. Nel 2018 a chiedere di arruolarsi in Ferma prefissata di un anno sono stati 2.500.276 maschi e 2.297.401 femmine, con un lieve aumento delle ragazze rispetto al 2016, ma per entrambi i sessi si e’ registrato un netto calo rispetto al 2012. Sono questi i numeri che emergono da una ricerca commissionata dallo Stato Maggiore della Difesa all’Istituto di ricerca sociale Eumetra su un campione composito di 2.026 giovani: un’analisi funzionale ad affinare e modulare sempre meglio le strategie di arruolamento per poter rispondere alle esigenze della generazione dei 17-25 enni. Ai giovani sono state poste molte e diverse domande, alcune piu’ specifiche sulla ferma prefissata di un anno, altre generali dalla salute, alla vita sociale, alla propria soddisfazione di cittadini, fino ai tatuaggi e ai piercing, alle abitudini e alle attese, e non e’ mancata una domanda precisa sulla carriera militare delle donne.

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Il 22% si e’ detto molto favorevole alla carriera delle donne nelle Forze Armate, il 44% abbastanza: tutti convinti del fatto che per le donne sia possibile conciliare la vita privata con quella militare e a pensarlo sono soprattutto maschi e femmine dai 19 anni in su, con istruzione piu’ bassa e residenti al Sud. Il resto della torta percentuale si divide nelle note ragioni dei contrari: lontananza da casa, performance fisica degli incarichi operativi, difficolta’ se non impossibilità ad avere figli, e con percentuali minime maschilismo della professione e discriminazione. Sara’ su questi stereotipi che si continuera’ a lavorare affinche’ i giovani, maschi e femmine, vedano nella professione militare un’opportunita’ per tutti e non ‘un lavoro per soli uomini’.

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DONNE IN ARMI? PER I RAGAZZI È NORMALE

di Chiara Adinolfi

Sono passati 20 anni dalla legge 380 del 1999 che ha aperto anche alle donne l’accesso alle forze armate. Un tempo non sufficiente per eliminare del tutto gli stereotipi legati alle donne in uniforme, ma abbastanza perché il fenomeno sia ritenuto normale dalle giovani generazioni. L’agenzia di stampa Dire ha intervistato ragazzi e ragazze in tutta Italia per capire quale sia il loro rapporto con le Forze Armate e se percepiscano ancora differenze tra uomini e donne in divisa. Se gli studenti sono divisi sulla possibilità di entrare nelle forze armate (alcuni si dicono interessati, altri pensano di non essere abbastanza coraggiosi per arruolarsi), sono tutti d’accordo, invece, sul fatto che donne e uomini possano svolgere gli stessi incarichi militari. “Bisogna superare il pensiero che la donna può fare solo determinati lavori”, commenta una ragazza di Napoli, ma anche i ragazzi sono della stessa opinione: “In alcune missioni internazionali tante donne sono impiegate e svolgono un ottimo lavoro, al pari dei colleghi maschi”, dice uno studente di Milano. La presenza di donne in divisa, quindi, sembra piuttosto normale per i giovani di oggi, che dicono di “non farci neanche più caso”. Ma la situazione cambia se si considerano le opinioni dei meno giovani: per gli intervistati, infatti, sono loro a covare ancora tabù e pregiudizi. “Si pensa ancora alla donna come più debole rispetto all’uomo”, affermano alcune ragazze di Bologna, mentre alcuni studenti fanno notare che questi stereotipi “esistono, ma sono sono molto inferiori rispetto al passato”, e sono presenti soprattutto “nelle persone con la mente più chiusa”, “non tra noi giovani”, aggiungono due ragazzi di Roma. Per gli studenti e le studentesse, quindi, non ci sono dubbi: “una donna può diventare generale, e anche di più”. Per questa volta, genitori e nonni hanno qualcosa da imparare.

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24 Febbraio 2020
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