Violenza sulle donne, Giada Giunti imputata dopo la denuncia: il giudice si astiene

La donna, che aveva denunciato l'ex marito per aggressione, era stata a sua volta accusata dall'uomo di "simulazione del reato", capo d'imputazione poi trasformato in "calunnia"
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ROMA – Si e’ chiusa con l’astensione della giudice Simona Calegari la quarta udienza del procedimento penale per calunnia in corso al Tribunale penale di Roma a carico di Giada Giunti, la mamma a cui nel 2016 e’ stato strappato il piccolo G. perche’ considerata “simbiotica” e “alienante”.

La donna, che aveva denunciato l’ex marito, Enea Cioffi, per aggressione, era stata a sua volta accusata dall’uomo di “simulazione del reato”, capo d’imputazione poi trasformato in “calunnia”.

La giudice ha richiesto l’invio alla Procura della Repubblica degli atti riguardanti un “post diffamatorio dell’avvocato Carlo Priolo”, legale di Giada Giunti, “che nell’agosto 2019 ha scritto sul suo profilo Facebook aperto, con ben 11 condivisioni, che ‘in udienza davanti al giudice Calegari il Ciffi (per Cioffi, ndr) e l’avvocato Falvo (legale dell’uomo, ndr) mi hanno dato del pagliaccio. Calegari, loro amica, mi ha dato torto’. Mi sono sentita offesa- ha aggiunto la magistrata- non voglio proseguire oltre in questa attivita’ procedimentale e ho la necessita’ di astenermi. Mando gli atti al presidente e alla Procura della Repubblica per una denuncia per quanto riguarda il contenuto diffamatorio di questo e di quant’altro la Procura avra’ ragione di guardare nel profilo pubblico dell’avvocato”.

Il legale di Giada Giunti, dal canto suo, prendendo la parola ha risposto che “proprio davanti a lei alla precedente udienza l’avvocato del Cioffi, Falvo, mi aveva apostrofato con l’epiteto di ‘pagliaccio’- ha detto- Il giudice, invece di sanzionarlo, ha presentato un esposto all’Ordine degli avvocati di Roma nei miei confronti. Chi si dovrebbe ritenere offeso e’ il sottoscritto”. Questo uno degli elementi che ha portato Priolo, prima dell’ultima udienza, a presentare un’istanza di ricusazione della giudice, che pero’ e’ stata dichiarata inammissibile.

La storia ha inizio nel 2012, quando Giada Giunti presenta le prime denunce per maltrattamenti, stalking e minacce a carico dell’allora marito. Episodi culminati il 19 marzo 2013 “con una violenta aggressione- racconta all’agenzia Dire la donna a margine dell’udienza- avvenuta davanti alla scuola di mio figlio”.

In seguito all’episodio violento “mi sono recata alla vicina stazione dei carabinieri di Tomba di Nerone, che hanno fatto partire una denuncia integrativa al procedimento gia’ aperto a carico del mio ex con richiesta di divieto di avvicinamento. Il 27 luglio del 2017, pero’, la denuncia e’ stata archiviata dopo che il procedimento era stato spostato alla Procura di Tivoli per poi tornare a Roma”.

Subito dopo l’aggressione, pero’, “il mio ex marito nell’aprile del 2013- racconta ancora la donna- mi ha denunciato per simulazione di reato, capo di imputazione poi trasformato in calunnia dalla pm Gabriella Fazi”.

“Solo il 3 maggio del 2016 iniziano le indagini sulla denuncia per simulazione di reato- spiega alla Dire l’avvocato Priolo- e il procedimento e’ affidato al pm Fazi che il 15 novembre 2016 informa la mia assistita della richiesta di rinvio a giudizio per il reato di calunnia, che avviene il 13 marzo 2018. Il pm Fazi chiede per la donna il rinvio a giudizio nove mesi prima della fine delle indagini preliminari sull’episodio di aggressione del Cioffi. Quindi, prima ancora che terminassero le indagini sul reato commesso dall’ex marito, il pm aveva gia’ deciso che si trattasse di calunnia”.

“Trovo assurdo- commenta alla Dire Giunti al termine dell’udienza- che una donna vittima di violenza, con tanto di registrazioni, certificati del Pronto Soccorso e testimonianze, non solo non venga protetta e difesa da un uomo violento a cui sono state diagnosticati disturbi del pensiero – anche dalla Ctu nominata dal giudice minorile – ma dallo stesso pm del pool antiviolenza di genere venga imputata per calunnia senza prove”.

“Quando ho denunciato il mio ex per maltrattamenti- aggiunge- sono decaduta dalla responsabilita’ genitoriale. La storia e’ lunga nove anni, da tre non vivo con mio figlio e negli ultimi sette mesi non l’ho mai incontrato perche’ sono stata diagnosticata ‘simbiotica’. Esiste il reato di eccesso di affetto? La giudice si e’ detta offesa, il mio legale e’ stato definito pagliaccio in udienza, ma la sostanza e’ che da quattro anni mio figlio e’ stato allontanato da me contro la sua volonta’. È stato torturato, isolato e sradicato dall’ambiente dove ha vissuto i suoi primi nove anni. Chiedo che mio figlio ottenga giustizia”, conclude la donna.

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24 Gennaio 2020
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