‘Mig generation’, la banda del Black Post si racconta

Mercoledì a Roma presentazione del libro dei giornalisti migranti
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ROMA – Da oggetto dell’informazione a soggetti della comunicazione. Migranti e figli di migranti che sfidano pregiudizi e raccontano l’Italia che cambia. Lo fanno da giornalisti, perche’ a dire come stanno i fatti non siano sempre e solo altre voci. Sono Marcela, Sofonias, Soumalia, Douda e gli altri: le ragazze e i ragazzi del Black Post, quotidiano online che fa sta facendo parlare di se’ in Italia e forse ancora di piu’ nel mondo. La loro storia ora e’ un libro, edizioni L’incisiva, ‘Mig Generation, la banda del Black Post si racconta’.

“Appartengo a due culture” scrive Sofonias Kassahun Workie, classe ’92, nato e cresciuto in Etiopia, l’antica Abissinia, ormai romano di adozione. In Italia arriva con una borsa di studio e di questi tempi sta scegliendo se intraprendere una carriera in magistratura od optare per la diplomazia. Etiopico africano ma anche romano italiano, sa soprattutto una cosa: “La mia esigenza principale e’ demolire le etichette che la societa’ continua ad affibiarmi”.

Una traccia, questa, che lega la sua alle altre storie dei redattori e dei collaboratori del Black Post. Scrivono di migrazione ma anche e soprattutto di un’Italia plurale, che sta cambiando e che e’ indissolubilmente legata al mondo. Lo conferma la storia personale di Daouda Sare’, nato 37 anni fa in Costa d’Avorio e fuggito dal suo Paese ostaggio di guerra e violenze. È passato dalla Libia, ha attraversato il Mediterraneo e quando a Roma ha conosciuto la sua ragazza ha continuato a dirle per anni che lui il bagno in mare non se lo sarebbe mai piu’ fatto.

“Alla fine sono riuscito a superare anche questa paura” scrive: “Ora aspetto gia’ la prossima estate e questa volta faro’ anche un bel bagno”.

Di ostacoli da superare, indipendenza da riconquistare e nuovi impegni racconta anche Blanca Vanesa Guttierrez Cruz, un’altra penna della “banda”. Andata e ritorno e poi di nuova andata da Oaxaca, in Messico, a Bergamo, dove si e’ sentita a volte “estranea, straniera, extracomunitaria, clandestina, non italiana, non bionda, non di pelle bianca”. Nel libro Blanca parla di “forza rinnovata”. “Mi sono anche azzardata a scrivere al ‘Black Post, l’informazione nero su bianco’, quando ho visto che cercavano scrittori/scrittrici migranti che avessero voglia di condividere il loro sguardo diverso del proprio vissuto in Italia, Paese di origine, eccetera”.

Che quello della “banda” sia un impegno necessario lo hanno capito in tanti, soprattutto all’estero, come documentano gli articoli apparsi su testate internazionali come France24 o il Washington Post, passando dalla Columbia Journalism Review. Il libro sara’ presentato a Roma mercoledi’, nella sede dell’Associazione Enrico Berlinguer, in viale Opita Oppio, 24. La prefazione e’ del presidente del Parlamento Ue, David Sassoli.
Scrive di un’Europa che “vive profondi cambiamenti”, di “dignita’ umana” e “democrazia”. E cita il “bell’esempio di integrazione e solidarieta’ che ci danno con questo libro i ragazzi e le ragazze del Black Post”.

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24 Gennaio 2020
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