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Europee, lista unica a sinistra? La scelta di Potere al Popolo

ROMA - Occhi puntati su Potere al Popolo per capire se le forze alla sinistra del Partito
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ROMA – Occhi puntati su Potere al Popolo per capire se le forze alla sinistra del Partito Democratico costituiranno una lista unitaria in vista delle elezioni europee. Da oggi fino a sabato, infatti, PaP ha indetto delle consultazioni interne sulla propria piattaforma online per chiedere agli iscritti come presentarsi all’appuntamento elettorale.

Gli aderenti sono chiamati a rispondere ad un doppio quesito: Potere al Popolo deve presentarsi alle elezioni con il proprio simbolo o partecipare ad un’alleanza elettorale? Nel caso prevalesse l’opzione dell’alleanza, le scelte sono due: il Partito Comunista Italiano o Dema, la lista del sindaco di Napoli Luigi De Magistris?

E’ proprio il primo cittadino partenopeo, che nei giorni scorsi ha incontrato i portavoce nazionali di PaP Viola Carofalo e Giorgio Cremaschi, che sembra voler puntare forte sull’alleanza con la lista nata dai comitati del ‘No’ al referendum costituzionale del 2016 e oggi accreditata dai sondaggi al 2,5%.

Nell’iniziativa ‘Oltre le disuguaglianze‘ di inizio dicembre, infatti, De Magistris ha dichiarato di voler creare una lista unitaria di sinistra, “capace di aprire un’alternativa al finto dualismo tra europeisti liberali e populisti sovranisti”. Il sindaco di Napoli è però intenzionato ad evitare un cartello elettorale in stile Liberi e Uguali, da lui definito “l’alleanza degli sfigati”.

Nonostante l’appoggio di Sinistra Italiana e Rifondazione Comunista, infatti, De Magistris vuole unire in un’unica lista non una serie di sigle politiche ma delle realtà che fanno dell’attività sul territorio il loro punto distintivo.

In questo quadro, Potere al Popolo è un interlocutore privilegiato: la portavoce Viola Carofalo viene infatti dall”Ex Opg Occupato – Je So Pazz’, centro sociale napoletano cuore della nascita del progetto di PaP ed in ottimi rapporti con l’amministrazione partenopea.

La scelta, però, non spetta ai vertici ma al voto degli iscritti che, nel primo turno di consultazioni svolto ad inizio gennaio con il meccanismo della preferenza multipla, avevano già dato un’indicazione: l’opzione “Andare alle elezioni con il proprio simbolo e programma” era prima con il 55% dei voti, mentre l’opzione “Verificare se sui contenuti sono possibili convergenze con altre forze sociali e politiche” aveva ricevuto solo il 48% dei consensi.

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