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Tregua già finita, Renzi torna all’attacco e Conte rilancia palla ai partiti

L'editoriale del direttore Nico Perrone
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ROMA – È durata meno di 24 ore la tregua tra l’ital vivo Matteo Renzi e il premier Giuseppe Conte. Eppure ieri, dopo le due ore di faccia a faccia con la delegazione a Palazzo Chigi, il clima era sembrato più sereno. Ma oggi Matteo Renzi ha ritirato fuori l’artiglieria: “Conte deve decidere cosa fare per il futuro… Ci arrivano 209 miliardi e non possiamo buttarli via”.

Italia Viva fa finta di volere la crisi, le ministre Bonetti e Bellanova sono ancora pronte a dimettersi? Questa possibilità “è ancora sul tavolo”, dice Renzi, che rilancia: “Noi abbiamo posto un problema di metodo e di merito. Sul metodo ci hanno dato ragione, un passo avanti. Sul merito dipende se siamo d’accordo o no”. E qui nascono i problemi, perché Renzi vuole i 36 miliardi del Mes per la nostra sanità e che il premier molli la delega sui servizi segreti.

Quanto al rischio di andare al voto anticipato, ‘minaccia’ ventilata dal capodelegazione del Pd, Dario Franceschini, Renzi ha risposto ridendo: “Franceschini non è il presidente della Repubblica, è il ministro della Cultura e del Turismo si occupasse dei teatri chiusi e degli alberghi… È chiaro che Franceschini sta bluffando come si fa a poker…. ma finché c’è la democrazia parlamentare in Parlamento si fanno e disfano governi”. Insomma, nel caso si metterà a trovare una nuova maggioranza e, soprattutto, un altro premier.

Da parte sua, il presidente del Consiglio stasera interverrà a Porta a Porta e dal salotto di Bruno Vespa risponderà punto per punto. Da quanto si è appreso sul tema centrale della delega sui servizi segreti sarà guerra dura, Conte non molla niente: “Non vorrei ci fosse qualche equivoco, perche’ sembrerebbe che il premier si e’ appropriato di questi poteri. La legge- ha spiegato Conte- sui servizi segreti attribuisce al presidente del consiglio la responsabilita’ politica, giuridica e anche operativa per quanto riguarda l’intelligence. Io anche avvalendomi di una mera facolta’ di nominare l’autorita’ delegata non posso sottrarmi alle responsabilita’. Il mio predecessore non aveva nominato un’autorita’ delegata”.

Il presidente del Consiglio e’ ancora piu’ preciso: “Leggo che varie forze politiche vorrebbero avere l’autorita’ delegata. Ma avverto che in passato l’autorita’ delegata era dello stesso partito del presidente, era una persona di fiducia del presidente. Se vogliamo costituire per la prima volta – e sarebbe un’anomalia in Italia – una struttura bicefala dove c’e’ una forza politiche che prende l’autorita’ delegata, e c’e’ il presidente del Consiglio, sarebbe una grave compromissione per quanto riguarda l’operativita’ dell’intero comparto“.

Renzi, ma anche il Pd che su questo tema insiste molto, non saranno felici. Per quanto riguarda poi la tenuta del Governo,il premier è stato abbastanza netto, rilanciando la palla ai partiti di maggioranza: “Non dico che la crisi non c’e’ stata ma che non e’ mai stata nelle mie mani. Ho sempre detto che si va avanti ma solo se c’e’ una fiducia collettiva da parte di ciascuna forza della maggioranza. Sono qui per lavorare per l’interesse del Paese, e’ l’unico mio obiettivo. Pero’ dico che qualsiasi altra proposta che non vada nell’interesse del Paese non mi interessa. Se le forze politiche mi chiedono di fare un rinnovamento della squadra se ne parla, ma nell’incontro di qualche giorno fa tutti quanti mi hanno ribadito che non c’e’ questa necessita’”. E chi dentro i partiti già si stava preparando per entrare nella squadra di Governo ora dovrà inventarsi qualcosa per riaprire la porta.

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