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“Vino e spiriti italiani in buona salute”, ma preoccupano costi e pandemia

Micaela Pallini, presidente Federvini, lancia l'allarme: "Pesano il rischio di nuove chiusure e i costi di materie prime, energia e logistica. Serve sostegno"
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ROMA – Il settore del vino e degli spiriti italiano è in “buona salute” e c’è una ripresa delle vendite sul mercato domestico e su quello internazionale ma “sarebbe sbagliato concludere che tutto va bene”. Infatti vino e spiriti italiani devono affrontare diverse criticità: la recrudescenza della pandemia che fa temere nuove chiusure, l’impennata dei costi dell’energia, delle materie prime e in particolare della logistica, gli attacchi al made in Italy e alla reputazione dei prodotti. Questo l’allarme che lancia Micaela Pallini, presidente Federvini, in una conferenza stampa nella quale viene presentato l’Osservatorio economico dell’associazione, in partnership con Nomisma e Trade Lab.

Una serie di problematiche “per le quali ci aspettiamo supporti concreti dalle nostre istituzioni: nella semplificazione amministrativa, nella promozione sui mercati internazionali e nella tutela delle nostre indicazioni geografiche che sono un grande patrimonio di tutto il Paese”, auspica la presidente Federvini. “I dati mostrano che i nostri comparti godono di buona salute- spiega Pallini- tuttavia sarebbe sbagliato concludere che tutto va bene. Purtroppo assistiamo ad una recrudescenza della pandemia che assieme alle tensioni inflazionistiche sulle materie prime e gli aumenti sui costi di trasporto mettono in serio pericolo la crescita delle nostre aziende nel 2022″.

In particolare nel settore della logistica si assiste a incrementi di costo estremamente elevati. “Il costo di un container dall’Italia agli Stati uniti, che sono il nostro mercato più importante, è passato da 2.500 dollari a 4.000 dollari, un +400%”, segnala la presidente Federvini, “e si sono allungati anche i tempi di attesa, da 2 settimane a 10 settimane”. Si tratta di “aumenti inspiegabili” che fanno avvertire l’esigenza di “evitare posizioni dominanti nel settore logistico”. A ciò si aggiungono “gli attacchi al Made in Italy attraverso l’introduzione di dazi o barriere normative e inaccettabili aggressioni alle nostre denominazioni”, denuncia Pallini, oltre a “attacchi alla reputazione dei nostri prodotti”. Si va dai casi come “l’attacco alla denominazione” portato dal caso del famigerato Prosek che vede protagonista la Croazia al più recente, “la lettera con cui ieri la Slovenia ha chiesto di registrare la denominazione con i termini ‘aceto’ più ‘balsamico’”, segnala la presidente di Federvini. Inoltre, c’è l’attacco “alla reputazione, con un approccio demonizzante e proibizionistico al consumo di bevande alcoliche senza distinguere tra consumo corretto e abuso”, denuncia Pallini, “un attacco su più fronti, dall’Oms e dall’Ue”. 

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