Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Cucchi, la mamma di Stefano: “Prima dell’arresto stava benissimo, da morto non lo riconobbi”

stefano cucchi
"La sua anoressia e il fatto che fosse sieropositivo sono tutte cose inventate e inaccettabili"
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Fino al momento del suo arresto, il 15 ottobre del 2009, Stefano Cucchi “stava benissimo. Si alzava la mattina e andava a correre, passava in chiesa a pregare, dalla mattina alla sera lavorava e poi andava in palestra a fare pugilato”. Rita Calore, la madre del giovane geometra romano, ha ripercorso gli ultimi giorni di vita del figlio (morto il 22 ottobre del 2009 in seguito alle percosse subite da due carabinieri) con la sua testimonianza resa durante un’udienza del processo sui depistaggi legati alla morte di Cucchi.

“Noi avevamo una casa su due piani, l’avevamo costruita per Ilaria e Stefano che pero’ aveva deciso di andare a vivere da solo e stava mettendo a posto la sua casa. Era contento. Veniva a pranzo da noi, a volte a cena perche’ portava le pratiche al padre. Era riuscito a prendere una cagnolina che tanto desiderava ed era molto felice- ha raccontato- Aveva avuto dei problemi con la droga e per 4 anni era stato in comunita’, ma ne era uscito. Lavorava col padre e stava benissimo”.

Da piccolo “aveva sofferto di epilessia ma da molto tempo non ne soffriva piu’, era stato in cura da un professore. Mangiava, non era anoressico. Lui faceva pugilato e doveva rispettare un certo peso. Era goloso. La sua anoressia e il fatto che fosse sieropositivo sono tutte cose inventate e inaccettabili“.

Come anche il racconto secondo il quale la madre, davanti ai carabinieri durante la perquisizione, avrebbe detto che non voleva piu’ saperne di lui: “In tutta la mia vita, specie quando Stefano stava male, mai mi sono rivolta a mio figlio con una parola fuori posto- ha sottolineato- Quando mio figlio e’ entrato in comunita’ noi abbiamo fatto la comunita’ con lui, tutte le settimane andavamo agli incontri con operatori e psicologi. Mai mi sono permessa di dire a Stefano ‘Non ne voglio piu’ sapere di te’“.

Anche la sera del suo arresto, Stefano Cucchi era andato a cena dai genitori: “Ha mangiato tranquillo, abbiamo riso, scherzato. Ricordo che alla fine della cena, mentre stavo sparecchiando, lui era di fronte a me e di disse ‘eh mamma ora dormi tranquilla perche’ mi vedi bene”. Sono state le sue ultime parole- ha detto la mamma piangendo- Poi e’ uscito perche’ aveva un appuntamento con un amico. Verso l’1 Stefano citofono’ a casa e mi disse ‘mamma apri’, quando ho aperto ho visto Stefano assieme a tre ragazzi, perche’ erano in borghese. Li’ per li’ ho pensato fossero amici. Sono entrati chiedendo ‘Signora dov’e’ la stanza di Stefano?’ e dietro di loro c’erano due carabinieri in divisa col cane. Uno dei ragazzi in borghese mi disse ‘Signora siamo carabinieri, dobbiamo fare una perquisizione’. Stefano, che non era spaventato, mi disse ‘mamma non ti agitare non e’ niente di grave'”.

Stefano Cucchi era rimasto seduto sul divano durante la perquisizione: “I tre in borghese sono venuti con me in cucina e mi dissero ‘Signora non si preoccupi, non e’ nulla di grave, suo figlio e’ stato trovato con hashish e cocaina’. io risposi ‘Mio figlio non fa uso di queste cose’, loro replicarono ‘La quantita’ e’ talmente minima che non succedera’ nulla di grave‘- ha proseguito la mamma di Cucchi nel suo racconto- Non trovavano nulla, mio marito gli disse ‘guardate dove volete’ e loro risposero ‘No, per cosi’ poco non vale la pena’. Hanno ammanettato Stefano in camera e lo hanno portato via. A quel punto chiedemmo ‘Telefoniamo al nostro avvocato?’, loro mi risposero ‘signora non si preoccupi, lo ha gia’ nominato. Stia tranquilla che domani Stefano torna a casa’“.

Ma nel giorno dell’udienza di convalida dell’arresto l’avvocato nominato da Stefano Cucchi non c’era. “Mio marito, che era andato all’udienza, mi disse che Stefano era stato trattenuto e mi racconto’ che lo aveva visto col volto gonfio e livido. Lo ha visto male e da quel giorno e’ iniziato il nostro calvario. Mi disse anche che Stefano cercava il suo avvocato, che non c’era e si era arrabbiato, che disse ‘Ma come, ieri vi avevo detto di chiamare il mio avvocato e non lo avete chiamato?’. Loro si misero a ridere e gli diedero un avvocato d’ufficio“.

I genitori di Stefano Cucchi cercarono piu’ volte di consegnare in carcere (a Regina Coeli) al figlio un borsone con i vestiti ma non ci riuscirono mai. Nemmeno dopo, quando venne ricoverato d’urgenza al Pertini, dove non ebbero mai modo di parlare con i medici.

Il lunedi’ antecedente la morte del giovane geometra “io e mio marito eravamo fuori il Pertini per parlare ancora una volta con i medici. Dopo due minuti arrivo’ una donna in divisa, ci restitui’ i documenti, era agitatissima, e ci disse ‘Non potete parlare con i medici, non hanno il permesso, tornate domani e forse domani sara’ arrivato’. Riuscii a lasciarle due cambi e quei cambi, quando Stefano e’ morto, mi sono furono restituiti come li avevo lasciati”.

Il 22 ottobre del 2009 moriva Stefano Cucchi: “Quando entrammo all’istituto di medicina legale non volevano farcelo vedere. Puntammo i piedi e dicemmo che non c’e’ ne saremmo andati. Ci dissero che serviva il permesso dal magistrato, arrivo’ in 20 minuti. Stefano era dentro una teca di vetro e tutti intorno una marea di poliziotti. Per una frazione di secondo, io che l’ho partorito non l’ho riconosciuto. Era uno scheletro, non era Stefano. Ricordo un poliziotto che girava intorno la teca e scuoteva la testa come a dire ‘Non e’ possibile’. Davanti a quel corpo abbiamo giurato che la giustizia sarebbe uscita fuori e lo avremmo fatto per lui”.

Subito alla famiglia Cucchi “venne in mente la vicenda di Federico Aldrovandi, perche’ l’avevano seguita tanto e per questo mia figlia cerco’ il numero dell’avvocato Anselmo”. Anche la mamma di Stefano Cucchi decise di rendere pubbliche le foto del cadavere del figlio perche’ “se avessimo raccontato come avevamo visto, nessuno ci avrebbe creduto. Io all’inizio non volevo pubblicarle, perche’ pensavo che forse lui non avrebbe voluto farsi vedere vedere ridotto cosi’. Poi ho capito che se non lo avessimo fatto nessuno ci avrebbe creduto. Anche perche’ leggevo le cattiverie piu’ nere, che se era morto la colpa era nostra e che lo avevamo cacciato da casa”.

I genitori di Cucchi all’istituto di medicina legale avevano potuto vedere solo il volto del figlio: “Piu’ avanti abbiamo visto anche le fratture sulla schiena”. E quando ai medici del Pertini chiesero come mai non si fossero accorti di nulla, si sentirono rispondere: “Del resto stava sempre con lenzuolo tirato su”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»