Tg Sanità, edizione del 23 novembre 2020

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https://www.youtube.com/watch?v=_l2RxbXVV6c&feature=youtu.be

COVID. SPERANZA: SEGNALI IN CONTROTENDENZA NON SUFFICIENTI, RESISTERE

“I primi segnali in controtendenza, dopo le settimane di crescita vertiginosa del contagio, si vedono, ma non sono ancora del tutto sufficienti”. Così il ministro della Salute, Roberto Speranza, intervenendo al Congresso nazionale dei farmacisti italiani. “La pressione sui sevizi sanitari è fortissima- ha fatto sapere- l’Rt sta calando ma dovrà ancora scendere strutturalmente sotto l’1”. Sola allora, secondo il ministro, vedremo risultati “più significativi”. Dunque dovremo “ancora resistere per una fase significativa” e “guai ad interpretare questi primi segnali come ad un ‘liberi tutti’”, ha concluso Speranza.

COVID. BRUSAFERRO (ISS): CURVA INIZIA AD APPIATTIRSI, MA NON CANTIAMO VITTORIA

“Negli ultimi giorni il numero dei casi comincia ad appiattirsi e questo indica il rallentamento dell’incidenza”. Lo ha detto il presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, alla conferenza stampa al ministero della Salute sull’analisi dei dati del monitoraggio regionale della Cabina di regia. “L’epidemia si mantiene a livelli critici- ha proseguito Brusaferro- si riduce l’Rt rispetto alla settimana precedente, però non dobbiamo ‘cantar vittoria’, perché l’Rt è sopra 1 e questo significa che i casi continuano a crescere anche se più lentamente. Inoltre l’incidenza mette in crisi l’assistenza”.

EPATITE C. AL VIA SCREENING GRATUITO NAZIONALE, SPERANZA FIRMA DECRETO

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato lo schema di decreto, che sarà ora inviato alla Conferenza per le Regioni, per lo screening gratuito nazionale per il virus dell’epatite C. “È un passo avanti- ha commentato il ministro- perché permette di rilevare le infezioni da virus dell’epatite C non ancora diagnosticate e migliorare così la diagnosi precoce”. La ricerca scientifica sull’HCV, secondo Speranza, deve quindi continuare “per garantire una maggiore assistenza ai pazienti affetti da epatite C. Lavoriamo insieme- ha quindi concluso- perché il Servizio sanitario nazionale sia sempre più vicino ai cittadini”.

EPATITE C. REGIONE LOMBARDIA: CON TEST RAPIDI PAZIENTI ‘CATTURATI‘ CON FACILITÀ

“Tra i principali contributi del progetto Hand c’è quello di fornire test rapidi salivari, che facilitano e rendono più snella l’attività di screening su pazienti che, altrimenti, sarebbero difficili da ‘catturare’ per il prelievo”. Così il dottor Marco Riglietta, coordinatore della UOC Dipendenze della Regione Lombardia, commentando HAND, il primo progetto pilota di networking a livello nazionale patrocinato da quattro società scientifiche (SIMIT, FeDerSerD, SIPaD e SITD), che coinvolge i Servizi per le Dipendenze e i relativi Centri di cura per l’HCV. A concordare con Riglietta anche la dottoressa Natalia Maria Luisa Terreni, dirigente della UOC di Gastroenterologia all’ospedale Valduce di Como, secondo cui il progetto HAND, grazie alla possibilità offerta ai Servizi per le dipendenze di fare i test rapidi, ha permesso di scoprire “una serie di persone positive all’HCV che altrimenti non avremmo diagnosticato e quindi trattato. Attraverso questa collaborazione- ha detto- è stato inoltre possibile consentire al paziente un rapido accesso in ospedale”.

EPATITE C. NEI PROSSIMI 10 ANNI STIMATI 70MILA MORTI PER PATOLOGIE CORRELATE

Intanto la sospensione “forzata della strategia di diagnosi e trattamento su larga scala dell’epatite C”, dovuta alla contingenza della pandemia in atto, è un “problema enorme, che non tarderà a fare sentire i suoi effetti: si è infatti recentemente stimato che nei prossimi 10 anni ci saranno circa 70mila morti per patologie correlate all’HCV”. A farlo sapere è il dottor Pietro Pozzoni, dirigente medico della UO di Medicina Generale dell’Azienda socio-sanitaria territoriale (ASST) di Lecco, sempre nell’ambito di HAND. A parlare dei punti di forza del progetto è invece il dottor Franco Riboldi, direttore della UOC Rete Dipendenze dell’ASST di Lecco: “HAND ha migliorato l’integrazione tra i servizi territoriali e quelli ospedalieri, ma anche l’adesione di molti pazienti ai trattamenti per la tossicodipendenza- ha commentato- grazie ad una proposta convincente e soprattutto a terapie risolutive per la patologia dell’Hcv”.

TUMORI. MARCHETTI (FMP): CON ‘ROME TRIAL’ TERAPIE CUCITE ADDOSSO A PAZIENTI

Terapie sempre più personalizzate, grazie anche all’utilizzo di nuovissimi farmaci a bersaglio molecolare, che offrono un’altra opportunità di cura a quei pazienti oncologici che non hanno avuto risultati dalle terapie tradizionali a cui si sono sottoposti. È partito dall’Italia un maxi-studio che sta coinvolgendo 1.230 pazienti affetti da qualsiasi tipo di neoplasia (al momento ne sono stati già arruolati 8) e 43 centri oncologici italiani: si chiama ‘Rome Trial’ ed è promosso da Istituto superiore di Sanità, Università Sapienza di Roma e Fondazione per la Medicina Personalizzata (FMP). La sperimentazione, intanto, è considerata “unica al mondo”. A spiegare le ragioni di questo all’agenzia Dire è stato il professor Paolo Marchetti, ordinario di Oncologia Medica alla Sapienza e responsabile di Oncologia B al Policlinico Umberto I, oltre che presidente della FMP. “In genere gli studi vengono effettuati su un determinato tipo di tumore o con un determinato tipo di farmaco utilizzabile in diversi tumori- ha spiegato- In questo caso abbiamo invece l’unicità rappresentata dall’impiego in tutte le neoplasie con tutti i bersagli possibili, dai farmaci a bersaglio molecolare alla immunoterapia”.

COVID. SI FA RICOVERARE CON ZIO DOWN: NON VOLEVO LASCIARLO SOLO

“Non volevo lasciarlo da solo”. Matteo Merolla, un ragazzo romano di 29 anni, positivo ma asintomatico, ha scelto di farsi ricoverare al Celio insieme allo zio 50enne, affetto da sindrome di down, che era arrivato in condizioni molto serie al Policlinico militare per un’infezione da Covid-19. A raccontare la vicenda all’agenzia Dire è stato lo stesso Matteo, agente immobiliare, nato e cresciuto nel quartiere di Montesacro: “Mio zio, Paolo, è stato ricoverato d’urgenza al Celio. Gli è stata riscontrata una grave polmonite, aveva febbre, tosse forte, giramenti di testa costanti, debolezza e malessere generale. Era molto spaventato. Quando era molto piccolo, poi, gli è stata asportata una grossa porzione di un polmone, per cui è stato ‘aggredito’ dal Covid in maniera piuttosto aggressiva. È affetto da sindrome di down e non è autosufficiente, c’era bisogno che qualcuno si prendesse cura di lui. Ho pensato subito che farmi ricoverare con lui fosse un dovere”, ha raccontato Matteo.

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