MADAGASCAR DAL MADAGASCAR A REGGIO EMILIA, LA CURA CHE UNISCE
Due operatori sanitari dal Madagascar in formazione a Reggio Emilia. Il dottor Charel’son Razanavah, direttore dell’ospedale di Ampasimanjeva, e l’infermiere Yves Mahitsy, hanno appena trascorso tre settimane all’Arcispedale Santa Maria nuova. Così hanno potuto rafforzare competenze cliniche e assistenziali, vitali per il loro ospedale, che conta cento posti letto e ha anche un reparto dedicato ai malati di tubercolosi. “Ci sono stati davvero molti miglioramenti e questo è davvero meraviglioso” sottolinea il dottor Charel’son. “Immaginate un po’ se si potesse fare la stessa cosa per tutto il personale e per tutti i giovani e gli operatori sanitari in Madagascar: sarebbe straordinario”. Don Marco Ferrari è il direttore del Centro missionario di Reggio Emilia: “L’ospedale di Ampasimanjeva, nel sud-est del Madagascar, è sostenuto da oltre 60 anni dalla diocesi di Reggio Emilia. In questi ultimi anni il progetto, ‘Ero malato’, ci ha permesso di avanzare in alcune strutture e soprattutto in un bel cammino di formazione”. Il dottor Charel’son e Yves collaborano con l’ong Volontari nel mondo Rtm e sono stati all’Arcispedale Santa Maria nuova grazie al sostegno dell’8xmille alla Chiesa cattolica: una scelta che risponde a bisogni reali, anche di cura in Madagascar, un Paese che sta vivendo una fase delicata su un piano sociale e anche politico, con le manifestazioni dei giovani in piazza, l’intervento dei militari e la fuga dell’ormai ex presidente Andry Rajoelina.
COOPERAZIONE. ‘FATTORE Z’ DECISIVO ANCHE PER L’AIUTO UMANITARIO
In 141 Paesi del mondo sta emergendo un coinvolgimento crescente dei ragazzi in attività civiche, politiche, di valore sociale: il dato è contenuto nello studio Global Youth Participation Index 2025. Il tema è stato affrontato anche durante il Congresso umanitario, un incontro internazionale che si è tenuto all’Ara Pacis, a Roma. Tra i partecipanti Maria Groenewald, direttrice dell’alleanza europea Voice, acronimo per Organizzazioni volontarie per la cooperazione nelle emergenze. “Credo sia importante coinvolgere i giovani con l’educazione e la sensibilizzazione, incoraggiando le loro iniziative di volontariato” evidenzia Groenewald. “Vediamo che c’è molta voglia di solidarietà, che in molti Paesi in tanti manifestano in piazza, di recente anche in Spagna e in Italia: questo dà la speranza in un mondo dove le persone si prendono cura le une delle altre”.
SOCIALE. ‘CHE ITALIA’, È ORA DI RACCONTARE IL PAESE REALE
Chi sono gli italiani veri? Si parte da questa domanda nella campagna di riflessione e sensibilizzazione ‘Che Italia’, promossa da una rete di associazioni che va da Cisv ad Acra, da Generazione Ponte a Soomaaliya, da Viaggi solidali e Migrantour. La speranza e anche l’impegno è l’emergere di un sentimento di appartenenza che rifletta la complessità e la pluralità culturale che caratterizzano il nostro Paese. La campagna è diventata anche un video. Il suo messaggio è che l’identità è un tessuto vivo e in continua evoluzione. “Perché noi siamo italiane e italiani”, si sottolinea nel video, “con la nostra personalità, il nostro percorso alle spalle, la nostra unicità e soprattutto la stessa voglia di stare insieme”.
SUDAN. L’APPELLO DEI PADRI COMBONIANI: TREGUA UMANITARIA SUBITO
Almeno due bambine sono morte di stenti mentre, insieme alle loro madri, cercavano di raggiungere la località di Tawila per sottrarsi all’assedio imposto da gruppi paramilitari alla città di El Fasher, nella regione del Darfur, in Sudan. A rivolgere un appello, dalla parte delle vittime, dopo oltre due anni di guerra, sono ora i missionari comboniani, storicamente legati al Sudan. Il provinciale, padre Diego Delle Carbonare: “Chiediamo a tutte le organizzazioni politiche e civili che possono intervenire di impegnarsi e di far sì che si possa tornare a parlare di Sudan: purtroppo questa guerra è dimenticata dai media e dalla comunità internazionale”. Il missionario aggiunge: “Chiediamo al governo italiano di impegnarsi per una tregua umanitaria e per l’apertura di corridoi che permettano di portare assistenza, soprattutto ai civili”.




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