Nigeria, l’attivista Omoh: “Traditi dai politici, non lasciamo le piazze”

Omoh dice che "l'unica risposta che le istituzioni hanno saputo dare e' la loro brutalita'".
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ROMA – “In Nigeria la gente continuera’ a protestare finche’ non vedra’ un cambiamento concreto. Alle marce pacifiche, con cui i giovani rivendicavano richieste legittime, le istituzioni hanno risposto con la repressione sparando sui manifestanti e negando l’evidenza. La frustrazione sta crescendo. Questa classe politica ha mostrato tutta la sua inadeguatezza. Questo sistema di corruzione deve finire”. Foster Omoh e’ un filmmaker di Lagos, che per lavoro si sposta di continuo attraverso la Nigeria e sottolinea di conoscere la “sofferenza della gente”.

L’agenzia Dire lo contatta all’indomani del discorso che nella serata di ieri il presidente Muhammadu Buhari ha rivolto alla nazione per invocare la calma. Omoh tiene a precisare: “Non si e’ trattato di un discorso in diretta bensi’ di un testo scritto da qualcun altro, che Buhari ha letto e registrato. Stiamo ancora aspettando che parli ai suoi connazionali”.

Omoh ricorda che la situazione economica in Nigeria era gia’ complicata prima della pandemia di Covid-19. “Il nuovo virus – dice – ha finito per farci sprofondare: moltissime famiglie non riescono a dare da mangiare ai loro figli o mandarli a scuola perche’ migliaia di posti di lavoro sono andati in fumo. Un giovane laureato non ha la garanzia di un impiego. E il governo cos’ha fatto? Ha imposto lockdown e restrizioni, ‘mangiando’ i soldi destinati a sostenere le famiglie. E’ normale che da settimane la gente sia in strada a protestare”.

Nei cortei echeggiano gli appelli alle dimissioni del capo dello Stato e del suo esecutivo. Il filmmaker, pero’, osserva: “Fintanto che questa classe politica non si ritira e non abbiamo garanzie di elezioni giuste e partecipate, con cui la gente ritrovi fiducia, andare a nuove elezioni non servira’ a nulla“.

Per ora, secondo l’attivista, la sola cosa certa “e’ che il movimento di protesta si sta ingrandendo e andra’ avanti“. Col rischio di nuovi scontri con le forze di sicurezza. Omoh dice che “l’unica risposta che le istituzioni hanno saputo dare e’ la loro brutalita’”.

L’attivista continua: “Anche lo scioglimento della Sars (l’unita’ speciale anti-rapine, accusata di soprusi e motivo scatenante delle marce, ndr) e’ stata una presa in giro: nei cortei pacifici si sono infiltrati agenti di polizia e militari, che hanno provocato i dimostranti e aperto il fuoco”. Rispetto al bilancio delle vittime, poi, “non si riesce a sapere nulla di certo perche’ tengono nascoste le notizie”.

E crescono i timori per la sicurezza. In questi giorni si sono verificati roghi, saccheggi e atti di vandalismo da parte di gruppi di violenti. “Anche questi erano episodi prevedibili – denuncia l’attivista – perche’ se un giovane che manifesta pacificamente vede la polizia aprire il fuoco contro i suoi amici e’ possibile che reagisca usando la violenza“.

Insieme con altri attivisti, Omoh interverra’ questa sera alle 19, ora italiana, al webinar ‘Cosa accade in Nigeria?’, trasmesso sulla pagina Facebook dell’associazione Pensare migrante.

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23 Ottobre 2020
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