Tutti in Umbria, la politica nazionale si trasferisce

L'editoriale di Nico Perrone per Direoggi
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Ordine di scuderia, tutti in Umbria. La piccola regione italiana, dove si vota la prossima domenica per eleggere il nuovo presidente, è diventata una vera e propria centrale di alta tensione politica. Il leader della Lega, Matteo Salvini, scherzano gli avversari, da mesi ormai «è domiciliato lì, e ha fatto campagna elettorale in ogni borgo». Il centrosinistra, con un candidato nato dall’alleanza col M5S, cerca il miracolo nella terra dei Santi, che gli elettori umbri capiscano che alla fine non conviene avere un governo regionale leghista che verrebbe quotidianamente contrastato dal Governo nazionale di centrosinistra. Ma dalle parti del Carroccio se ne infischiano e già festeggiano la vittoria. Secondo loro c’è già un distacco non colmabile. Sarà, ma il fatto che tutti i leader del centrodestra vadano lì è segno, forse, che è meglio marcare gli elettori fino alla fine. Il M5S, lì in Umbria, si gioca l’osso del collo. Che percentuale avrà il Movimento? Che gradimento la scelta politica di allearsi col Pd? Il Capo politico, Luigi Di Maio, è al centro del mirino. Il Movimento ribolle, c’è una maretta crescente, testimoniata dal fatto che dopo tante discussioni (e tante liti) ancora non si è riusciti ad eleggere il nuovo presidente dei deputati ‘grillini’. Perché potrebbe vincere un anti Di Maio e questo confermare, in modo evidente, che il Capo politico non controlla più tutti i suoi in Parlamento. Partita delicata che, non tanto indirettamente, investe anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Ogni volta che escono fuori sondaggi sul suo gradimento attorno a Di Maio saltano i nervi. La possibilità che il premier diventi il nuovo referente politico fa scattare subito la reazione. Questo pomeriggio Conte è al Copasir, il comitato di controllo sull’attività dei servizi. Dovrà chiarire come mai ha autorizzato, violando il protocollo, il faccia a faccia tra i direttori dei nostri servizi col ministro della Giustizia americano mandato dal presidente Trump. Passaggio delicato non privo di rischi. E mentre le cronache parlano di Renzi già in moto per sostituire Conte, dal Pd lo avvertono: se cade Conte si va a votare con questa legge elettorale. E addio Italia Viva di Renzi.

DIREOGGI | LEGGI L’EDIZIONE DEL 23 OTTOBRE 2019

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