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Innovazione sociale contro la violenza: ecco le tech di ‘Libere’

10 tecnologie selezionate da Fondazione Brodolini in mostra a Milano e Modena
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ROMA – Adotta una lavoratrice, App elles-resonantes, Bright sky-Hestia, Chayn Italia, e24woman, Kaitiaki, Mamachat, My Tutela, Stop stalking-Telefono Donna, WHer. Sono le dieci tecnologie selezionate dalla fondazione Giacomo Brodolini – otto italiane, una francese e una inglese – per ‘Libere‘, il progetto finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità nell’ambito della promozione di azioni di comunicazione per la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne, che, a circa un anno dal suo inizio, si concluderà con le due giorni di Milano, il 5 e 6 novembre al Milan Luiss Hub for makers and students (Mhuma), e Modena, il 7 e 8 novembre al Laboratorio Aperto Modena(ex Centrale AEM).

“Nei due eventi- spiega alla Dire Barbara Kenny, manager della fondazione Brodolini- da una parte, metteremo in mostra questi dieci progetti per farli conoscere a studenti, educatori e amministratori locali, dall’altra metteremo a disposizione dei laboratori dedicati: agli adolescenti – in particolare a circa 120 studenti – sui processi di innovazione sociale per il contrasto alla violenza di genere; a insegnanti, genitori e operatori sociali, sull’educazione all’uso consapevole dei social media, per mettere in guardia dai pericoli delle piattaforme digitali; agli amministratori locali su come proprio l’innovazione può diventare un modello per affrontare i problemi sociali”.

E innovazione sociale è il concetto chiave alla base di ‘Libere’, che ha scelto la strada della tecnologia “per arrivare a sensibilizzare gli adolescenti“, ma anche “per innovare le prassi di prevenzione e contrasto alla violenza di genere”, attraverso dieci “progetti di frontiera“- li definisce Kenny- selezionati, da una giuria di dieci esperte interne alla fondazione ed esterne, tra i 25 che avevano risposto alla Call for Solutions internazionale lanciata dalla fondazione Brodolini su diverse piattaforme nella prima fase del progetto. “C’è My Tutela, l’app antistalking che salva in automatico messaggi e telefonate utili in caso di denuncia- spiega- o Kaitiaki, dedicata ai genitori che possono monitorare l’uso che i propri figli fanno del cellulare”.

Ma anche “Chayn, una piattaforma di informazioni sulla violenza contro le donne“, e ancora, “Adotta una lavoratrice, il progetto vincitore, altra piattaforma digitale dedicata però al tutoring e alla formazione di donne in uscita dalla violenza che devono ricollocarsi sul mercato del lavoro”. Premiata “perché interviene in un ambito in cui c’è una forte necessità di intervento e pochi strumenti dedicati”, specifica la manager della fondazione Brodolini, che mira agli effetti a lungo termine di ‘Libere’: “Quello che resterà è la rete che speriamo si crei tra startup e associazioni. I centri per l’innovazione rimarranno sul territorio e ‘Libere’ sarà un volano per affrontare temi che non rientrano in quelli affrontati di solito”.

OBIETTIVO STRADE SICURE: ECCO WHER, NAVIGATORE PER 35MILA

“Le strade sicure le fanno le donne che le attraversano”, recita uno degli slogan più scanditi dalle femministe di Non Una Di Meno. Un non più slogan da quando una community di 35mila donne ha deciso di fare sul serio e mapparle queste strade sicure, permettendo alle proprie “sorelle” di camminare tranquille. Si chiama WHer l’applicazione delle “mappe fatte dalle donne per le donne”, tra le dieci tecnologie selezionate dalla fondazione Giacomo Brodolini per il progetto ‘Libere’ e nata nel giugno del 2018 da un’idea di Eleonora Gargiulo, psicologa 34enne napoletana di casa a Torino, che col suo socio Andrea Valenzano e un budget di 40mila euro ha costruito una community di ‘warriors’. “Piccole guerriere del quotidiano”, le definisce Eleonora, al servizio “di una causa sociale” grazie a un team di trentenni quasi tutto al femminile con il pallino di creare un navigatore tipo ‘Waze’, basato sul ‘crowdmapping’, con una raccolta dati collettiva sulle strade giudicate sicure dalle donne.

Torino, Milano, Catania le città già mappate, Roma, Venezia, Napoli, Padova, Verona, Ferrara e Genova tra le 19 italiane dove WHer sta arrivando. Ma anche Barcellona, Londra, Berlino e Madrid. Perché WHer, con i suoi 35mila download in 16 mesi e un round di investimento di 450mila euro, punta a conquistare alla causa della sicurezza femminile anche le città del mondo. “Sono le iscritte alla piattaforma a recensire le strade- spiega alla Dire Eleonora- Chiediamo loro di esprimersi su illuminazione e affollamento e, magari, di lasciare un commento. Ovviamente, i luoghi percepiti come sicuri si modificano nel corso della giornata in base alle fasce orarie. Noi ne abbiamo scelte tre: diurna, dalle 8 alle 20; serale, dalle 20 alle 24; e notturna, dalle 24 alle 8. Mettiamo insieme i dati delle utenti e facciamo una media.

COME FUNZIONA WHER

Alle strade contrassegnate con il verde l’indicazione è: vai tranquilla- spiega ancora la Ceo di WHer- Con il giallo segnaliamo: fai attenzione. E con il rosso: meglio di no”. Parchi e stazioni metro i luoghi percepiti dalle donne come più pericolosi, ma che è possibile evitare grazie ad uno speciale navigatore. “Con WHer invece di ricevere il percorso più breve puoi ottenere quello più consigliato da altre donne– sottolinea Eleonora- In pratica, è la metafora digitale del ‘fammi uno squillo quando arrivi a casa’”.

Un passaparola trasformato in piattaforma con “affiliate molto affiatate tra loro” per la prima applicazione al mondo che si pone l’obiettivo ambizioso di mappare le strade sicure per le donne. E che, forse per questo, ha suscitato la curiosità degli ambienti accademici. “Siamo state contattate dall’università di Napoli che farà mappare la città dagli studenti di Ingegneria Civile- racconta soddisfatta Eleonora- I ragazzi utilizzeranno WHer per inserire i dati, noi glieli restituiremo perché l’obiettivo finale dell’ateneo è farne analisi statistiche per la percezione della sicurezza in città, da cui verranno fuori anche delle pubblicazioni. Un successo per noi, perché per la prima volta i nostri dati saranno utilizzati dai ricercatori”.

La selezione a ‘Libere’ “è per noi un altro motivo d’orgoglio- confessa Eleonora- Negli eventi di Milano e Modena avremo modo di incontrare altre startup con cui potremo fare rete perchè condividiamo la stessa mission”. Che poi è vedere la tecnologia come alleata nella lotta alla violenza di genere non solo rispetto a dispositivi come i braccialetti antistalker, “che agiscono sull’emergenza”, ma anche con “progetti di conoscenza e prevenzione. Siamo in una prima fase, si tratta di un tentativo di modificare la cultura. Se riusciamo ad avere una mappa con dei dati sicuramente ne parleremo in modo più consapevole”.

CHAYN ITALIA, VALIGETTA STRUMENTI DIGITALI CONTRO VIOLENZA

Pakistan, India, Regno Unito, Italia. È in questo quadrilatero globale che si muove Chayn, la piattaforma open source di volontarie che fornisce alle donne un kit informativo di base sulla violenza di genere, informandole e supportandole con un semplice click. Nato dall’idea di un gruppo di donne tech pakistane espatriate a Londra, Chayn prende piede nella vicina India, quindi nel capoluogo inglese, dove nasce la piattaforma internazionale, Chayn HQ. Nel settembre 2015 più di 50 volontarie italiane, alcune espatriate a Londra, decidono di portare il modello anche nel Belpaese. Nasce così Chayn Italia, che mira a colmare il divario informativo sulla violenza di genere sfruttando materiali accessibili e non giudiziari. E che con 13.955 visite nel 2018, soprattutto da mobile, è stato selezionato dalla fondazione Giacomo Brodolini per il progetto ‘Libere’.

“Nei primi sei mesi diversi gruppi di lavoro hanno fatto un grande lavoro di costruzione della piattaforma italiana”, spiega alla Dire Isotta Ianniello, 35enne laureata in Scienze Politiche, controllora finanziaria sui fondi strutturali europei per lavoro, attivista di Chayn Italia per convinzione. “Siamo in media trentenni che amano molto la tecnologia e ne riconoscono tutto il potenziale anche in questo ambito”. Quello della violenza di genere, tradizionalmente campo di lavoro per avvocate, psicologhe, operatrici antiviolenza, che con Chayn trova nel tech una nuova risorsa.

“C’era chi faceva le traduzioni, chi la revisione dei testi, perché, ad esempio, parole che in inglese hanno un’accezione positiva come ‘surviver’, in italiano non vengono utilizzate in maniera corrente”. E poi, “c’era chi ha costruito il sito da zero”. Il tutto “via web, da Padova, Venezia, Barcellona Pozzo di Gotto, con l’approccio del femminismo tecnologico e la piattaforma Slack”. Informazioni, consigli pratici, una mappatura dei servizi antiviolenza che rimanda a quella della rete nazionale dei Cav D.i.Re. E un bottone in evidenza che, se sei controllata dall’uomo violento, ti fa uscire dalla pagina con un click. Chayn “è una valigetta di strumenti attivi contro la violenza di genere”, che si affianca e non sostituisce i percorsi antiviolenza tradizionali, ma, anzi, li mette a valore. 

Condivisibile, scaricabile, totalmente pensato per la fruitrice, Chayn Italia affronta tutti gli aspetti della violenza di genere, da quella domestica alla psicologica a quella sulle donne con disabilità, passando per stalking e abusi online. Ed è proprio sulla violenza digitale che le volontarie sono impegnate in prima linea, presto anche attraverso un toolkit. “Siamo state contattate per fare formazione sulla violenza digitale da diverse fondazioni e anche da Action Aid- racconta Isotta- Dal 2018 siamo associazione, per questo stiamo partecipando anche ad un bando della Regione Lazio sul cyberbullismo. Ciò che ci sta più a cuore- dice- è che giovani e giovanissimi possano prendere consapevolezza di come si utilizza internet e di quale linguaggio è giusto usare”.

Il 90,6% dei visitatori del sito risiede in Italia, principalmente a Roma (18,6%), Milano (15,6%), Napoli (3,7%), Torino (3,1%), Bologna (2,7%) e Firenze (1,9%). All’estero, da aprile 2018 il sito è stato visitato anche da utenti di Stati Uniti (1,6%), Regno Unito (1,1%) e Germania, Brasile, Svizzera, Francia, Spagna, Cina, India. Ed entro la fine dell’anno, forse proprio per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre, sarà online il nuovo sito. 

“Chayn Italia Onlus nasce da un forte punto di vista della sorellanza: è l’innovazione sociale femminista, dalle donne alle donne- sottolinea l’attivista- Accedendo alle informazioni al proprio ritmo e nel proprio spazio sicuro, chi sta tentando di uscire dalla violenza può ottenere informazioni su come ottenere aiuto. Siamo contentissime di essere state individuate da ‘Libere’- commenta- A Milano e Modena entreremo in contatto con realtà con cui potremo collaborare in futuro. Innovazione sociale, tecnologie e donne: questa è la nuova frontiera”.

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