A Reggio Emilia menù con i disegni a scuola per i bimbi con difficoltà

Il progetto pilota è partito un anno fa. Ora viene esteso a 20 classi di sette istituti scolastici di Reggio-Emilia
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REGGIO EMILIA – Per il pane ecco il disegno di una pagnotta, idem per la melanzana o il piatto di riso… Il menù della mensa scolastica diventa insomma ‘disegnato’ per far comprendere a tutti (anche e soprattutto a chi fa più fatica a capire o a esprimersi) le opzioni per il pranzo, gli ingredienti degli alimenti e le preferenze tra cui scegliere. E’ l’innovativa trovata delle scuole elementari di Reggio-Emilia per aiutare a pranzo i bambini con bisogni comunicativi complessi, legati a disabilità (o deficit) di linguaggio e cognitive.

L’obiettivo è permettere ai bambini di ‘spiegarsi’ e favorire l’inclusione con i propri compagni, attraverso l’utilizzo della Caa, comunicazione aumentativa alternativa, basata su simboli e immagini. L’iniziativa, che dopo una prima sperimentazione approda oggi in 20 classi di sette istituti scolastici di Reggio-Emilia, è stata realizzata dagli operatori di Neuropsichiatria infantile dell’Ausl cittadina e dal gruppo Gis, Genitori per l’inclusione sociale. Proprio nei giorni scorsi è iniziato il corso di formazione per tutti i docenti coinvolti con le relative classi in questo anno scolastico.


Il progetto pilota di traduzione in simboli del menù della mensa scolastica è partito un anno fa con alcune classi delle scuole elementari Leopardi e King di Reggio Emilia e con risultati positivi: la proposta, infatti, ha contribuito a migliorare l’inclusione e la partecipazione di tutti i bambini, non solo quelli con difficoltà, a un momento ‘comune’ della giornata scolastica. Da lì l’idea di estendere il progetto ad altre scuole elementari, con l’obiettivo futuro di coinvolgere un territorio sempre più ampio.

L’approccio della Caa, basata su simboli e immagini intuitivamente comprensibili, consente, ai bambini in difficoltà di interagire meglio con gli altri e con l’ambiente. Oltre a loro, le strategie e gli strumenti utilizzati sono utili anche per i bambini stranieri che non parlano la lingua italiana. Il punto chiave della comunicazione aumentativa alternativa infatti è la capacità di abbattere il ‘muro’ espressivo, spingendo i bambini verso l’integrazione e l’accettazione delle differenze.

di Luca Gasperoni

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