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Spacciatori traditi da impronte dopo una nevicata, arresti e perquisizioni nel foggiano

Nell’operazione, denominata 'Neve di marzo', sono stati impiegati i reparti speciali dei carabinieri e unità cinofile
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PALERMO – Associazione per delinquere dedita al traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi, anche da guerra. Queste le accuse che si leggono sulla ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal tribunale di Foggia su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari.

I 15 destinatari, tutti con precedenti penali, farebbero parte di gruppi criminali che hanno riacceso una violenta faida a Vieste, in provincia di Foggia. Scontri a fuoco finalizzati a controllare il traffico di droga e il racket delle estorsioni e per farlo non avrebbero esitato a usare armi, innescando conflitti a fuoco, per “avvantaggiare la compagine mafiosa”, spiegano gli inquirenti. Nell’operazione, denominata ‘Neve di marzo’, sono stati impiegati i reparti speciali dei carabinieri e unità cinofile. Diverse le perquisizioni compiute.

“Lo Stato c’è e ora i cittadini rispondono”. Lo ha detto Francesco Giannella, procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia nel corso della conferenza stampa che si è svolta a Bari in cui sono stati forniti i dettagli dell’operazione.

Gli arrestati appartengono a gruppi differenti, in lotta per controllare lo spaccio di droga e il racket delle estorsioni. Gruppi nati dalla scissione dell’organizzazione in passato capeggiata da Angelo Notarangelo, ucciso il 25 gennaio 2015, e culminata con l’omicidio di Girolamo Perna nell’aprile scorso.

L’indagine – hanno spiegato gli inquirenti – è stata complessa e articolata e costituisce l’approfondimento e la prosecuzione di quella che, nell’agosto 2018, aveva consentito il fermo di Marco Raduano, Liberantonio Azzarone, Luigi e Gianluigi Troiano. Al gruppo Raduano era stata contestata l’associazione per delinquere dedita al traffico di sostanze stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso e dall’uso di armi. A tradire gli spacciatori e a determinare il nome dell’operazione il fatto che a marzo, a seguito di una nevicata, uno di loro ha lasciato le impronte sul manto bianco delle campagne di Vieste portando all’attenzione dei carabinieri un muretto dove c’era la droga.

Più di duecento i chili di stupefacente sequestrato e diverse armi. Due persone, inoltre, sono state fermate perché ritenute responsabili del tentato omicidio, avvenuto nelle prime ore del pomeriggio dello scorso 14 ottobre in pieno centro a Vieste, di Giovanni Cristalli. Nel corso dell’esecuzione dei fermi, i carabinieri hanno anche rinvenuto droga e una molotov. Le indagini rapide si sono basate sull’esame delle immagini registrate dalle videocamere di sorveglianza.

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