ROMA – I numeri, per fotografare l’allarme: oltre 450.000 morti nei prossimi sei mesi. E’ la stima che gli scienziati del clima attribuiscono al caldo eccessivo generato dal super El Nino già in corso. Quasi mezzo milione di vittime che andranno a sommarsi ai decessi già causati dalle temperature elevate della crisi climatica.
Le temperature stanno anticipando le previsioni con diversi mesi di anticipo, con un’intensità che gli scienziati hanno definito eccezionale, paragonandola a proporzioni “da Godzilla”. La proiezione di 451.000 morti copre il periodo da settembre a febbraio 2027, l’arco temporale coperto dalle attuali previsioni sulle temperature; gli autori dello studio ritengono tuttavia che livelli elevati di mortalità legata al caldo persisteranno fino a metà 2027. Le nazioni tropicali risulteranno le più colpite: Nigeria, Indonesia, Sudan, India e Brasile guidano la lista, con il Sud Sudan da solo stimato a 5.600 morti in più. La regione del Sahel e il sud-est asiatico sono considerati aree di rischio grave. Gli Stati Uniti rientrano tra i primi venti Paesi colpiti, con 3.500 decessi aggiuntivi previsti.
Le proiezioni, elaborate dal Climate Impact Lab, si basano su metodi sottoposti a revisione scientifica che analizzano la relazione mensile tra temperatura e mortalità aggiuntiva in 24.378 regioni del mondo, incrociati con le previsioni di temperature più elevate legate a El Nino e confrontati con la media dei decessi da caldo registrata mensilmente tra il 1996 e il 2025. Il rapporto sarà sottoposto a una rivista scientifica con revisione paritaria, ma i ricercatori hanno scelto di pubblicarlo anticipatamente vista l’urgenza della situazione.
Gli autori sottolineano che le stime regionali consentono di individuare dove intervenire per ridurre il numero di vittime: previsioni meteorologiche più accurate, centri di raffreddamento, personale medico rafforzato nelle ore più calde e misure di protezione per chi lavora all’aperto. Insomma, non è un allarme senza scopo. Serve prevenzione, per quanto è possibile.
El Nino, osservano i ricercatori, anticipa condizioni climatiche che la crisi renderebbe comunque la norma tra vent’anni: un motivo in più, secondo loro, per costruire ora gli strumenti necessari a gestirle nel lungo periodo, anziché restare in perenne stato di emergenza.
Anche perché gli effetti del fenomeno non si limitano alla mortalità diretta da caldo. Siccità, incendi e inondazioni associati a El Nino produrranno ulteriori vittime, mentre il Programma Alimentare Mondiale ha avvertito già ad agosto che le conseguenze sui raccolti spingeranno circa 50 milioni di persone verso la fame acuta, facendo salire i prezzi alimentari.




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