Report del Consiglio Grande e Generale del 22 settembre – mattina

Di seguito una sintesi degli interventi
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Clima acceso in Consiglio Grande e Generale con il tema della giustizia che entra nel vivo con il riferimento del Segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini. Il Comma si apre con le parole degli Ecc.Reggenti che rivolgono all’Aula un appello in vista della discussione. “ Non è pleonastico – dicono i Reggenti – richiamare l’articolo 3 della Dichiarazione dei diritti dei cittadini” sulla separazione dei poteri: gli organi dell’ordinamento sammarinese “agiscono nel rispetto della reciproco autonomia e competenza. Ci teniamo a ricordare questo affinché ciascuno di noi si rammenti il ruolo che sta esercitando. L’intento è quello di superare le criticità tra organi giudiziari e politici”. Da parte dei Reggenti anche un richiamo al “parere pro veritate sulla legge qualificata n.1 del 2020 del professore Baldassarre”.

Il Segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini ripercorre le vicende giudiziarie che hanno animato il Paese negli ultimi anni. A cominciare dalla revoca dell’incarico al magistrato dirigente Pierfelici che ha “avuto una risonanza innegabile nella Repubblica di San Marino ponendo le basi verso un processo di crescita della sfiducia verso la magistratura. Una misura con valenza sanzonatoria che non ha mai avuto fondamento legislativo. Intollerabile tentativo di delegittimazione”. E ancora: “la nomina dell’ex dirigente Guzzetta avvenuta in maniera irrituale”. “A seguito della seduta del 24 di luglio – aggiunge Ugolini – il tribunale si trova ora in assenza di una figura dirigenziale. Il nuovo dirigente dovrà essere in grado di porre fine alle tensioni all’interno della magistratura”. Occorrerà “procedere con l’istituzione di due gruppi di lavoro e “progettare una riforma dell’ordinamento giudiziario”.

Michele Muratori (Libera) parla di “inquietante repulisti che non ha avuto rispetto degli ordinamenti fondamentali di San Marino. Quello che dovrebbe essere il terzo potere dello Stato viene sempre di più aggredito dagli altri due poteri”. Iro Belluzzi (Npr) torna sulle sue dimissioni da membro della Commissione Consiliare per gli Affari di Giustizia. “Io ho pensato di interpretare, agendo in quella maniera, ciò che era scritto nel nostro programma di Governo, cioè riforme strutturali che andassero ad investire gli organi legati alla giustizia, dotarci degli strumenti necessari e la separazione dei poteri”. Lo stesso fa Carlotta Andruccioli (Domani – Motus Liberi): “ogni azione non è mai stata posta in essere con la volontà di screditare la maggioranza, ma ho sempre agito sulla spinta del buonsenso”. “Chi comanda in questo Paese non sta in quest’Aula ma ai Tavolucci” tuona Giovanni Zonzini (Rete) parlando di sistemi “paramafiosi che trovano sponde ormai acclarate in una o nell’altra fazione che ammorba il tribunale”. Quello che vorrei che fosse chiaro è che non si può fare finta che non sia accaduto niente. Gli effetti di ciò che è stato messo in atto sono devastanti” rimarca Aida Maria Adele Selva (Pdcs).“Dove siete finiti, voi di Rete? – domanda Matteo Ciacci (Libera) -. Pensate di creare fiducia nella collettività se il Conto Mazzini si blocca?”

 

*****

Di seguito una sintesi degli interventi

Comma25: Apri a) Riferimento del Segretario di Stato per la Giustizia sulle vicende legate al settore giustizia e successivo dibattito b) Dimissioni del Consigliere Iro Belluzzi da membro della Commissione Consiliare per gli Affari di Giustizia e sua sostituzione

Ecc. Reggenza: L’organo del Consiglio legislativo è oggi chiamato ad approfondire tematiche rilevanti che coinvolgono l’altro potere dello Stato, quello giudiziario. Per norma costituzionale i Capitani Reggenti sono preposti a vigilare sul funzionamento dei poteri pubblici e delle istituzioni dello Stato e sulla conformità ai principi garantiti, riteniamo non solo opportuno ma doveroso rendervi partecipi di alcune nostre considerazioni. Non è pleonastico richiamare all’articolo 3 della Dichiarazione dei diritti. Organi che agiscono nel rispetto della reciproco autonomia e competenza. Ci teniamo a ricordare questo affinché ciascuno di noi si rammenti il ruolo che sta esercitando. L’intento è quello di superare le criticità tra organi giudiziari e politici. Acquisire un parere pro veritate da parte di un autorevole giurista volto a chiarire gli effetti della legge qualificata 2020 e le norme di interpretazione autentica in essa contenute. L’accesso dibattito su quella legge anche nei Consigli giudiziari plenari e ordinario ci ha determinato ad intraprendere questa iniziativa. L’abbiamo ritenuta necessaria al fine di individuare le modalità di applicazione corretta di tale norme con riferimento alle deliberazioni dello stesso consiglio giudiziario plenario. I dubbi sollevati pur essendo stati oggetto di ampio ed articolato confronto ed approfondimento non sono stati dallo stesso dipanati con ragionevole certezza. Il rischio concreto era quello di commettere errori. Ci siamo rivolti al professore Baldassarre costituzionalista di chiara fama conferendogli un apposito mandato. Il parere reso è stato quindi acquisito dallo stesso Consiglio Giudiziario e con apposita deliberazione ne è stata disposta la trasmissione sia al Congresso di Stato che all’ufficio di presidenza. Il 31 luglio dato mandato di verificare il ricorso di 9 magistrati. Anche il Consiglio Grande e Generale deve intraprendere ogni azione legislativa utile ad assicurare ad ogni cittadino la certezza del diritto e una giustizia equa ed efficiente. Non dimentichiamoci mai la centralità del Consiglio Grande e Generale. La sovranità della Repubblica risiede nel popolo.

Segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini: La Reggenza aveva provveduto alla convocazione della seduta revisionando l’Odg dei magistrati e rendendolo conforme alle richieste del Consiglio giudiziario ordinario. Facoltà di avanzare richieste e presentare pareri. Nonostante la fissata convocazione la seduta veniva rinviata a causa dell’emergenza sanitaria. Nell’8 giugno il Consiglio si è riunito con ordine del giorno revisionato. Al termine della seduta si proponeva votazione di tre ordini del giorno. Giova precisare che nella seduta di luglio non si è discusso sulla vigenza della legge qualificata, ma su gli effetti rispetto alle delibere assunte. Nessuno ha contestato la vigenza delle leggi. La seduta del 13 di luglio si concludeva con la messa in votazione. Esito della votazione – 11 favorevoli – determinava il respingimento della proposta. Nella seduta del luglio 2020 l’Ecc.Reggenza ha provveduto ad una nuova convocazione nel 24 di luglio. Sono stati ricevute delle comunicazioni da parte della maggioranza dei magistrati. I magistrati pretendevano l’inserimento di ordini del giorno che pareva esulare dalle competenze del consiglio. Si voleva richiamare tutti a lasciare da parte le divisioni ricordando le funzioni del Consiglio Giudiziario Plenario. I ricorsi pendenti erano sostanzialmente quattro. Si è proceduto all’esame dei primi 2 ricorsi. Trova sempre spazio la revoca dell’allora magistrato dirigente Valeria Pierfelici nel dibattito. Ha avuto una risonanza innegabile nella Repubblica di San Marino ponendo le basi verso un processo di crescita della sfiducia verso la magistratura. Ricordo ancora le modalità con cui si giunse alla revoca. Una misura con valenza sanzonatoria che non ha mai avuto fondamento legislativo. Intollerabile tentativo di delegittimazione per cui la maggioranza dei giudici avrebbe provveduto a sfiduciare il proprio magistrato dirigente. La posizione presa dai magistrati scriventi non rappresenta un’azione corale di tutta la magistratura, dunque viene da domandarsi se sia opportuno che i magistrati abbiano usato quel timbro per la loro missiva. Nel percorso ricostruttivo alcuni passaggi sono stati obbligati. La nomina dell’ex dirigente Guzzetta avvenuta in maniera irrituale. Si è reso noto al Consiglio d’Europa dell’impropria fissazione dell’incarico di Guzzetta. Sono state taciute tutte le vicende relative al trattamento retributivo. La ricostruzione del Congresso di Stato si è soffermata sulla procedura del reperimento di due giudici di appello. Vicende istituzionali che hanno portato alla presa d’atto. Non ha certamente aiutato il clima di forte scontro generato dall’uscita di notizie sulla stampa. La Commissione alla luce di quanto ricevuto ha deliberato di approfondire le singole questioni e di incaricare uno dei tecnici per valutare con serietà e bilanciamento. Una decisione e un processo sofferto ma risulta difficile la serie di segnalazioni pervenute alla Commissione per cui si rendeva necessaria una verifica da parte del Collegio Garante. Nonostante la procedura sia stata avviata dalla Commissione, la procedura di sindacato viene decisa dal Collegio garante della costituzionalità delle norme. Nella seduta del 9 settembre 2020 il primo punto all’ordine del giorno riguardava il riferimento del presidente della Commissione Affari di Giustizia. Veniva messo a disposizione dei componenti la documentazione. Deliberata la sospensione del commissario Buriani in attesa della decisione del Collegio Garante. La radice delle ostilità non è la legge qualificata. La volontà politica è stata quella di porre fine alle incertezze legislative e alle illegittimità compiute negli ultimi anni che avevano portato a sfiducia nella magistratura e alterazioni della verità sui giornali. A seguito della seduta del 24 di luglio, il tribunale si trova ora in assenza di una figura dirigenziale. Il nuovo dirigente dovrà essere in grado di porre fine alle tensioni all’interno della magistratura. Procedere con l’istituzione di due gruppi di lavoro. Occorrerà progettare una riforma dell’ordinamento giudiziario. Gli standard andranno declinati in soluzioni giuridiche consone alle particolarità dell’ordinamento sammarinese. La legge è stata applicata con effetti retroattivi? La risposta è no. Ci sono ricorsi pendenti. La risposta è sì. Possiamo rimanere all’interno di uno Stato di incertezza quando tutti invochiamo la certezza del diritto quando ci sono dubbi sulla nomina di magistrati. Si continua a parlare di ingerenza: è una critica che non accetto. Voglio sollevare anche un’altra questione. Avete sentito il Governo fare speculazione su chi ha sollevato conflitti? Ricordo che Adesso.sm fece diversi comunicati per strumentalizzare il conflitto di attribuzione da noi sollevato. Credo che la priorità sia sicuramente di reperire attraverso gli organismi preposti la figura di un dirigente autorevole. Sarà mia premura cercare di capire se esiste la possibilità per i magistrati di Paesi a noi vicini di partecipare ai bandi. Avere un tribunale con magistrati che possono dedicare il loro tempo nel fare sentenze per i cittadini senza preoccuparsi di questioni non di loro competenza.

Mariella Mularoni (Pdcs): Deliberazioni assunte con evidenti difformità anche rispetto agli standard internazionali che solo ora vengono invocate. E’ nostro dovere in virtù del servizio che prestiamo al Paese intervenire su atti e fatti reiterati nel tempo. Dobbiamo andare a fondo per vedere se le violazioni denunciate trovato una conferma o ci sono state anomalie nella condotta di qualche giudice. Siamo stati accusati di voler bloccare questo processo. E’ una grande falsità e il giudice d’appello titolare del fascicolo è responsabile dei continui rinvii e non se ne conosce il motivo. Il reclutamento dei nuovi magistrati deve avvenire in via preferenziale attraverso la carriera interna. In questo caso venne aggirata completamente l’opportunità di rivolgersi a un reclutamento per via interna e non è stato nemmeno verificato se nel tribunale vi fossero persone adatte a ricoprire il ruolo. Richiesto annullamento di una procedura in autotutela degli atti. Credo che solamente se riusciremo a fare chiarezza ripristinando la legalità oggi il nostro parere risulterà più credibile. Non possiamo permetterci di avere un tribunale che non è più credibile dove i giudici fanno segnalazioni agli organismi internazionali. Il conflitto tra giudici arriva a coinvolgere l’istituzione della Reggenza. Un atto gravissimo. Esprimo solidarietà alle Eccellenze per gli attacchi strumentali. Un grave attacco al Paese in quanto loro Eccellenze sono supremi garanti. Dovremo impegnarci per una riforma del potere giudiziario solo attraverso un confronto su tutti gli ambiti per una riforma del potere giudiziario secondo gli standard giudiziario pur tenendo conto delle nostre peculiarità di piccolo Paese. Urge una decisione sulla nomina del nuovo magistrato dirigente.

Michele Muratori (Libera): Inquietante repulisti che non ha avuto rispetto degli ordinamenti fondamentali di San Marino. Quello che dovrebbe essere il terzo potere dello Stato viene sempre di più aggredito dagli altri due poteri. Con la legge qualificata n.1 del 2020 e la relativa introduzione di norme retroattive, la forzatura normativa ha iniziato a incunearsi nel modus operandi questo Governo e a caratterizzarne costantemente l’azione politica. L’errore più grossolano è quello di operare in maniera mai composta e mai condivisa nemmeno nelle componenti di maggioranza e mai tesa a trovare realmente una soluzione che mai come ora sarebbe necessaria. Si è perseguito solo quello che serve a qualcuno del Paese. Le azioni intraprese dimostrano che quel qualcuno lo voleva ferocemente in barba all’interesse pubblico. Siete ancora convinti nel pieno rispetto dell’autonomia del tribunale stesso? Nove magistrati che scrivono agli organismi internazionali, non vi crea un retro pensiero che forse qualche forzatura sia stata fatta? Non avrete mai il coraggio di ammettere che dietro tutto questo non c’è il bene comune, ma una scomposta esigenza di sovvertire tutto e lasciare impunite le mani lunghe che vogliono impossessarsi del tribunale.

Iro Belluzzi (Npr): Noi abbiamo svolto un giuramento e la fedeltà verso il Paese è il primo motivo che ci deve fare muovere in questa Aula. Ci sono alcuni elementi che voglio ricordare e anche la modalità che mi ha portato a presentare le dimissioni. Le posizioni dette all’interno del Consiglio Grande e Generale. Io ho pensato di interpretare, agendo in quella maniera, ciò che era scritto nel nostro programma di Governo, cioè riforme strutturali che andassero ad investire gli organi legati alla giustizia, dotarci degli strumenti necessari e la separazione dei poteri. Erano quelli gli elementi che mi hanno portato ad assumere decisioni e posizioni affinché la Repubblica fosse inserita nei contesti in cui aveva deciso di muoversi. Altro elemento sono le vicende giudiziarie in cui mio malgrado sono stato coinvolto. Ho il sospetto che anche queste siano frutto di decisioni avvenute all’interno dell’organo a cui mi riferisco. Nel giro di breve tempo anche in funzione dell’attività svolta la mia posizione è stata archiviata e questo fa vedere quanto sia importante l’attività della magistratura e dei commissari della legge nell’individuare colpe e non colpe. Questo dovrebbe essere l’attività e l’azione che deve spronare tutti noi e le istituzioni.

Carlotta Andruccioli (Domani Motus Liberi): Da parte mia e del mio partito nessun ripensamento nel volere raggiungere gli obiettivi di rilancio del Paese. Ogni azione non è mai stata posta in essere con la volontà di screditare la maggioranza, ma ho sempre agito sulla spinta del buonsenso e con la volontà di tutelare la Repubblica. Si pone l’attenzione su alcuni principi cardine che sono stati ripresi e ribaditi da me e dal mio gruppo consigliare. Il primo punto riguarda il principio di autonomia della magistratura.

William Casali (Pdcs): Necessaria una verifica non solo con i voti della maggioranza: quando l’opposizione si astiene, è segno di una condivisione politica e di rispetto da parte dell’opposizione stessa. Posso dire e ringrazio di questo perché è frutto di un intenso lavoro che il Consiglio giudiziario plenario ha cominciato a riprendere le proprie funzioni e se ci sono degli errori è giusto fare delle verifiche. Invito al massimo dialogo e collaborazione all’interno di quest’Aula. Il problema della giustizia è esploso ferocemente nella passata legislatura nel momento in cui il consiglio giudiziario plenario ha fatto un’azione non prevista dalla legge. Una grossissima forzatura. Il risultato di questa forzatura e degli scontri avvenuti. Questa interpretazione autentica come la dobbiamo leggere? Dobbiamo tornare su una dimensione diversa in cui le tensioni non devono fare parte dei nostri lavori. Occupato tantissimo tempo su questioni di tensione all’interno dell’Aula. Cominciare a lavorare affinché fuori arrivi un messaggio diverso.

Giovanni Zonzini (Rete): Come in ogni faida che si rispetti i contendenti hanno dimenticato il primo delitto da vendicare. L’opposizione dice che la politica sta mettendo le mani sulla giustizia. In questa sede voglio riaffermare l’indipendenza della politica dal tribunale della giustizia. Chi comanda in questo Paese non sta in quest’Aula ma ai Tavolucci. Da lì si utilizzano i contatti che si hanno in Europa per danneggiare l’immagine del Paese. Questi apparati paramafiosi trovano sponde ormai acclarate in una o nell’altra fazione che ammorba il tribunale. Perché si possa ridare al tribunale una parvenza di decenza, ritengo fondamentali alcuni passaggi. Anzitutto che si trovi un dirigente per il tribunale di cui questo Paese ha assolutamente bisogno. Nessuno all’interno del tribunale può essere una figura di garanzia. Va trovata una figura di garanzia per entrambe le fazioni e non sia ostile a nessuna delle due. I processi sono paralizzati. Deve avviarsi una riforma del codice di procedura penale. Va impostato un tipo di processo accusatorio che ci metta al passo con i Paesi progrediti dell’Occidente. Si dovrebbe procedere con massima celerità a una riforma del potere giudiziario. Questa è la mia opinione su quello che si dovrebbe mettere in cantiere fin da subito.

Matteo Ciacci (Libera): Come Paese ci troviamo nella condizione di avere supporto da altri Stati europei. Per non parlare della lettera del Consiglio d’Europa che ci dà un vero e proprio ultimatum nonostante si sia voluto sminuire questi interventi. Gli obiettivi politici che si vogliono raggiungere vanno raggiunti in maniera più razionale ed equilibrata. Stiamo lavorando per capire anche qui come far tornare in equilibrio il nostro tribunale e fare in modo che la politica non agisca a spron battuto. Cosa ci dirà il Greco? Che la situazione è assolutamente complicata e ci sarà l’ennesimo richiamo. Abbiamo due delegazioni completamente differenti e anche qui ci sarebbero da porre tanti interrogativi. Altra situazione da analizzare è il Consiglio Giudiziario plenario del 24 di luglio. Al netto di azioni che sono state intraprese anche dai gruppi consiliari. Le disposizioni notturne della dottoressa Pierfelici sono da valutare con grande preoccupazione. Invito ad una riflessione interna del gruppo politico Rete. Dimissioni Andruccioli, Tamagnini e Belluzzi: l’unica in silenzio è il Movimento Rete che presenzia la Commissione Giustizia ed è nata per fare in modo che i processi vadano avanti. Dove siete finiti Rete? Siamo nati insieme per fare queste battaglie. Pensate di creare fiducia nella collettività se il Conto Mazzini si blocca? Segretario Ugolini, lei ha delle responsabilità enormi.

Fernando Bindi (Rf): Non mi rendono felici le condanne né ritengo che con esse si stia stato ristabilito un ordine civile. Il Conto Mazzini è iniziato non dalla scoperta corruttiva ampiamente provata ma da una denuncia di riciclaggio. Questo dice lunga sulle capacità dirigenziali all’interno delle istituzioni. E’ innegabile che la politica dei micidiali anni Novanta con la lodevole eccezione di qualche breve periodo di serietà ha creato danni. Elezioni del 2016, andirivieni continuo di luogotenenti politici, pseudogiornalisti, falsità. Il deposito della sentenza di primo grado del Conto Mazzini accentua disagio e malcontento anche perché la relazione annuale innesca la fase finale dello scontro tra il magistrato dirigente e la grande parte dei giudici. Le recenti vicende evidenziano una spaccatura tra i giudici del tribunale e la perdurante assenza di dialogo tra buona parte dei magistrati e il magistrato dirigente, con la situazione di lacerazione accentuata dall’interesse mediatico, è emerso che la dirigente avrebbe assunto iniziative in sede giudiziaria che potrebbero coinvolgere altri magistrati. L’assenza di dialogo e confronto con una parte rilevante di magistrati si ripercuote inevitabilmente sulla gestione del tribunale pregiudicandone l’efficienza e il prestigio. L’assoluto appartiene ai dogmi. Il ritornello ripetuto da parte dell’attuale potere è: forzature. Se lo erano quelle, sarebbe bene dimostrare quelle di adesso, il segreto sugli atti, la retroattività, la notturna distribuzione degli incarichi che non pare abbia solide ragioni di legalità.

Aida Maria Adele Selva (Pdcs): Nella passata legislatura l’ex magistrato dirigente venne rimosso illegalmente con i voti di Adesso.sm e con i voti di quella parte di giudici che oggi scrive agli organismi internazionali. Guzzetta ha cambiato l’ordinamento per fare in modo di esercitare quel ruolo. Questi sono fatti. La vicenda Assett, l’acquisto dei titoli Demeter e dei fondi pensione. Quello che vorrei che fosse chiaro è che non si può fare finta che non sia accaduto niente. Gli effetti di ciò che è stato messo in atto sono devastanti.

Sandra Giardi (Rete): Ciacci, guardi il suo mentore di Civico 10 in che partito è tornato. La persona che ha sempre ostacolato gli accordi tra Rete e Civico. La guerra tra le parti che si è venuta a creare all’interno del tribunale: i meccanismi e i fili si intrecciano pericolosamente. Ha portato sfiducia in questo Paese e ha portato l’ordine degli avvocati ad una astensione dalle udienze penali. Il famoso Caso Titoli. L’allontanamento della vigilanza di Banca Centrale. La questione di Confuorti. Questi fantasmi all’improvviso sono diventati reali. Personaggi reali delle vicende che noi sollevavamo. Vicende che sono diventate giudiziarie. Per questo dico che il Movimento Civico Rete lo ha sempre svolto. Questo Governo è mosso dalla volontà di risolvere la situazione del tribunale. Cerchiamo di capire cosa si può fare perché il Paese possa davvero acquisire fiducia e ripartire. Auspico che davvero scaturisca qualcosa di positivo per una veloce soluzione.

Rossano Fabbri (Libera): Come non ricordare in questa sede il monito lanciato dal dottor Emiliani quando già nel 2017 ammoniva il giudice inquirente, oggi oggetto di sindacato? Si parla di centinaia di processi che hanno la scure della prescrizione. Da una parte c’è la scura su determinati processi e dall’altra parte indagini che durano mesi senza che nessuno abbia avuto una risposta. Cos’è peggio? Voglio congratularmi al di là del metodo sulla velocità con cui la magistratura ha saputo dipanare la questione e chiarire che Belluzzi nulla centrava. Chiedo alle autorità di astenersi da azioni che possano alimentare tali accuse prima della pubblicazione del rapporto. Che cosa ci devono dire gli organismi internazionali per farci capire che qualcosa non va e sta assumendo caratteri difficili per il Paese?

Matteo Rossi (Npr): L’autonomia deve esserci nel fare sentenze ma nel rispetto dello Stato di diritto. Di fronte al frenare di un settore cruciale la politica ha fatto solo chiacchiere. Gran parte della scorsa legislatura è trascorsa disseminando le cronache parlamentari di inconcludenti discussioni sulla giustizia. Questa legislatura è iniziata in continuità. Abbiamo maturato la convinzione che qualcuno vuole evitare che al problema venga data una adeguata soluzione. Vi diciamo con fermezza e destinazione che non rinunciamo ad avere una giustizia giusta nel Paese e giudici che facciano il loro dovere e rispettino e applichino le leggi senza avere frequentazioni e rapporti sconvenienti. In questa direzione si indirizza la proposta contenuta nella relazione del Segretario di Stato di cercare una possibile intesa nella magistratura italiana.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

23 Settembre 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»