Mojo Italia, Piccinini (Fanpage): “Il giornalismo è velocità, ma serve più competenza”

Al via dal 27 settembre la seconda edizione di Mojo Italia, il festival del Mobile Journalism dedicato ai professionisti del giornalismo
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ROMA – Dal 27 settembre prende il via la seconda edizione di Mojo Italia, il festival del Mobile Journalism dedicato ai professionisti del mondo e del giornalismo che fanno uso dello smartphone per la produzione di contenuti.

Per approfondire abbiamo realizzato un ciclo di interviste. La prima è a Francesco Piccinini, direttore di Fanpage.it.

– Fanpage, grandi inchieste, approfondimenti, notizie e tanti video. Come il mondo del web e in particolare la produzione di video ha cambiato il lavoro del giornalista?

“Diciamo che non ha cambiato le fondamenta ma il modo di raccontare, ovviamente il video ha delle peculiarità che non sono proprie del linguaggio scritto. Evolvono le esigenze quindi bisogna strutturarsi e organizzarsi affinché la produzione video sia qualcosa di completamente integrato nella produzione di un media come Fanpage”.

– Che cosa pensi di questo giornalista che ti sta intervistando con un cellulare?

“In realtà credo che sia una frontiera da esplorare. Necessariamente vogliamo essere più leggeri, mobili, più rapidi anche per migliorare la possibilità di interazione e di comunicazione. Noi portiamo in tasca dei dispositivi che troppo spesso vengono utilizzati sotto le loro potenzialità ma sono a tutti gli effetti dei mini-computer con i quali si possono esplorare tantissime frontiere”.

– Ognuno di noi ha in tasca un mezzo come uno smartphone, ora anche abbastanza potente. Da questo presupposto lancio una provocazione: ogni persona che ha in tasca un buon cellulare è un potenziale giornalista?

“Questo è un discorso che porto avanti dal 2006. Il mio inizio nel mondo del giornalismo è stato nel primo citizen journal d’Europa, Euravox, lavoravo in Francia, vivevo lì e quindi le fondamenta del cambiamento stanno nel fatto che molto spesso vicino ai fatti ci sono prima i cittadini e poi i giornalisti. Sono due elementi complementari e al tempo stesso importanti perché lo vediamo tantissime volte”.

“Penso a una tragedia che conosco benissimo, proprio perché fu uno dei primi momenti di citizen journalism. Parlo della valanga di fango che travolse Atrani, cittadina costiera amalfitana, in cui morì una ragazza. In quel momento le uniche persone che si trovavano lì erano i cittadini di Atrani che documentarono con i propri smartphone quella valanga di fango che si abbattè sulla città e provocò la morte di questa giovane donna”.

– La produzione di contenuti in maniera così veloce, che cosa significa, quando parliamo di contenuti per il web? Aumenta la responsabilità del giornalista? Il ruolo di mediazione è cambiato?

“E’ cambiato nel senso che e più rapido, quindi ha bisogno di più competenze. Il lavoro di mediazione per il quale prima ci volevano 12/14 ore, ora molto spesso è un lavoro che si deve fare in pochi minuti, in pochissime ore perché c’è più concorrenza. L’unico modo per battere la concorrenza non è con più approssimazione ma con più competenza. Quindi servono giornalisti che siano sempre più competenti, per questo dal mio personale punto di vista, oggi fare il giornalista molto più difficile che in passato”.

– Un consiglio che daresti a chi vuole approcciare a questo mondo e vuole fare il giornalista da grande?

“Il consiglio che do tutti è che bisogna essere giovani e non guardare chi ci ha preceduti. Bisogna vivere il nostro tempo in cui si è, e non sognare un tempo passato. Uscire dalla dalla nostalgia per scrivere il futuro. Ecco la verità che il mondo lo cambia chi pensa al futuro e non chi ha nostalgia del passato”.

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23 Settembre 2019
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