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Stragi, le associazioni insistono: “Nomina De Pasquale va bloccata”

Secondo i familiari delle vittimi di stragi De Pasquale "per motivi tecnici, scientifici e morali non appare all'altezza del compito".
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BOLOGNA – Le associazioni dei familiari delle vittime delle stragi di Bologna, piazza Fontana, piazza della Loggia, Italicus e Rapido 904, oltre ai familiari del magistrato Mario Amato (assassinato dai Nar nel 1980) “reiterano la richiesta di bloccare” la nomina di Andrea De Pasquale a sovrintendente dell’Archivio centrale dello Stato, definendola “molto contraddittoria” e affermando che De Pasquale “per motivi tecnici, scientifici e morali non appare all’altezza del compito”.

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Questa la nuova replica- contenuta in una nota congiunta firmata dai rappresentanti delle associazioni Paolo Bolognesi (2 agosto), Carlo Arnoldi (piazza Fontana), Manlio Milani (piazza della Loggia), Rosaria Manzo (Rapido 904), Franco Sirotti (Italicus) e dalla famiglia di Amato- alla lettera diffusa dal ministro della Cultura, Dario Franceschini, che “avrebbe dovuto placare polemiche e critiche”, e invece “fallisce nel tentativo di calmare gli animi, in quanto omette molte delle criticità sollevate in questi giorni dai familiari delle vittime delle stragi e da tecnici del settore”.

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Tre, in particolare, le criticità evidenziate dalle associazioni. In primo luogo, scrivono, nella sua lettera Franceschini “ignora il fatto che De Pasquale, pur avendo una formazione in parte archivistica, è entrato al ministero in qualità di bibliotecario e ha sempre diretto biblioteche e mai un archivio, che ha regole e bisogni diversi”. Che “la sua prima esperienza dirigenziale nell’ambito sia l’Archivio centrale dello Stato- sottolineano- fa una certa impressione, anche perché ciò ignorerebbe una legge del 2008 che impone di avere un funzionario archivista come direttore dell’Archivio, che peraltro dovrà anche svolgere un importante ruolo nella realizzazione del Pnrr, gestendo una parte cospicua dei 500 milioni stanziati per il settore dei beni culturali“.

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In secondo luogo, proseguono le associazioni, il ministro “scrive che nel novembre 2020 ‘apparve una nota nel sito del ministero che nel titolo definiva Pino Rauti (già segretario del Msi e fondatore di Ordine nuovo e coinvolto nelle inchieste su diverse stragi, anche se mai condannato, ndr) uno statista’, e sottolinea che la nota non era opera di De Pasquale”. Così facendo, rilevano però i firmatari della nota, Franceschini “omette di dire che l’inaugurazione, prevista nel giorno del compleanno di Rauti e annullata causa Covid, fu sostituita da un video che la figlia girò all’interno della Biblioteca nazionale e che il messaggio, preparato dalla famiglia ma diffuso su tutti i canali della biblioteca, descriveva Rauti come ‘organizzatore, pensatore, studioso, giornalista. Tanto attivo e creativo, quanto riflessivo e critico’, tacendo naturalmente dei suoi decenni di attivismo contro lo Stato e la Repubblica, mentre il fondo era definito ‘una fonte di informazione politica di prim’ordine e anche un valido punto di riferimento di natura culturale'”.

Il riferimento è alla vicenda dell’acquisizione, tramite donazione, del fondo Rauti, che ha fatto scattare le contestazioni delle associazioni al momento dell’annuncio della nomina di De Pasquale all’Archivio centrale dello Stato. Peraltro, aggiungono le stesse associazioni, il fondo, allestito seguendo le indicazioni della famiglia, “è ancora lì, consultabile solo previa autorizzazione, senza strumenti di contesto adeguati e una nota biografica di Rauti sbrigativa e senza contesto nella sua parte relativa ad Ordine nuovo, allo stragismo, all’eversione nera e alle inchieste successive, rischiando di fornire agli utenti della Biblioteca uno strumento parziale e fuorviante sulla sua figura e sugli anni della ‘strategia della tensione'”.

Infine, chiosano i rappresentanti delle associazioni, Franceschini “ignora un’importante vicenda in cui è stato coinvolto De Pasquale come direttore della Biblioteca: quella degli ‘scontrinisti’, nel 2017″. Quell’anno, ricordano, “22 ‘volontari’ della Biblioteca nazionale denunciarono che in realtà lavoravano con turni e compiti specifici, ed erano pagati a rimborso spese attraverso la consegna di scontrini fino a 400 euro al mese”, e il direttore “non solo non si impegnò per tutelare questi lavoratori, ma non si registra neppure una vera e propria presa di distanze nelle cronache del tempo”. A maggio, poi, “gli ‘scontrinisti’ ricevettero un sms che chiedeva loro di non presentarsi più al lavoro, e pochi giorni dopo venne pubblicato un nuovo bando per volontari pagati con rimborso spese”.

Insomma, concludono i firmatari della nota, nella sua lettera il ministro “non solo non ha dipanato i dubbi per quanto riguarda la capacità del nuovo direttore di mantenere un’autonomia scientifica (il fatto che non fosse a conoscenza del comunicato su Pino Rauti, come lascia intendere Franceschini, appare un’aggravante), ma ha completamente ignorato i dubbi riguardanti la strana scelta di nominare un bibliotecario con competenze archivistiche, e non un archivista, a direttore del più importante Archivio dello Stato, e i pregressi riguardo lo sfruttamento del lavoro gratuito”. Da qui l’ennesima richiesta di bloccare la nomina di De Pasquale.

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