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Somalia, l’inviata Yussuf: “I migranti tornino per ricostruire”

Oggi Yussuf scommette sulle nuove generazioni, evidenziando la necessità di ricostruire il sistema dell'istruzione devastato dalla guerra
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RIMINI – Il ritorno dall’estero di professionisti, imprenditori e talenti sta alimentando la speranza nel futuro della Somalia, nonostante attentati e insicurezze ne condizionino ancora la ripresa: così all’agenzia ‘Dire’ Mariam Yassin Hagi Yussuf, inviata speciale del primo ministro della Somalia per i bambini e i migranti.

Secondo la dirigente, vedova in conseguenza di un attentato del gruppo islamista Al Shabaab, “è un segnale importante che giovani inseriti in Occidente o in alcune realtà mediorientali lascino un lavoro sicuro per investire sul proprio Paese a livello imprenditoriale, politico e di impegno nell’associazionismo”.

Di ritorni e migrazioni Yussuf si è occupata quotidianamente sia in Somalia che all’estero per conto del governo, riconosciuto dall’Onu e sostenuto nella sua lotta contro Al Shabaab da una forza di circa 22mila peacekeeper dell’Unione Africana. L’impegno politico dell’inviata speciale è cresciuto in un contesto di contraddizioni, speranze e violenze, segnate anche dalla morte del marito, ucciso con altre 66 persone nell’attentato del 2013 al centro commerciale Westgate di Nairobi.

E dei drammi di una guerra ventennale con rischi continui di nuove fiammate si nutre l’appello ai giovani emigrati all’estero. “La diaspora somala è in tutto il mondo e spesso è ben inserita, come conferma ad esempio il ruolo di Ilhan Omar, deputata negli Stati Uniti” sottolinea Yussuf: “Serve un investimento sul Paese, più forte delle tragedie, nel rispetto di una resilienza popolare che affascina e conquista”.

L’intervista si tiene nel corso del Meeting di Rimini, a pochi passi dall’Arena internazionale promossa dalla Cooperazione italiana insieme con ong e realtà della società civile impegnate in Africa. Yussuf ricorda l’assassinio del sindaco di Mogadiscio Abdirahman Omar Osman, ferito a morte il 24 luglio, poche settimane dopo l’attentato nel quale era stata uccisa la giornalista Hodan Nalayeh, rientrata in Somalia dal Canada per raccontare cambiamenti sociali e contrastare stereotipi anche sul piano dell’informazione.

Oggi Yussuf scommette sulle nuove generazioni, evidenziando la necessità di ricostruire il sistema dell’istruzione devastato dalla guerra. “Il mio hashtag è ‘Più Italia in Somalia’” dice l’inviata speciale, animatrice a Rimini di un incontro dal titolo ‘Una cooperazione con i giovani, per i giovani’. “Penso anche ai ragazzi dell’Università nazionale di Mogadiscio, un ateneo che era in realtà italo-somalo: per poter studiare non devono più essere costretti a partire”.

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