Ocean Viking, Malta autorizza lo sbarco dei 356 migranti

Tutti i migranti "saranno poi ricollocati in altri Stati membri: Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo e Romania"
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ROMA – Il Governo di Malta ha annunciato di aver autorizzato lo sbarco dei 356 migranti a bordo da tredici giorni sulla nave di soccorso ‘Ocean Viking’, gestita dalle ong Medici senza frontiere e Sos Mediterranee.

Come conferma ‘Malta Independent’, ne ha dato notizia il primo ministro Joseph Muscat in due tweet in cui legge: “A seguito di discussioni con la Commissione europea e vari Stati membri, tra cui Francia e Germania, Malta acconsente ad essere parte della soluzione per la vicenda della Ocean Vikins, che ha 356 a bordo, senza pregiudizi verso la sua posizione legale”.

Come ha spiegato ancora il premier, saranno le navi della Marina militare maltese a occuparsi del trasbordo dei naufraghi della ‘Ocean Viking’, un’operazione che avverrà al di fuori delle acque territoriali. Tutti i migranti “saranno poi ricollocati in altri Stati membri: Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo e Romania. Nessuno di loro- ha concluso Muscat- resterà a Malta”.

OCEAN VIKING, MSF: SOLLEVATI CHE MALTA RISOLVA STALLO

Dopo 14 giorni in mare con 356 uomini, donne e bambini vulnerabili a bordo, Medici Senza Frontiere (Msf) ha ricevuto un porto sicuro a Malta per la Ocean Viking, gestita in collaborazione con Sos Mediterranee. Lo fa sapere Msf in una nota, riferendo che un gruppo di paesi si è fatto avanti per dare una risposta umana alla situazione. I governi europei, chiede l’organizzazione internazionale, devono porre definitivamente fine a questi stalli prolungati e a queste meschine negoziazioni caso per caso, per instaurare come priorità urgente un meccanismo di sbarco predeterminato per portare in salvo le persone soccorse in mare.

“Siamo sollevati che la lunga odissea delle 356 persone che abbiamo a bordo sia finalmente finita” ha detto Jay Berger, coordinatore Msf sulla Ocean Viking, che ha aggiunto: “Ma erano davvero necessarie due settimane di esacerbante attesa per permettere lo sbarco a questi naufraghi? Sono persone che sono fuggite da condizioni disperate nei loro paesi d’origine e hanno sofferto orribili abusi in Libia”.

Luca Pigozzi, medico di Msf a bordo della Ocean Viking, ha riferito: “Abbiamo trattato feriti di guerra rimasti intrappolati sulla linea del fronte a Tripoli e abbiamo visto le cicatrici di chi ha vissuto il tragico attacco nel centro di detenzione di Tajoura. Abbiamo parlato con i sopravvissuti di naufragi e intercettazioni in mare. Abbiamo ascoltato storie di brutali percosse, elettroshock, torture con plastica fusa e violenze sessuali – orrori che non hanno risparmiato nemmeno i bambini. Gli Stati europei devono riconsiderare seriamente il ruolo che stanno giocando nell’intrappolare le persone in queste situazioni”.

La nota di Medici senza frontiere prosegue riferendo che, nonostante i ripetuti appelli per una risposta europea più umana da quando l’Italia ha deciso di chiudere i propri porti alle navi umanitarie nel giugno 2018, in queste due settimane si è trovata nella stessa identica situazione di un anno fa, bloccata in mare con centinaia di persone vulnerabili a bordo mentre gli Stati europei erano paralizzati dalla politica.

Claudia Lodesani, presidente di Msf, ha dichiarato: “È molto triste che dobbiamo ripetere lo stesso messaggio ai leader europei, ogni volta sempre identico. Non possono più dire di non sapere della catastrofe in corso nel Mediterraneo. Dopo centinaia di morti in mare e innumerevoli storie di sofferenza- ha aggiunto Lodesani- è ora che i leader europei riconoscano questo disastro umanitario e intraprendano soluzioni più umane, a partire dall’istituzione di un meccanismo che consenta un rapido sbarco per le persone soccorse in un porto sicuro vicino, con successive responsabilità di accoglienza e protezione condivise a livello europeo”.

Msf chiede quindi di “istituire un meccanismo di sbarco sostenibile e predeterminato che tuteli i diritti dei sopravvissuti e coinvolga un sistema di protezione condiviso a livello europeo”. Chiede inoltre di “porre fine al supporto politico e materiale ai ritorni forzati in Libia, dove rifugiati e migranti vengono detenuti in modo arbitrario e disumano. Le persone che fuggono dalla Libia semplicemente non possono essere riportate nel paese”.

Secondo Msf bisogna poi “rispondere al bisogno urgente di una capacità di ricerca e soccorso europea proattiva e adeguata”, nonché di “porre fine alle azioni punitive contro le organizzazioni che cercano di offrire assistenza salvavita in mare per colmare il vuoto lasciato dai governi e rispondere a questa crisi”.

Dopo lo sbarco, Msf fa sapere che la Ocean Viking farà uno scalo tecnico per i rifornimenti di scorte e carburante e il cambio di equipaggio. “Finché le persone continuano a fuggire dalla Libia e annegare nel Mediterraneo, continuiamo il nostro impegno nel salvare vite in mare” conclude Berger di Msf.

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