Etiopia, nei villaggi Oromo le coltivatrici prendono la parola

Le interviste, sull'esperienza delle "community conversation", si tengono in occasione di alcuni dibattiti ospitati dal Meeting di Rimini
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RIMINI – “Prima agli incontri pubblici partecipavano solo gli uomini, adesso ci siamo anche noi” sorride Funga Tola Uke, sulla fronte geometrie verde-arancio di perline. Con l’agenzia ‘Dire’ parla delle “community conversation”, assemblee di villaggio animate nel cuore dell’Etiopia anche dalle donne.

“Discutiamo di diritti e parità di genere – spiega Tola Uke – anche se le questioni concrete, come la gestione degli orti di famiglia o la necessità di diversificare la dieta, continuano ad avere molta importanza”. A Bekele Girisa, il suo villaggio nella regione di Oromia, il cambiamento è stato favorito da un progetto di sensibilizzazione e animazione finanziato dalla Cooperazione italiana e coordinato dagli esperti dell’Istituto agronomico del Mediterraneo di Bari, parte della rete del Centre international de hautes etudes agronomiques mediterraneennes (Ciheam).

“Adesso alle riunioni partecipano rappresentanti di tutti i gruppi e c’è un’attenzione particolare per le attiviste delle associazioni, anche femminili” conferma Workineh Wabe Dube, capo tradizionale a Kechema, un paesino a pochi chilometri di distanza. L’idea è che gli incontri, mensili, al via nel 2017 sulla base di uno stanziamento di un milione di euro, in un’area dove vivono oltre 10mila persone aiutino sia a contrastare abusi in famiglia che a organizzare al meglio il lavoro.

E un contributo potrebbe arrivare proprio da loro, le nuove arrivate. “Almeno 89 donne sono entrate a far parte di cooperative agricole, in precedenza riservate solo ai capifamiglia maschi” sottolinea Tola Uke. “Sono divenute membri insieme con i mariti e così oltre a lavorare negli orti familiari possono vendere il frutto del loro lavoro nei mercati e aiutare nella produzione di grano duro, la coltivazione di riferimento in questa zona dell’Oromia”.

Le interviste, sull’esperienza delle “community conversation”, si tengono in occasione di alcuni dibattiti ospitati dal Meeting di Rimini. Tola Uke e Wabe Dube, lui con la barba brizzolata e il lungo bastone nella mano destra, partecipano a un incontro che sin nel titolo sa di diritti e promette parità: “Meno fragili, più uguali”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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