di Luca Donigaglia e Vania Vorcelli
BOLOGNA – È stata approvata in Regione Emilia-Romagna la legge sul suicidio medicalmente assistito. È la terza regione dopo Toscana e Sardegna.
La proposta di legge di Avs, Pd, Civici e Movimento 5 Stelle, a prima firma Paolo Trande (Avs), è passata in Assemblea stasera con i voti i favorevoli di Pd, Avs, Civici e M5s e quelli contrari di Fdi, Forza Italia, Rete civica e Lega. Il voto dell’Assemblea è arrivato dopo un lungo confronto tra le forze politiche in cui hanno trovato conferma le posizioni già esposte durante il dibattito in commissione: per il centrosinistra si tratta di “una legge che recepisce quanto detto dalla Corte costituzionale e, senza creare contrapposizioni con le cure palliative, dà risposta a questioni reali”. Netta la contrarietà del centrodestra, invece, che parla di “fuga in avanti della Regione Emilia-Romagna” e chiede che “si potenzino le cure palliative”.
Sorridono intanto Filomena Gallo e Marco Cappato, segretaria nazionale e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni: “In Emilia-Romagna nuovo grande successo dell’iniziativa popolare dell’Associazione Luca Coscioni, a fronte della paralisi del Parlamento. Siamo grati a tutte le Consigliere e i Consiglieri della Regione Emilia Romagna- scrivono Gallo e Cappato nel loro messaggio- che hanno approvato la legge sul fine vita che definisce procedure certe per l’aiuto medico alla morte volontaria. Questa legge recepisce le finalità della legge popolare ‘Liberi Subito’ depositata 3 anni fa con il sostegno di 7.300 persone”.
Aggiungono i dirigenti dell’Associazione Coscioni: “Le 8 Ausl emiliano-romagnole si aggiungono ora alle altre 11 Ausl della Toscana e della Sardegna per un totale di 19 Ausl in Italia che agiranno con tempi e procedure chiare, evitando le incertezze delle altre Regioni, dove le persone malate, in uno stato di sofferenza insopportabile, sono costrette ad attendere mesi, o perfino anni, una risposta dal sistema sanitario. La norma approvata in Emilia-Romagna permetterà di dare piena ed effettiva applicazione alla sentenza ‘Cappato-Antoniani’ della Corte Costituzionale“, che ha legalizzato in Italia il cosiddetto ‘aiuto al suicidio’ a determinate condizioni.
“La vera urgenza delle nostre comunità e del nostro sistema sanitario non è accompagnare le persone verso la morte, ma garantire a ciascun cittadino cure adeguate e un reale accesso alle terapie palliative“, controbatte Daniela Dondi, deputato di Fratelli d’Italia. “Il suicidio non può e non deve mai essere considerato una soluzione dello Stato alle fragilità e alla sofferenza. L’unica risposta autenticamente etica, civile e umana di fronte al dolore è il potenziamento delle cure palliative, capaci di dare concreto sollievo e dignità ai pazienti e di non lasciare sole le famiglie nel momento della prova”, aggiunge e quindi, dice, “continuare a investire nelle strutture e nella rete dell’assistenza è l’unico modo per dimostrare vicinanza reale a chi soffre”.
AVS: L’EMILIA-ROMAGNA. SCEGLIE LA STRADA DELLA RESPONSABILITÀ
“L’Emilia-Romagna compie un passo di civiltà fondamentale, dando finalmente risposte concrete alle persone affette da patologie irreversibili e sottoposte a sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili”, commenta il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Emilia-Romagna. “Da oggi la nostra Regione garantisce un percorso certo, trasparente e uniforme a chi, nelle condizioni individuate dalla Corte Costituzionale, chiede che sia rispettata la propria autodeterminazione”, sottolinea il gruppo consiliare.
“Quella approvata oggi è una legge di dignità e di responsabilità istituzionale. L’Emilia-Romagna dimostra ancora una volta di essere una Regione capace di tutelare i diritti delle persone con serietà, equilibrio e umanità”, rivendica Paolo Trande, primo firmatario del provvedimento. “Da anni la Corte Costituzionale richiama il legislatore a intervenire su una materia tanto delicata. Di fronte a questo vuoto normativo, le Regioni hanno il dovere di garantire l’effettività di diritti già riconosciuti dal nostro ordinamento. Oggi abbiamo fatto la nostra parte, ma il Paese ha ancora bisogno di una legge nazionale”, afferma Trande.
“I diritti non sono obblighi. Questa legge naturalmente non indirizza verso alcuna scelta: garantisce semplicemente la libertà di chi chiede che la propria volontà venga rispettata“, puntualizza la capogruppo, Simona Larghetti. “Questa legge rappresenta il volto migliore delle istituzioni: quello che sa ascoltare la sofferenza, assumersi delle responsabilità e dare risposte. L’Emilia-Romagna sceglie la strada della cura della responsabilità”, conclude Paolo Burani.




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