venerdì 14 Agosto 2026

A Gaza c’è ancora un milione e mezzo di persone a rischio fame

E' il 67% della popolazione, dicono in una nota congiunta Fao, Unicef e Wfp. La "buona" notizia è che nel 2025 erano 1,6 milioni

ROMA – A Gaza si stima che 1,4 milioni di persone – pari al 67% della popolazione – potrebbero trovarsi in una situazione di crisi o in condizione di grave insicurezza alimentare acuta: se da un lato è una buona notizia – alla fine del 2025 erano 1,6 milioni – d’altra parte il numero resta enorme, e per questo in una nota congiunta la Fao, l’Unicef e il Wfp chiedono “un flusso costante di aiuti umanitari salvavita lungo tutti i corridoi che passano per la Giordania, Israele ed Egitto, e attraverso i valichi di frontiera a nord e a sud”, insieme a sforzi per una “pace duratura, la sicurezza e la protezione sono essenziali per consentire alle persone di tornare alle proprie fattorie, alle proprie attività commerciali e alle proprie comunità e di iniziare a ricostruire le proprie vite”.

L’ultima analisi della Classificazione integrata delle fasi di sicurezza alimentare (Ipc) stima inoltre che “212mila persone si trovino ancora in condizioni di emergenza, molte delle quali in aree vicine alla linea di controllo militare israeliana, dove l’accesso agli aiuti e ai servizi umanitari rimane particolarmente difficile”. L’Ipc avverte poi che “quattro governatorati (Gaza Nord, Gaza, Deir Al-Balah e Khan Younis) raggiungano livelli di malnutrizione ‘di allerta’. Alcune aree vicine alla ‘linea gialla’ sono rimaste inaccessibili agli analisti durante il periodo di rilevamento, rendendo i dati insufficienti per una classificazione”.

Gli organismi Onu evidenziano che da quando è stato raggiunto l’accordo di cessate il fuoco nell’ottobre 2025, “si è registrato un significativo potenziamento degli aiuti alimentari e nutrizionali. Solo nel mese di maggio 2026 sono state raggiunte un milione e mezzo di persone, mentre l’assistenza in denaro per scopi multipli ha raggiunto un picco di circa 700mila persone; il sostegno nutrizionale poi ha permesso di raggiungere il 60% dei bambini sotto i 5 anni, con un aumento anche dell’accesso alle cure per la malnutrizione acuta”.

Tuttavia non è abbastanza e pertanto le agenzie chiedono che la “fornitura immediata di materiali per la costruzione di rifugi, carburante, gas da cucina e mezzi di produzione agricoli attraverso il settore privato, nonché l’ampliamento dell’accesso commerciale per consentire ai mercati di riprendersi e stabilizzarsi”. Le agenzie sottolineano che “il ripristino dei sistemi idrici, igienico-sanitari e sanitari è fondamentale per garantire la ripresa; in caso contrario, le epidemie rischiano di vanificare i progressi ottenuti in materia di nutrizione”.

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