Foto: Organizzazione Open Arms
ROMA – A quasi un mese dal doppio sisma che ha devastato varie località nel nord del Venezuela, “la situazione resta molto seria. I team di soccorso stanno gradualmente andando via ma intorno c’è quasi la devastazione totale: la gente ci dice che a causa dei crolli, non riesce a orientarsi perché sono andati persi i punti di riferimento”. Ne parla con l’agenzia Dire Gerard Canals, operatore umanitario di Open Arms, organizzazione nata per salvare migranti nel Mediterraneo centrale, ma che spesso interviene anche in contesti di emergenza “a terra”. Infatti, dopo il doppio terremoto del 24 giugno, Open Arms ha inviato due missioni, una per fare una valutazione dei danni e quindi degli interventi, e una seconda composta da squadre specializzate a sostegno dei soccorritori: “Abbiamo affiancato diverse équipe, anche internazionali“.
In settimana il governo ha riferito che sono 24mila le persone che non hanno più la casa, gran parte delle quali costrette a vivere in campi temporanei, mentre il bilancio delle morti accertate arriva a quasi 5.400 vittime . Secondo le Nazioni Unite, però, i dispersi sotto le macerie potrebbero essere dieci volte tante: 50mila. “La prima fase dell’emergenza si è chiusa- continua il cooperante- quindi molte squadre di soccorso stanno cominciando ad andare via”. Sebbene le speranze di ritrovare sopravvissuti siano pressoché nulle, si scava ancora: “Scaviamo anche a mani nude tra le macerie- continua Canals- perché la priorità è ritrovare i corpi di chi non ce l’ha fatta. Abbiamo poi organizzato dei trasporti per accompagnare a casa i soccorritori, in modo che possano fare una doccia, mangiare, riposare qualche ora. E’ importante che si riprendano, il loro lavoro è molto intenso dal punto di vista sia fisico che emotivo”.


Il disastro ha riguardato in particolare le città di La Guaira e Caraballeda: “Sono due città costiere che vivono soprattutto di turismo- prosegue l’operatore di Open Arms- e ora sono quasi del tutto distrutte. Molti edifici sono crollati e tanti altri sono rimasti danneggiati al punto che bisognerà abbatterli”. Secondo le ultime stime ufficiali, si tratta di 856 edifici, di cui 190 completamente rasi al suolo. Stime del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp), ci sono 2 milioni e centomila tonnellate di macerie da rimuovere, che richiederanno tempo e costi. “Anche molte strade sono seriamente danneggiate- evidenzia l’operatore umanitario- e la gente ci racconta che non riesce più a spostarsi in città, perché i punti di riferimento a cui normalmente si affidavano non esistono più. Gli edifici, le costruzioni, i semafori, altri riferimenti familiari sono semplicemente scomparsi“.
Open Arms sta fornendo anche supporto alla popolazione con “cibo e altri prodotti di base attraverso centri di raccolta e distribuzione degli aiuti”, anche perché oltre alla casa, in molti “hanno perso anche le fonti di reddito”, a causa della distruzione di infrastrutture, mezzi e centri produttivi. Il prossimo passo, sottolinea Canals, è “continuare ad assicurare aiuto alle persone ma anche capire come rimuovere le macerie e ricostruire”. Sforzi che, secondo l’operatore, richiederanno “enormi investimenti, e questo rappresenta una grossa sfida per un Paese che si stava riprendendo dalle difficoltà che ha affrontato negli ultimi anni”.




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