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Strage di Bologna, Bolognesi: “Bellini a processo, ma i veri imputati sono i mandanti”

"Questo processo, come già quello a Gilberto Cavallini, fa emergere collegamenti o vicinanze tra estrema destra e Servizi"
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BOLOGNA – “Bisogna essere molto chiari: il processo è ai mandanti, non a Bellini, Segatel e Catracchia, che ci sono finiti dentro perché le indagini hanno portato anche a loro che sono ancora vivi. Ma se fossero stati vivi Gelli, Ortolani, D’Amato e Tedeschi sarebbero anche loro a processo“. Parlando alla ‘Dire’, Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, tiene a precisare che, anche se le persone individuate come mandanti e finanziatori dell’attentato non sono in aula perché nel frattempo sono morte, quello attualmente in corso in Corte d’Assise a Bologna resta comunque un processo a chi ordinò e pagò quella strage.

Non a caso, ricorda, “questo processo, come già quello a Gilberto Cavallini, fa emergere collegamenti o vicinanze tra estrema destra e Servizi, collegamenti macroscopici e che emergono in maniera eclatante, con più mani e più attori che hanno fatto di tutto per agevolare i terroristi e fare in modo che le indagini languissero o venissero depistate”.

A riprova di quanto sostiene, Bolognesi cita anche la testimonianza resa mercoledì dall’ex moglie di Paolo Bellini, Maurizia Bonini, che “lo ha smentito in aula sul falso alibi che gli era stato consegnato e che è stato demolito completamente”. Questo, afferma, “configura sicuramente un collegamento di Bellini con quella parte di entità che hanno determinato la strage, e del resto c’è anche un’intercettazione in cui si parla di un aviere che ha portato l’esplosivo, un altro tassello che va ad appesantire la sua situazione”.

Ecco perché, chiosa il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, “sono sempre più meravigliato dal fatto che la Procura insista sul preteso spontaneismo dei Nar: al netto degli ultimi processi, infatti, bastava leggere bene gli atti del ’95, con personaggi importanti condannati per aver depistato le indagini affinché non si arrivasse a Mambro e Fioravanti”, per arrivare alla conclusione opposta.

Le critiche di Bolognesi all’impostazione data dalla Procura al processo Cavallini sono ormai di vecchia data, e oggi il presidente dell’associazione le ribadisce una volta di più, dichiarando senza mezzi termini che “oggi, con tutti i collegamenti tra i terroristi e i Servizi o con gente legata ai Servizi che sono emersi, parlare di spontaneisti armati è un discorso fuori dal mondo“. Da parte sua, peraltro, Bolognesi si dice convinto che “molti di quei collegamenti siano ancora da scoprire, e forse le indagini ancora in corso” della Procura generale “vanno in quella direzione”.

Infine, il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime chiama in causa “chi era al Governo nel 1978, che nominò i vertici dei Servizi, tutti infedeli allo Stato e iscritti alla P2”. Da parte loro, conclude, “ci sono infatti delle enormi responsabilità politiche” per quanto accadde in quegli anni, compresa la strage alla stazione di Bologna.

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