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Il Marocco annuncia querele dopo l’accusa di aver spiato Macron

Le autorità del Paese africano vogliono citare in giudizio Forbidden Stories e Amnesty International dopo che alcuni articoli di stampa hanno parlato della possibilità che il Marocco abbia usato il software Pegasus per spiare il presidente francese
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ROMA – Il Regno del Marocco non ci sta a vedere i propri rapporti con il presidente francese Emmanuel Macron messi a rischio da un’inchiesta della stampa internazionale e per questo ha deciso di querelare per diffamazione Forbidden Stories e Amnesty International, le due organizzazioni da cui questi articoli hanno avuto origine. Queste realtà hanno infatti ottenuto, analizzato, confermato e condiviso coi media internazionali una serie di informazioni secondo cui vari governi del mondo avrebbero messo sotto sorveglianza decine di smartphone appartenenti a capi di Stato e di governo, attivisti e giornalisti, attraverso Pegasus, un software venduto da un’azienda israeliana alle forze armate e ai servizi di intelligence per tracciare le attività dei gruppi terroristi.

LEGGI ANCHE: Anche Macron e il presidente sudafricano Ramaphosa nella lista delle ‘vittime’ del software spia Pegasus

Nella lista figurano anche le autorità di Rabat, accusate non solo di aver hackerato i cellulari di una decina di noti giornalisti d’inchiesta – due dei quali condannati questo mese a scontare tra i 5 e i 6 anni di reclusione – ma di aver cercato di violare anche lo smartphone del capo dell’Eliseo. Il Marocco ha sin da subito respinto tali accuse e ora, tramite la giustizia francese, intenderebbe “far luce” sulla vicenda dimostrando che “non si tratta di giornalismo bensì di un tentativo di sabotaggio su larga scala“, come ha detto il ministro degli Affari esteri Nasser Bourita alla testata Jeune Afrique.


Le rivelazioni a mezzo stampa sull’uso di Pegasus da parte del governo marocchino contro Macron per Bourita altro non sarebbero che “accuse calunniose, prive di qualsiasi fondamento“. Bourita ha incoraggiato i media che hanno collaborato con Forbidden stories e Amnesty a “produrre qualsiasi prova” per avvalorare tale tesi, accusando poi le testate – tra cui figurano il Guardian e Le Monde – di “ben note antipatie nei confronti del Marocco”.

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