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La ministra Dadone (M5S) contro Draghi: “Se riforma giustizia non cambia, valutare uscita dal Governo”

L'editoriale del direttore Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – Un ‘vaffa’ in preparazione o soltanto ‘voce dal sen fuggita’? Qualche ora e, vedrete, arriverà subito il chiarimento da parte del M5S. Il premier Mario Draghi, uomo molto pratico, non ama girare attorno alle decisioni già prese dal Consiglio dei ministri e votate all’unanimità. Per questo deve essere sobbalzato sulla sedia quando gli hanno messo sotto gli occhi la dichiarazione della ministra Dadone, in quota M5S, sulla riforma della Giustizia.

Ieri Draghi ha detto che il provvedimento è quello votato all’unanimità dai ministri, che ci potranno essere 
delle modifiche per migliorarlo ma senza stravolgerlo
. Con una punta acida: “Sulle modifiche ci dovrà essere l’accordo di tutti” ha precisato.

Ora tutti sanno che sulla riforma della Giustizia ci sono posizioni divergenti, tra Lega e M5S in primis, che mai si incontreranno. Per questo il premier Draghi ha già preannunciato che chiederà il voto di fiducia, sforando il protocollo che vuole sia il suo ministro per i Rapporti con il Parlamento l’incaricato.

Ma oggi c’è la grana Dadone da risolvere, soprattutto bisognerà capire se la posizione della ministra molto vicina al leader Conte sarà da questi sostenuta. Se non ci saranno miglioramenti, questa la domanda rivolta alla ministra Dadone, i ministri grillini usciranno dal Governo? “E’ una cosa da valutare insieme a Giuseppe Conte”, ha risposto la ministra, “dipende da quale sarà l’apertura sulle modifiche tecniche. L‘obiettivo di tutti non è certo garantire le impunità in certi casi, ma velocizzare i processi. La tematica della prescrizione così come impostata non credo raggiunga l’obiettivo. Ci aspettiamo una discussione costruttiva, vedremo le decisioni da prendere”, ha concluso la ministra ‘grillina’.

Il M5S fuori dal Governo? Ci spera Sestino Giacomoni, membro del coordinamento di presidenza di Forza Italia: “Le dimissioni dei ministri del M5S dal governo non creerebbero alcun sconquasso. Anzi, potrebbero rappresentare quell’indispensabile momento di chiarezza utile a chiudere la stagione del populismo grillino, relegandolo alla storia” ha sottolineato. Saranno giorni infuocati ma con una scadenza molto ravvicinata: il 30 luglio la riforma della Giustizia arriverà nell’aula della Camera dei Deputati per l’approvazione

Una riforma molto divisa, su cui sono arrivati anche i ‘No’ decisi del Consiglio superiore della magistratura e forti perplessità degli avvocati. E contro il Csm si è scagliato Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia: “Sarebbe commovente se non fosse irritante vedere tanti membri del Csm, soprattutto magistrati, parlare di ‘Costituzione violata’ in materia di riforma della giustizia. Lo dicono in quel noto tempio della legalità che ha visto imperversare il ‘palamarismo’. Lo dicono quelli che siedevano accanto a Davigo, col quale alcuni hanno pure fondato correnti, il quale riceveva al CSM carteggi in teoria riservati, o grillini alla Morra preoccupati dei dissidi tra gli amici togati. Tratteniamo le risa e le lacrime di fronte a questo spettacolo. E altrettanto facciamo davanti alle sortite del mai domo Nello Rossi, alfiere della sinistra togata, che spiega cosa si deve fare invece di fare ammenda dei suoi passi falsi. Si goda la pensione e non impartisca lezioni. Non dimentichiamo i suoi gravissimi errori”, ha detto il senatore Azzurro. 

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