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Israele riammesso come Paese osservatore nell’Unione Africana, dopo 19 anni

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Il ministro degli Esteri Yair Lapid ha spiegato che la decisione dell'Ua "corregge un'anomalia lunga due decenni"
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ROMA – L’Unione Africana ha riammesso Israele come Paese osservatore dopo 19 anni. Tel Aviv era stata estromessa da questo ruolo nel 2002 per via della pressione di alcuni Paesi membri, in particolare la Libia dell’allora presidente Muammar Gheddafi.

A comunicare la notizia del reintegro nell’organismo regionale africano è stato il ministro degli Esteri israeliano, Yair Lapid, spiegando che la decisione dell’Ua “corregge un’anomalia lunga due decenni” e “aiuterà a rafforzare le nostre attività nel continente e con i Paesi membri dell’organizzazione”. Tra i primi obiettivi di questa nuova fase di relazioni diplomatiche, secondo il ministro, c’è quello di “cooperare nella lotta contro il Covid-19 e la diffusione del terrorismo” in Africa.

Tel Aviv aveva più volte provato a essere riamessa come Paese osservatore dell’Unione, dove sono rappresentati tutti i Paesi del continente. Decisivo, secondo il quotidiano locale Haaretz, sarebbe stato l’ultimo sforzo diplomatico della direttrice generale degli Affari africani al ministero degli Esteri, Aliza Bin Noun, che nei giorni scorsi si è recata in visita in Etiopia e in Guinea Equatoriale.
Negli ultimi cinque anni Tel Aviv ha normalizzato i rapporti con la Guinea, il Ciad e poi, l’anno scorso, con Marocco e Sudan, nell’ambito dei cosiddetti Accordi di Abramo con alcuni Paesi della Lega Araba.

Ieri l’ambasciatore israeliano in Etiopia, Ciad e Burundi, Aleli Admasu, ha consegnato le sue credenziali al presidente della Commissione dell’Ua, Moussa Faki Mahamat. Nel corso dell’incontro quest’ultimo, che aveva duramente criticato i bombardamenti nella Striscia di Gaza condotti da Israele a maggio, ha ribadito la storica posizione dell’Ua a favore di “una soluzione con due Stati” tra Israele e Palestina.

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