(La Redazione di Gen P)
ROMA – In Italia la strada alla partecipazione dei giovani ai processi decisionali è stata aperta, ma ancora non basta: è necessario coinvolgere ragazze e ragazzi in modo ancora più strutturale, facendo rete coi rappresentanti, le associazioni e le realtà territoriali, per raccogliere idee, proposte e osservazioni. Perché è anche da qui che si realizza la pace positiva.
E’ quanto emerso dalla prima edizione della Spring School di Generazione Partecipazione (Gen P), progetto realizzato da Focsiv e co-finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell’ambito del processo di attuazione della Strategia nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, che si è svolta a Roma lo scorso fine settimana. Un momento che ha rappresentato molto più di un semplice incontro: un’occasione reale per trasformare un progetto nato online in una rete, capace di confrontarsi e partecipare insieme.
Una ventina di giovani tra i 20 e i 34 anni, provenienti da tutto il paese, si sono incontrati per la prima volta di persona per definire che tipo di spazio vuole essere Gen P e quale voce intende portare all’interno della società civile e dei processi decisionali. In un contesto in cui la partecipazione giovanile rischia ancora di restare più retorica che praticata, la Spring School ha assunto un significato preciso. Più che un momento formativo, si è delineata come un laboratorio politico di partecipazione. L’obiettivo non era solo approfondire temi come giustizia climatica e sociale, cooperazione e pace positiva, ma iniziare a costruire un modello di partecipazione capace di durare oltre il progetto.
Al centro del confronto è emersa con chiarezza la necessità di superare quella visione dei “giovani” come categoria marginalizzata o destinataria passiva delle politiche, per riconoscerla invece come prospettiva trasversale e parte attiva integrale nei processi decisionali. Allo stesso tempo, è stata evidenziata la persistenza di approcci paternalistici negli spazi consultivi, in cui il coinvolgimento giovanile resta spesso simbolico. In questo scenario, la precarietà diffusa e il ritardo nell’accesso a una stabilità economica limitano concretamente la possibilità di partecipare.
E’ qui che si inserisce anche la riflessione sulla partecipazione giovanile di Daniele Taurino, uno dei relatori della School, formatore del Consiglio Nazionale Giovani, membro del direttivo nazionale del Movimento Nonviolento e coordinatore del Gruppo Giovani del Forum Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile. Taurino ha sottolineato come in Italia e in Europa si stia passando “da una retorica sul giovanilismo a un primo tentativo di youth mainstreaming”, ovvero di integrazione della prospettiva giovanile nelle politiche pubbliche. “Il percorso è avviato, ma non è sufficiente- ha evidenziato- perché i giovani restano ancora poco presenti nei luoghi decisionali e il loro coinvolgimento è spesso limitato”.
Da qui la necessità di rafforzare strumenti e spazi esistenti, rendendoli più accessibili e radicati nei territori, e di garantire condizioni strutturali affinché la partecipazione diventi concreta e non episodica. Il risultato principale del weekend residenziale è stato la definizione di una visione e identità comune che rispetta e esalta le differenti anime del progetto. Gen P si costituisce come una realtà aperta e inclusiva, capace di mettere in connessione giovani con competenze ed esperienze diverse, con l’obiettivo di costruire una rete territoriale e nazionale tangibile e accessibile a chiunque voglia partecipare.
A definire l’identità del gruppo sono alcune parole chiave emerse dal confronto: giustizia, accessibilità, cooperazione e interconnessione, intese non solo come un insieme di valori ma come elementi concreti a fondamento della vision e della direttiva d’azione. Gen P viene sentita come un’infrastruttura di partecipazione pensata per accompagnare chi vuole contribuire alla costruzione di politiche pubbliche più giuste e sostenibili.
La partecipazione giovanile viene quindi riconosciuta come uno degli strumenti fondanti per la costruzione della pace positiva: non solo assenza di conflitto, ma presenza di istituzioni inclusive, equità sociale e coinvolgimento reale delle comunità nei processi decisionali. Tra gli elementi emersi, centrale è stata la volontà di rafforzare il collegamento tra dimensione locale e nazionale. Le esperienze territoriali già attive, in contesti come Sardegna e Trentino, rappresentano un punto di partenza per costruire un dialogo più strutturato con i tavoli istituzionali, a partire dal processo di revisione della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile. L’obiettivo è fare in modo che bisogni e proposte che nascono nei territori possano contribuire in modo concreto ai processi decisionali, con un modello replicabile di creazione di una rete dal basso tra i vari attori del territorio, nel rispetto delle sue caratteristiche specifiche.
La Spring School lascia quindi un’eredità chiara: non solo idee, ma l’avvio di una rete di giovani professionisti pronta a organizzarsi e incidere. Un’esperienza che punta a diventare replicabile e a rappresentare un centro di riferimento per chi cerca spazi concreti di partecipazione e trasformazione collettiva, andando oltre il progetto stesso.




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