hamburger menu

Bianchi e Orlando presentano il manifesto per i mestieri manuali

Oltre 90 aziende aderiscono alle proposte per rilanciare il settore

ROMA – Dal chirurgo al tecnico specializzato, dal meccanico all’artigiano. Mestieri diversi accomunati dalla maestria manuale. Mestieri del fare e del conoscere di cui oggi c’è sempre più bisogno per frenare i fenomeni della disoccupazione e del disorientamento. È in questo contesto che si inserisce il ‘Manifesto del lavoro buono – Pensare con le mani’, un documento di 36 pagine sottoscritto da oltre 90 aziende e promosso da CNOS-FAP (Centro Nazionale Opere Salesiane – Formazione Aggiornamento Professionale) e Elis (Educazione, Lavoro, Istruzione e Sport) per ribadire la centralità del lavoro manuale in tutte le sue declinazioni.

Presentato oggi a Roma, nella sede del Senato di Palazzo Giustiniani, il documento punta a riportare in primo piano i mestieri manuali attraverso cinque linee di intervento: orientamento; educazione al lavoro attraverso una politica di rilanci dei percorsi formativi che allinei l’Italia all’Europa; politiche del lavoro con borse lavoro, ma anche con iniziative che osino innovare come contratti ad hoc per la successione d’impresa; il rilancio del lavoro artigianale e la tutela del lavoro manuale che non può prescindere da una revisione dei contratti di lavoro che valorizzi anche economicamente la retribuzione del lavoro manuale.

“È necessario mettere in connessione il mondo dell’istruzione e quello del lavoro riabilitando anche culturalmente il lavoro manuale e creare allineamento tra politiche interregionali, agenzie lavoro e aziende- ha detto il ministro del lavoro Andrea Orlando- la formazione professionale deve essere al centro del dibattito politico come parte integrante del lavoro stesso con investimenti significativi previsti nel piano intervento lavoro (Pnrr) con 600.000 milioni di euro”.
Per il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, intervenuto a conclusione del dibattito, a fronte di un’industria che lavora sempre più sulla qualità, è opportuno dare risposte specifiche ai bisogni del mercato ed essere più flessibili nell’organizzazione.
“Emerge l’esigenza di una nuova scuola dove si formino persone solide umanamente capaci di affrontare il cambiamento e l’incertezza- ha detto Bianchi- In questo scenario è cruciale il tema dell’orientamento, che dovrebbe accompagnare i ragazzi già dalle scuole elementari e medie. Inoltre il ruolo della formazione specifica diventa il perno per l’ingresso nel mercato del lavoro. Gli ITS, la riforma delle scuole professionali, la formazione professionale: tutto deve mettere al centro della filiera le persone”.á Secondo la senatrice Udc Paola Binetti, che ha promosso l’evento, “c’è una vera emergenza sociale che riguarda i giovani che non studiano e non lavorano. I ragazzi sono confusi, frastornati.

Ma c’è qualcosa di strutturale che possiamo fare: rilanciare un modello di educazione e formazione personale, diverso. Dobbiamo dare a giovani l’opportunità di mettersi in gioco. Ma per farlo hanno bisogno di un nuovo modello di formazione che crei nuove modalità in cui il sapere e il saper fare dialogano con la testa e con le mani, per riuscire a confezionare prodotti nuovi, non solo per disegno e funzionalità, ma soprattutto perché tecnologicamente pronti a risolvere problemi vecchi e nuovi”. “Occorre convincersi che è imprescindibile formare e far conoscere, senza discriminazioni culturali, le potenzialità occupazionali e di soddisfazione personale che derivano dal lavoro sapiente della mani- ha sottolineato Fabrizio Bonalume Direttore Generale CNOS-FAP- un valore inesauribile che è una ricchezza sociale ed economica”.

Anche per Pierluigi Bartolomei, direttore Generale di Elis, “vanno finanziati corsi specializzati, tradizionali e pionieristici centrati sulla manualità, con effetto immediato. Il lavoro manuale è un lavoro buono. Di pari dignità rispetto a tutti gli altri mestieri. Vanno fatti emergere i talenti, bisogna poter parlare con le opere e dimostrare ai giovani e alle istituzioni, quanto questi lavori siano cardine della nostra società”.á Il manifesto, redatto dal professor Dario Nicoli del dipartimento di sociologia dell’Università Cattolica di Brescia, scaturisce da un’analisi dei numeri: secondo i dati Excelsior dell’Osservatorio di Unioncamere e Anpal sull’attuale e futuribile ricerca di figure professionali, quasi una posizione su due non trova un lavoratore corrispondente. Le ragioni vanno dalla mancanza di candidati alla mancanza di preparazione adeguata a ricoprire il ruolo.

“Oggi viviamo le conseguenze negative della denigrazione del lavoro manuale, nonostante questo sia felicità. C’è una voglia di fondo di sfuggire all’alienazione dell’astrattismo professionale, c’è bisogno di pensare di saper fare e concretizzare la propria maestria- racconta il professor Nicoli- dall’altra parte c’è il grido di dolore delle imprese che non trovano lavoratori e posti qualificati che restano orfani per manchevolezze del sistema. La formazione professionale è in cronica crisi finanziaria e l’Italia è in cronica crisi occupazionale” Giorgio Vittadini, docente di Statistica alla Bicocca di Milano, ha aggiunto che “oggi il valore del lavoratore non è legato all’uomo come risorsa, ma è usato solo a pezzi: la visione contemporanea del lavoro anche nell’innovazione tecnologia invece non può prescindere dall’interezza e dall’apporto che si può dare attraverso la personalità di ognuno, la capacità relazionale e il muoversi con ideali. Questo è un contributo che pone le basi di sviluppo economico e occupazionale”.

“Il lavoro manuale è una leva irrinunciabile per le sfide che ci attendono: in quest’ottica, le imprese devono fare sistema con le scuole per orientare la vocazione dei giovani- ha dichiarato Roberto Tomasi, AD di Autostrade per l’Italia- Nell’ambito del progetto Autostrade del sapere abbiamo creato delle Academy per formare competenze tecnico-professionali nel campo delle manutenzioni e delle costruzioni- ha aggiunto l’Ad- inoltre stiamo dialogando con il sistema ITS per un futuro che veda profili sempre più rispondenti alle esigenze del nostro settore.

Tra le diverse competenze, il lavoro manuale continuerà a rivestire un ruolo primario nell’ambito delle nostre attività. È tempo che le aziende si alleino per mettere insieme fabbisogni, strumenti e programmi di azione: le sfide che ci attendono investono la capacità di individuare e coltivare le competenze del futuro nel breve, medio e lungo periodo”.

FacebookTwitterLinkedInWhatsAppEmail

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

2022-06-24T11:03:29+02:00