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Roma, il progetto di educazione sanitaria che ha contenuto il contagio da Covid in classe

tampone
'A tutela dello studente, per una scuola sicura' sviluppato da Società italiana di pediatria, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Istituto di Ortofonologia e Fondazione MITE all'IC Regina Elena
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ROM – Non un semplice monitoraggio dei tamponi ma un’operazione di educazione sanitaria, che ha permesso di contenere la diffusione del contagio da Covid-19 all’interno degli spazi scolastici. Degli oltre 10mila tamponi analizzati, infatti, solo 21 sono risultati positivi. Sono i dati del progetto Pilota ‘A tutela dello studente, per una scuola sicura’, svolto all’interno dell’istituto comprensivo ‘Regina Elena’ di Roma dalla Società Italiana di Pediatria, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, l’Istituto di Ortofonologia e la Fondazione Mite.

Presentati questa sera nel corso di una conferenza streaming, i dati hanno fatto emergere che “la scuola ha dimostrato di essere un ambiente sicuro se le regole vengono stabilite e rispettate. I dati vanno tutti nella stessa direzione”, ha detto Carlo Federico Perno, direttore UOC microbiologia e diagnostica immunologica dell’Ospedale Pediatrico IRCCS Bambino Gesù.

Grazie a uno screening a tappeto, accompagnato dal supporto medico dei pediatri della Sip e del Bambino Gesù e dall’assistenza psicologica degli esperti dell’Istituto di Ortofonologia di Roma (Ido), il progetto ha permesso un monitoraggio sanitario di tutta la popolazione scolastica, a partire dal settembre 2020.

“Docenti, alunni e famiglie potevano contare su un supporto tecnico, psicologico e medico– ha spiegato Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’Idoquesto ha reso la scuola un’area sicura e ha generato pochissimi casi di ansia. Tutti erano sereni perché sapevano di avere un appoggio. Sarà difficile ripetere un esperimento così, ma vorremmo continuare a farlo anche il prossimo anno”.

Per Alberto Villani, direttore del dipartimento di Emergenza e Accettazione, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Pediatria Generale e dell’Unità di Ricerca Patogenesi e Terapie Innovative in Infettivologia dell’OPBG, questi progetti dimostrano come “rispettando le regole, la scuola sia un luogo sicuro. Proprio per questo ci stiamo battendo perché l’educazione sanitaria entri a scuola come materia di insegnamento– ha detto Villani- e speriamo che alcune abitudini, come il lavaggio frequente delle mani, rimangano anche dopo la pandemia”.

Per la dirigente scolastica Rossella Sonnino, bambini e bambine hanno ormai assimilato le norme igienico-sanitarie, anche grazie a questa iniziativa: “Oggi i nostri studenti sanno che devono sanificarsi le mani, quelle che erano delle regole ora sono diventate la prassi– ha commentato la preside- speriamo che adesso a settembre il progetto possa continuare. Anche se per fortuna la vaccinazione sta andando avanti e questo ci rende più tranquilli, con la maggior parte del corpo docente vaccinato”.

“Le nostre scuole sono comunità e come tali si comportano: riescono a far parte del territorio e aiutare la cittadinanza– ha commentato la presidente del Municipio I di Roma, Sabrina AlfonsiQuesto tipo di sperimentazione potrebbe essere uno dei programmi che il comune dovrebbe portare avanti all’interno delle scuole”.

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