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Strage di Bologna, ricostruiti i legami tra il covo di via Gradoli e i Servizi

Gli appartamenti di via Gradoli 96, dove ebbero i loro covi prima le Br e poi i Nar, appartenevano a tre società riconducibili ai Servizi
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BOLOGNA – È servita a ripercorrere le trame societarie da cui emergono i legami tra la palazzina di via Gradoli 96 a Roma e i Servizi -e che coinvolgono uno degli imputati, Domenico Catracchia- l’udienza odierna del processo sulla strage del 2 agosto 1980 in Corte d’Assise a Bologna. Udienza che è durata meno del previsto, a causa dell’assenza di Adriana Faranda, l’ex componente delle Brigate rosse che avrebbe dovuto testimoniare oggi e che invece ha ‘marcato visita’, inviando un certificato medico alla Corte, che ha quindi ricalendarizzato la sua deposizione per il 7 luglio.

La giornata è quindi iniziata con la testimonianza del maggiore della Guardia di finanza, Biagio Palmieri, che ha appunto illustrato come gran parte degli appartamenti di via Gradoli 96, dove ebbero i loro covi prima le Br e poi i Nar, appartenessero a tre società (Caseroma, Immobiliare Monte Valle Verde e Immobiliare Gradoli) nei cui organismi sedevano persone riconducibili ai Servizi. Catracchia, ha spiegato Palmieri, era coinvolto in due di queste società, essendo stato amministratore unico di Caseroma e dell’Immobiliare Gradoli, società, quest’ultima, legata alla Fidrev, una società di consulenza del Sisde.

A riprova dei legami tra la palazzina di via Gradoli e i Servizi c’è poi il fatto che alcuni appartamenti di due stabili della via, quelli situati al civico 75 e al 96, fossero di proprietà del prefetto Vincenzo Parisi, che in periodi diversi è stato capo del Sisde e della Polizia e che aveva intestato quegli appartamenti ai suoi familiari.

Sulla questione degli appartamenti di Parisi e dei suoi legami con Catracchia (che, stando a quanto riportato in un libro dell’ex parlamentare Sergio Flamigni dedicato proprio a via Gradoli 96 era un ‘fiduciario’ del prefetto), ha poi deposto il secondo testimone sentito in questa udienza, l’ispettore di Polizia Consiglio Pacilio. Quest’ultimo ha raccontato che nel 1994 -mentre era impegnato in un’indagine sulla presenza di extracomunitari irregolari negli appartamenti di via Gradoli amministrati da Catracchia- scoprì che alcuni appartamenti dello stabile erano di proprietà di Parisi, aggiungendo che lo stesso Catracchia gli fece capire che se non avesse ‘lasciato perdere’ la questione la sua carriera avrebbe potuto subire dei danni. Pochi mesi dopo, Pacilio fu arrestato con l’accusa di aver sottratto dei documenti relativi all’omicidio della contessa Alberica Filo della Torre, il cosiddetto delitto dell’Olgiata, per poi uscire da questa vicenda giudiziaria in parte con un patteggiamento e in parte con un’assoluzione.

Infine, sempre sui legami tra le società proprietarie degli appartamenti di via Gradoli e i Servizi oggi ha testimoniato, senza aggiungere particolari elementi a quanto era già emerso in precedenza, anche il prefetto Vittorio Stelo, direttore del Sisde tra il 1996 e il 2001, che in un appunto del maggio 1998 indirizzato all’allora ministro dell’Interno, Giorgio Napolitano, e al Cesis (Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza) confermò il collegamento tra la Fidrev e l’Immobiliare Gradoli.

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