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Libia, l’analista Ruvinetti: “A Berlino per sbloccare lo stallo”

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Intervista alla Dire sulla conferenza presieduta da Germania e Onu
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ROMA – La Conferenza di Berlino due “sarà molto importante perchè arriva in un momento in cui l’iniziale entusiasmo sulla transizione libica sta lasciando il campo a una fase di stallo, con il rischio che si risveglino dinamiche critiche ora sopite e si torni a scenari problematici”. Parola dell’analista geopolitico Daniele Ruvinetti, un conoscitore della Libia, un Paese che frequenta da anni.

L’agenzia Dire lo intervista mentre nella capitale tedesca si apre la seconda Conferenza internazionale di Berlino, dopo quella che nel gennaio 2020 aveva portato all’istituzione del Forum di dialogo politico sulla Libia. Proprio nell’ambito di questo meccanismo negoziale sotto l’egida delle Nazioni Unite è nato, lo scorso febbraio a Ginevra, il governo unificato di transizione che ha formalmente messo fine a sette anni di conflitti per il controllo del Paese e ha aperto la strada alle elezioni generali, fissate per il 24 dicembre.

In Germania si attendono il primo ministro libico Abdul Hamid Ddeibah, il capo del Consiglio presidenziale, Al Menfi, e il responsabile della missione dell’Onu del Paese, Jan Kubis, che sarà anfitrione dell’evento insieme al governo tedesco. Oltre ai dirigenti dell’esecutivo di Tripoli ci saranno i ministri degli Affari esteri dei principali Paesi coinvolti nella questione libica, dall’Italia agli Stati Uniti, alla Turchia alla Russia, passando per Francia, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Si prevede inoltre la presenza del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, e dei rappresentanti di Lega Araba e Unione Africana.

Secondo Ruvinetti, saranno due i punti, connessi fra loro, su cui dovrà insistere la comunità internazionale. “Le priorità devono essere l’organizzazione delle elezioni generali e il ritiro dei mercenari turchi, russi, ciadiani e sudanesi” sottolinea l’esperto, convinto che la seconda dinamica sia legata in modo indissolubile alla prima. “Solo un governo eletto avrà la capacità e il potere di mandar via i militari stranieri”.

A oggi il governo, secondo l’analista, sembra aver rallentato il suo cammino lungo la road map sancita a Ginevra con la nascita dell’esecutivo unificato. “Alcuni nodi chiave, oltre a quello della partenza dei contractor appunto, vanno sciolti” dice Ruvinetti: “Su tutti il processo di integrazione delle milizie in forze armate unificate e l’approvazione del bilancio per il 2021, che è fermo al parlamento di Tobruk”. Già riferimento per una delle due fazioni che si combattevano per l’egemonia sul Paese, l’emiciclo di base nella città della Cirenaica, riferisce Ruvinetti, “si oppone perchè l’esecutivo ha chiesto molti soldi e questo non è visto di buon occhio dato che dovrà stare al potere, almeno in teoria, per soli cinque mesi”.

Secondo l’analista, anche il rilancio infrastrutturale ed economico della Libia sembra andare più a rilento di quel che sembra. Sollecitato sull’annuncio della riapertura della strada costiera Misurata-Sirte, che unisce l’ovest e l’est del Paese un tempo rivali arrivando proprio nella città che fa da confine tra le due aree, la cui smilitarizzazione è un altro nodo al centro della fase di transizione, Ruvinetti sottolinea: “Da informazioni certe si può affermare che la zona orientale del collegamento non è stata ancora riaperta, perchè gli uomini del generale Khalifa Haftar – alleati del governo di Tobruk nel conflitto e principale forza militare della Cirenaica, ndr – non hanno dato il loro beneplacito e non sembrano averne intenzione”.

Importante, evidenzia l’analista, sarà anche il ruolo dell’Italia: “La nostra posizione è in assonanza con quella degli Stati Uniti e ha come priorità di arrivare alle elezioni per evitare il caos, come detto di recente il premier Mario Draghi”.

Nonostante lo scenario complesso, non mancherebbero prospettive interessanti, rese tali anche dal potenziale coinvolgimento di gruppi di esperti. “Ci sono fondazioni, come Med-Or del gruppo Leonardo – annota Ruvinetti – che possono contribuire a creare una connessione socio-culturale ancora più forte tra i due Paesi, oltre che accompagnare il sistema Paese italiano in questa fase di riconciliazione che potrebbe aprirsi”.

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