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Arcilesbica non aderisce al Milano Pride: “La nostra giornata sarà il 27 giugno”

arcilesbica
"Vergognoso paragonare i migranti agli omosessuali che vanno fuori per avere famiglia"
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ROMA – “Non aderiamo al Milano Pride perché nel suo documento politico si avanza indirettamente la richiesta per noi inaccettabile dell’utero in affitto. Il Milano Pride mette nero su bianco che le persone omosessuali sono ‘costrette a migrazioni per costruire la propria famiglia. Lo Stato italiano deve vergognarsi’. Ma secondo noi la vergogna è paragonare coppie bianche, privilegiate e facoltose alle persone migranti“. Così in una nota stampa Cristina Gramolini, presidente Arcilesbica. “Il Milano Pride chiede anche che si possa autocertificare il cambio anagrafico di sesso, trasformato in una ‘procedura comunale’, questa per noi è una banalizzazione della transessualità e altererebbe le statistiche (su gap salariale, violenze ad esempio) danneggiando le donne in tanti i campi: quote, sport, pari opportunità. A noi- continua Gramolini- importano i diritti lgbt+, i diritti delle donne e i diritti umani, che devono progredire insieme in una sintesi responsabile e senza mercificazioni. Per questo la nostra giornata di Pride a Milano sarà domenica 27 giugno con il convegno ‘Differenti, non escludenti’, pieno di voci decise a confrontarsi affinché continui la dialettica delle idee”. Conclude la presidente di Arcilesbica: “Ascolteremo la giornalista di Micromega Cinzia Sciuto, la filosofa Raffaella Colombo, la scrittrice Monica Lanfranco, l’assessora del PD Irene Zappalà. E parleremo con tante attiviste di nuovi diritti e falsi diritti, di realtà del sesso, di necessari emendamenti al ddl Zan e di relazioni tra donne”.

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