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Ex Ilva, dal Consiglio di Stato niente stop per l’area a caldo

Disposto l'annullamento della sentenza del Tar di Lecce relativa allo spegnimento dell'area a caldo del siderurgico di Taranto
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BARI –  È stata pubblicata oggi la decisione del Consiglio di Stato dopo l’udienza dello scorso 13 maggio che ha disposto l’annullamento della sentenza del Tar di Lecce relativa allo spegnimento dell’area a caldo del siderurgico ionico. Lo rende noto Acciaierie d’Italia che in una nota specifica che “vengono a decadere le ipotesi di spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto di Acciaierie d’Italia e di fermata degli impianti connessi, la cui attività produttiva proseguirà con regolarità”.

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ANNULLATA L’ORDINANZA DEL SINDACO DI TARANTO

“Con la sentenza n. 4802 del 23 giugno 2021, la Sezione IV del Consiglio di Stato, accogliendo gli appelli di Arcelor Mittal S.p.a. e di Ilva S.p.a. in amministrazione straordinaria, ha annullato l’ordinanza n. 15 del 27 febbraio 2020, con cui il Sindaco di Taranto aveva ordinato loro, nelle rispettive qualità di gestore e proprietario dello stabilimento siderurgico “ex Ilva”, di individuare entro 60 giorni gli impianti interessati da emissioni inquinanti e rimuoverne le eventuali criticità, e qualora ciò non fosse avvenuto di procedere nei 60 giorni successivi alla sospensione/fermata delle attività dello stabilimento”. È quanto si legge in una nota del Consiglio di Stato, che spiega come “l’ordinanza era stata emessa, nell’esercizio dei poteri di necessità e urgenza del Sindaco a tutela della salute della cittadinanza, a seguito di episodi di emissioni di fumi e gas verificatisi nell’agosto 2019 e nel febbraio 2020 e delle successive verifiche ambientali e sanitarie”.

MELUCCI (SINDACO DI TARANTO): “LA MIA ORDINANZA È PUNTO DI NON RITORNO, NESSUNO PUÒ SENTIRSI ASSOLTO”

“L’ordinanza sindacale rappresenta in ogni caso un punto di non ritorno, ora bisogna convocare il tavolo dell’accordo di programma”. Lo dichiara il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, commentando la sentenza del Consiglio di Stato che di fatto consente il funzionamento dell’area a caldo del siderurgico. Il primo cittadino si dice poco “sorpreso dalla sentenza del Consiglio di Stato, al netto di alcuni passaggi sui quali sarebbe opportuno riflettere. Di certo oggi nessuno può sentirsi banalmente assolto”. “Con la mia ordinanza – aggiunge – abbiamo chiamato lo Stato alle sue responsabilità sul futuro dell’ex Ilva e sulla salute dei tarantini. Ora la palla passa alla politica e al governo, bisogna dimostrare che l’Italia è un Paese civile e coraggioso”. “Dal canto mio ho la coscienza a posto, ho fatto tutto quello che era nei poteri del sindaco per provare a difendere la mia comunità – prosegue – La battaglia continuerà finché non ci sarà un tavolo per l’accordo di programma che sancisca la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento ionico”.

GIUSTIZIA PER TARANTO: “SENTENZA CONSIGLIO STATO NEGA DIRITTI

“Il Consiglio di Stato ha negato lo spegnimento dell’area a caldo, andando in contrasto con la sentenza del Tar di Lecce dello scorso febbraio che ne imponeva la chiusura. Ancora una volta viene quindi negata giustizia a Taranto”. È il commento delle associazioni riunite nella sigla Giustizia per Taranto alla sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto l’appello di ArcerlorMittal contro lo spegnimento dell’area a caldo. Per le associazioni si tratta di “un giudizio che, alla luce delle nuove evidenze scientifiche e sanitarie che sottolineano ancora eccessi di mortalità e di mortalità e di malattie correlate agli inquinanti immessi dall’impianto siderurgico sul nostro territorio, è sbilanciato verso la produzione e il profitto invece che la vita”. “Nonostante questa battuta d’arresto, la battaglia che conduciamo da anni non si ferma e ha ancora svariati e fondati motivi per essere combattuta e vinta”, annuncia l’associazione che definisce “precari i fantomatici piani del governo per l’ex-Ilva” in quanto “non supportati né a livello economico, né tecnico e né da evidenze che escludano ulteriori ricadute sanitarie sul territorio”.

I componenti dell’associazione ricordano “la condanna comminata nel 2019 allo Stato italiano da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo e la pesantissima confisca degli impianti dell’area a caldo decisa qualche giorno fa nel processo Ambiente Svenduto” ed evidenziano che la “nuova compagine societaria, in un paradosso tutto italiano, che vede in Mittal un socio e al contempo un concorrente dello Stato”. “La crisi che attanaglia la fabbrica si trascina ormai da anni e dimostra l’impossibilità di trovarvi soluzione come la politica si ostina a concepire”, scrivono spiegando che ora “c’è l’irripetibile opportunità di attingere ai fondi europei per compiere scelte realmente risolutive dei drammi della nostra comunità. Occorre un programma di risanamento e riconversione che coinvolga tutta la città e attorno al quale scrivere una nuova e sana pagina di storia per Taranto”. 

CODACONS PRONTO A RICORRERE ALLA CORTE DI CASSAZIONE

 Il Codacons è pronto a ricorrere alla Corte di Cassazione contro la sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto l’appello di ArcelorMittal. “È importante che il Consiglio di Stato abbia salvaguardato nella sua sentenza i poteri di intervento dei sindaci, ma lascia estremamente perplessi la posizione dei giudici secondo cui l’emissione di sostanze nocive nell’aria, a partire dalla diossina emessa dal camino E312 e che provoca effetti mortali sull’uomo, non costituisca un danno imminente e grave tale da giustificare il blocco dell’area a caldo o anticipare i tempi per l’adozione dei filtri a manica, tempi che slittano a fine anno salvo nuove criminali proroghe da parte del Governo”, afferma il presidente dell’associazione Carlo Rienzi spiegando che “valuteremo con attenzione le motivazioni della sentenza ai fini di un possibile ricorso per revocazione o di appello alla Cassazione”. “Ci aspettiamo ora che la Procura di Taranto, cui abbiamo inviato un esposto nelle settimane scorse, provveda con urgenza a dare esecuzione alla sentenza della Corte d’Assise e si attivi per sequestrare l’aria a caldo e salvaguardare la vita di migliaia di cittadini tarantini”, conclude Rienzi.

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