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Secondo giorno consecutivo di sciopero per i lavoratori dell’ex Ilva di Genova

protesta ilva genova
Dopo il presidio notturno, i metalmeccanici hanno dato via ad un corteo che ha bloccato la strada Guido Rossa e i varchi
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GENOVA – Seconda giornata consecutiva di sciopero e manifestazione per i lavoratori dello stabilimento Acciaierie d’Italia di Genova Cornigliano contro la richiesta dell’azienda di cassa integrazione ordinaria a partire dal 28 giugno.

Dopo il presidio notturno, i metalmeccanici stamattina hanno iniziato a radunarsi davanti ai cancelli della fabbrica a partire dalle sei. La proposta che i sindacati faranno all’assemblea è di proseguire con la protesta, tornare a bloccare la strada Guido Rossa e fermare anche i varchi merci della fabbrica.

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Ieri il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, si è detto disponibile a incontrare i lavoratori lunedì prossimo a Genova, ma non basta. La richiesta di Fim, Fiom, Uilm, anche con una lettera che sarà formalizzata stamattina all’azienda, è di sospendere la procedura di cassa integrazione. In caso contrario, giorno di pausa domani per il santo patrono della città, ma venerdì si riprende con sciopero e corteo da Cornigliano alla Prefettura. Secondo quanto comunicato ieri sera dallo stesso Orlando, però, l’azienda non avrebbe ancora formalizzato la richiesta della cassa integrazione all’Inps.

“Potrebbe essere un’indicazione del fatto che il governo sta iniziando a muoversi politicamente- ragiona Stefano Bonazzi, segretario Fiom Genova- ma vogliamo una dichiarazione pubblica del ministro che chieda all’azienda di fermare la procedura, che è stata formalmente avviata anche con il primo confronto con i sindacati, durante il quale abbiamo rispedito la richiesta al mittente”.

PALOMBO (FIOM): “VENERDÌ CON ELMETTI, SUCCEDA QUEL CHE SUCCEDA”

È partito poco dopo le 8.30 il corteo dei lavoratori della fabbrica di Genova Cornigliano di Acciaierie d’Italia per andare a bloccare per il secondo giorno consecutivo la strada Guido Rossa. Una decina di lavoratori andrà anche a presidiare il varco merci in zona aeroporto per controllare che nulla esca dallo stabilimento. Pochi minuti di assemblea per fare il punto della situazione, poi di nuovo in marcia, con un nuovo striscione: “Governo servo complice di Mittal”.

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Il piano della protesta non cambia: “Dobbiamo continuare a fare quello che abbiamo fatto ieri, con lo stesso schema di gioco. Sì è mosso poco. Manteniamo alta la tensione– riassume il coordinatore rsu Armando Palombo, delegato Fiom- l’incontro in fabbrica lunedì 28 con il ministro Orlando è un mezzo risultato, importante ma insufficiente. Il 28 è troppo tardi perché sarebbe il primo giorno di cassa. Bene che venga il ministro, ma ci vuole un atto che sospenda la procedura di cassa integrazione: il Governo, anche in qualità di azionista, deve intervenire sull’azienda, si discute a bocce ferme. Se il Governo sta zitto, se non è servo quantomeno è complice”.

Senza sospensione della richiesta di cassa integrazione, quindi la protesta continua: domani pausa per il santo patrono di Genova, venerdì in corteo da Cornigliano alla Prefettura. “Venerdì dobbiamo essere pronti e decisi a smascherare servi e complici– avverte Palombo- non chiedo a nessuno di fare l’eroe, chi non se la sente starà cinque metri indietro, ma tutti con l’elmetto e compatti, succeda quello che succeda”.

IL CORTEO BLOCCA VIA CORNIGLIANO

Cambio di percorso per il corteo dei lavoratori ex Ilva di Genova. La protesta esce dal varco di ponente della strada Guido Rossa e blocca via Cornigliano, all’altezza della stazione ferroviaria e di fronte alla fabbrica. Pesanti ripercussioni per la viabilità cittadina.

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UN VIGILE IN BORGHESE TENTA DI FORZARE IL BLOCCO, TENSIONE E SPINTONI

Qualche momento di tensione nel corso della manifestazione dei lavoratori ex Ilva di Genova, quando un agente in borghese della Polizia locale ha cercato di forzare con lo scooter il blocco in via Cornigliano, mostrando il tesserino ai lavoratori. Qualche spintone e scontri verbali, poi la situazione è tornata rapidamente alla normalità. Nel frattempo, il corteo dopo essere tornato sulla “Guido Rossa”, si è di nuovo spostato per un secondo giro in via Cornigliano.

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MANGANARO (FIOM): “DOPO IL CONSIGLIO STATO, IL GOVERNO NON HA PIÙ SCUSE”

Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta del Tar di chiudere l’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto. La notizia circola veloce anche tra i lavoratori di Genova in sciopero per il secondo giorno consecutivo. “A questo punto il governo non ha più alibi– tuona Bruno Manganaro, ex segretario Fiom Genova- fino a un’ora fa si è nascosto dietro la necessità di aspettare, la sentenza ora c’è ed è determinante: non c’è nessuna ragione perché l’azienda proceda con la cassa integrazione ordinaria. Motivo in più per la lotta di questi lavoratori: il governo deve dire che cosa vuol fare a cominciare dalla sospensione della procedura di cassa e dalla convocazione di tutte le organizzazioni sindacali per dire come si procede dopo l’esito di questa sentenza”. Il sindacalista aggiunge che “il governo finora si è nascosto: se continua a farlo anche nelle prossime ore, l’idea che sia complice di un’operazione che porta la Mittal nei fatti a tenere fermi tutti gli stabilimenti avrebbe una ragione in più”.

Sulla stessa linea Christian Venzano, segretario Fim Cisl. “Dopo la sentenza del Consiglio di Stato non ci sono più scuse. Adesso serve il piano industriale, servono gli investimenti per rilanciare la siderurgia nel nostro paese perché è un settore strategico“. Per il delegato della Uilm, Fabio Ceraudo, “si tratta di una sentenza importante. Lo Stato deve agire in fretta sul piano industriale e ambientale che sono la base per investire e produrre in tutto il gruppo”.

“Se l’impianto di Taranto può produrre fino a cinque milioni di tonnellate come aveva detto l’amministratore delegato- ricorda il coordinatore della rsu per la Fiom, Armando Palombo– vuol dire che due o tre milioni possono arrivare a Genova e Novi Ligure e non c’è bisogno di cassa integrazione. Non ci possono prendere in giro, il mercato tira e noi vogliamo lavorare”. Per Palombo, “se il Consiglio di Stato ha dato il via libera, chi rappresenta il governo dentro l’azienda, con il 38% del pacchetto azionario e il 50% dei diritti societari, come primo atto deve impedire la cassa integrazione“.

Il sindacalista rivolge anche un pensiero al governatore ligure, Giovanni Toti, che ieri, dopo un’interlocuzione con il ministro Giorgetti, aveva chiesto di sospendere la protesta: “Girando per le vie di Cornigliano non ho sentito cittadini che pretestavano- replica Palombo- ma automobilisti che applaudivano e dicevano che facciamo bene a farci sentire”.

L’AZIENDA RESPINGE LA RICHIESTA DI SOSPENDERE LA PROCEDURA DI CIG

Acciaierie d’Italia respinge la richiesta di sospendere la procedura di cassa integrazione inviata questa mattina dai segretari di Fim, Fiom e Uilm Genova, nel corso del secondo giorno consecutivo di sciopero allo stabilimento di Cornigliano. “Non ravvisandosi le condizioni sospensive da voi richieste– scrive l’azienda- si ribadisce che alla data del 28 giugno decorrerà il ricorso alla cassa integrazione ordinaria”.

Si alza ulteriormente la tensione tra i lavoratori, con il terzo giorno di sciopero in programma per venerdì e un corteo, questa volta da Cornigliano alla Prefettura, che si annuncia molto caldo. L’azienda, nella risposta inviata a segreterie sindacali e rsu, ricorda che la procedura di cassa integrazione ordinaria è stata attivata il primo giugno e che il 21 si è tenuto a Genova il previsto esame congiunto.

La consultazione sindacale– aggiunge il management di Acciaierie d’Italia- è stata rinviata su vostra richiesta al fine di poter presentare all’assemblea dei lavoratori le risultanze dell’incontro sindacale e le modalità attuative in materia di rotazioni per il previsto ricorso all’ammortizzatore sociale”. L’azienda dice, inoltre, ai sindacati di essere “tuttora in attesa della vostra disponibilità a proseguire l’esame congiunto sospeso il 21 giugno, che ovviamente non potrà avvenire oltre il 27 giugno”.

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