Il Governo Conte regge… sulle gambe traballanti del M5S e del Pd

L'editoriale di Nico Perrone per DireOggi
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ROMA – Gli schieramenti sono in campo, la battaglia è cominciata. Ci saranno alti e bassi, ma alla fine emergeranno vinti e vincitori. Nel M5S, intanto, si brinda: «La tregua stretta tra Grillo, Di Battista e  i dirigenti del Movimento stra reggendo» dice una fonte, «ora è nel Pd che stanno litigando. Noi stiamo a guardare che cosa accadrà, reggeranno i Dem?». Una visione, forse, troppo semplice. Anche il Movimento bolle e ribolle. Oggi due parlamentari se ne sono andati altrove. Vada per il deputato, ma preoccupa l’abbandono della senatrice Alessandra Riccardi, di Milano, che già si era espressa contro il via libera ai giudici per processare Matteo Salvini. In molti la vedono già leghista, un voto in meno proprio al Senato dove la maggioranza da tempo già balla visto che ha pochi voti di scarto. Oggi il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha fatto appello agli alleati di Governo perché si trovino subito alleanze per andare insieme alle elezioni regionali del prossimo autunno. Non risulta comprensibile, infatti, che si governi insieme e ci si scanni poi sulle candidature regionali. Anche il leader della Lega, Matteo Salvini, che all’inizio voleva solo suoi candidati, alla fine ha ceduto agli alleati: meglio vincere uniti, e spartirsi le quote di potere, che andare divisi perdendo tutto. Discorso difficile da far passare nel campo del centrosinistra. E qui le spiegazioni si sprecano: Di Maio vuole le mani libere, vuol decidere passo dopo passo come posizionarsi, soprattutto in vista delle elezioni del prossimo presidente della Repubblica. Di Battista, da parte sua, aspetta che la situazione si complichi, che la crisi economica in autunno faccia saltare tutto il quadro politico attuale, per così mettersi alla testa dei suoi e conquistare la guida del M5S. Nel Pd, anche, c’è chi spera di mantenere e rafforzare l’attuale schema (Franceschini) per poi giocarsi in proprio la partita del Colle. Altri, giudicando poco incisivo e autorevole l’attuale segretario Zingaretti, vogliono invece tirare la volata a Stefano Bonaccini, il presidente dell’Emilia-Romagna, l’unico che dopo varie batoste è riuscito da solo a battere la Lega di capitan Salvini. Alla fine, tutto questo pare un già visto, vecchio e ritrito. Nessuno alza lo sguardo o lo sposta al di fuori dei recinti dei rispettivi partiti. L’epidemia ha colpito duro e tutte le conseguenze ancora non le abbiamo viste. Senza mettersi in mezzo alla gente, tra le esperienze migliori di resistenza e di rilancio di una politica democratica che parta dal basso, davvero qualcuno pensa che saranno gli attuali dirigenti a gestire una possibile emergenza economica e sociale? O a furor di popolo un super tecnico dal piglio autoritario che decide in quattro e quattr’otto? Con tanti saluti a chi spera nel confronto.

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23 Giugno 2020
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