Egitto, Civati: “Intitolare piazza vicino ad ambasciata a Regeni”

Giuseppe Civati, fondatore di Possibile, rilancia l'idea che è circolata su Twitter: dare il nome di Regeni alla via o piazza davanti all'ambasciata egiziana a Roma
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BOLOGNA – Intitolare la piazza o la strada antistante l’Ambasciata d’Egitto a Roma a Giulio Regeni, così “si troverebbero il suo nome anche nei documenti ufficiali, sul loro sito internet, su Google Maps… per non dimenticare”. E’ una proposta lanciata su Twitter ma che Giuseppe Civati, fondatore di Possibile, fa ‘propria’, condividendo l’idea su tutti i suoi social network. Insomma, la rilancia.

E spiega: quella di intitolare la piazza vicina all’ambasciata d’Egitto a Giulio Regeni, anche se “è una provocazione, ci sta. Mi sembra un’ottima idea perchè bisogna rompere questo schema per cui d’Egitto non si può parlare”. E mentre “è ancora dolorosamente aperta la ferita su Regeni, Patrick Zaki sono mesi che cerca di avere quantomeno un passaggio giudiziario corretto”. E il Governo italiano, intanto, “ha appena venduto le armi all’Egitto come se niente fosse, liquidando il fatto dopo una finta discussione sui giornali e sui media senza alcuna opposizione”, incalza Civati. Ma se per Regeni, purtroppo, ormai l’unica cosa su cui si può insistere è quella di scoprire la verità sull’omicidio in Egitto, dal quale sono passati quattro anni; per Patrick Zaki, attivista e studente dell’Università di Bologna, rinchiuso nel carcere di Tora da febbraio, ancora forse si può fare qualcosa.

“Io credo che tutte le strade si debbano percorrere”, continua Civati. Anche quella di manifestazione bis di solidarietà come quella svoltasi a Bologna poco prima del lockdown, che coinvolse oltre 5.000 persone? “Il mio è un auspicio, un invito a farla, certo, anche se con la consapevolezza che non sia ancora tornato tutto alla normalità (dal post-emergenza coronavirus, ndr) e quindi non è così semplice organizzare grandi eventi”, spiega l’ex del Partito democratico alla ‘Dire’.

“Ogni strada, ogni piazza, ogni intuizione, ogni pensiero anche quello più marginale è importante. Non può passare tutto sotto il silenzio”, continua Civati, motivando le battaglie sui diritti umani portate avanti da lui e da Possibile, ultima su tutte quella su Silvia Romano, che dal giorno del suo rapimento è stata ricordata con un post sui social o altre iniziative quasi ogni giorno. “Mi fa molta paura che molti non considerino queste cose come fare ‘politica’, mi sembra che in generale il clima si stia inaridendo- conclude Civati- il Governo dovrebbe rispondere e non solo una parte della sinistra”. Infine, soprattutto dopo l’esperienza di Regeni il Governo italiano “dovrebbe muoversi in autonomia” rispetto al caso di Zaki, considerando che ci sono ancora possibilità in merito alla sua scarcerazione.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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