L’ambasciatrice di Francia chiama alla mobilitazione verso Cop21

[caption id="attachment_11973" align="alignleft" width="225"] C. Colonna[/caption] ROMA - "Quella di oggi
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C. Colonna

ROMA – “Quella di oggi deve essere una giornata di mobilitazione più che di informazione”: Catherine Colonna, Ambasciatrice di Francia in Italia, lo dice aprendo il seminario per giornalisti verso la Cop 21 di Parigi, organizzato con la Federazione italiana media ambientali (Fima) a palazzo Farnese, sede dell’ambasciata di Francia a Roma.

“La Cop 21 non è una conferenza della Francia ma dell’Onu, quindi di tutto il mondo”, sottolinea Colonna. Per questo l’ambasciatrice chiama alla “mobilitazione” perché anche se la riunione “nasce sotto i migliori auspici” e “l’accordo e possibile”, il tempo “di prendere coscienza è giunto” e “bisogna andare più in là con una mobilitazione della società civile”.

Infatti, “oggi tranne qualche eccezione che conferma la regola, i dati mostrano che i mutamenti climatici sono in atto e sono conseguenza dell’attività umana”, ricorda Colonna. Mutamenti, avverte l’ambasciatrice di Francia, che “porteranno miseria, ingiustizie e anche guerra”.

Però se la consapevolezza del rischio climatico pur se lentamente e meno di quanto sia auspicabile cresce, “il processo deve proseguire- aggiunge Colonna- e per questo serve la mobilitazione della società civile, perché la difesa del pianeta non è un’opzione che possiamo scegliere o meno, ma una cosa dalla quale dipende il futuro del nostro pianeta”.

A Parigi “abbiamo la possibilità di prendere decisioni che permetteranno al pianeta di avere un futuro”, prosegue Catherine Colonna, Ambasciatrice di Francia in Italia, “e questa è una chance che dobbiamo esercitare”.

Si tratta di “una opportunità per i nostri Paesi sviluppati perché abbiano la possibilità di passare alla ‘rivoluzione verde’ e marciare verso un’economia più rispettosa dell’ambiente” che è anche un’opportunità per battere la crisi, rileva Colonna. Una possibilità ancor più preziosa poi “per i Paesi più poveri” e più colpiti dai mutamenti che “per primi li investono” così “mettendo  repentaglio la loro esistenza”: la “possibilità di vivere” per paesi “che oggi ci sono e che domani potrebbero non esserci più” come gli stati insulari del Pacifico, conclude l’ambasciatrice di Francia.

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