Federlab: “Diritto alla salute nella Ue è assente dalla campagna elettorale”

"La sanità è uno degli aspetti che è stato considerato meno in tutta questa campagna elettorale"
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ROMA – La Direttiva 2011/24/Ue sulla mobilità sanitaria transfrontaliera è un argomento scottante, pieno di contraddizioni, che a detta di Gennaro Lamberti, presidente FederLab, e della maggioranza dei presenti alla Conferenza Internazionale ‘Cross-border Health Care in the European Union’, è stato erroneamente marginalizzato durante la campagna elettorale delle Europee.

“Abbiamo pensato di sponsorizzare questo importante convegno alla facoltà di Giurisprudenza di Roma Tre perché è un momento molto importante per tutto ciò che avviene in Europa. La sanità è uno degli aspetti che è stato considerato meno in tutta questa campagna elettorale. Io ritengo- ha spiegato Lamberti- che come associazione di categoria delle attività ambulatoriali italiane dobbiamo avere un ruolo importante anche nell’educazione sanitaria. Perciò è un nostro interesse promuovere, al livello nazionale e al livello europeo, incontri di questo tipo affinché servano a migliorare la qualità della vita e soprattutto la prevenzione, che è ciò che ci interessa di più all’interno del nostro Ssn”, ha aggiunto il presidente.

La 2011/24/Ue impone ai Paesi membri di istituire un National Contact Point, punti di informazione e assistenza in materia sanitaria per “promuovere il diritto del paziente a muoversi liberamente in Ue, anche in tema di garanzia delle proprie cure”, ha spiegato Maria Donata Bellentani, responsabile del National Contact Point per il ministero della Salute.

La trasnfrontaliera, ha continuato Bellentani, “prevede assistenza indiretta, il cittadino anticipa le spese che vengono poi rimborsate. Il rimborso però, non è uguale a ciò che il cittadino necessariamente spende, ma è uguale invece a ciò che costa quel tipo di prestazione nel suo Paese di provenienza. Questo è un punto molto importante perchè mette in risalto anche una serie di difficoltà nell’attuazione della direttiva europea”.

C’è chi ritiene, come il direttore del Crispel, Carlo Colapietro, che la direttiva sia ancora troppo poco in materia di diritto alla salute che “dovrebbe avere un ruolo centrale nel welfare dell’Unione Europea mentre non possiamo dire che abbia trovato una posizione reale come diritto sociale”.

C’è chi, dall’altro lato, sottolinea l’importanza della direttiva che “interviene in un contesto privo di una legislazione in materia. Prima della direttiva avevamo solo dei regolamenti settoriali per i lavoratori o per altre categorie che si trovassero, per turismo o per studio, all’estero- ha argomentato Guerino Fares, dell’Università Roma Tre- La direttiva, infatti, si occupa fondamentalmente di definire dei principi comuni a tutti gli Stati membri e si prefigge l’obiettivo di porre a confronto i sistemi dei diversi Paesi, in modo da creare, in ciascun cittadino europeo, una sorta di pretesa alla buona amministrazione del servizio del Paese di residenza, così da mettere in guardia lo stesso Paese dal fatto che, laddove il livello di servizio adeguato, necessario ed appropriato non sia reso disponibile, il cittadino stesso si recherà in un altro paese per ricevere quelle cure, sia pure a delle condizioni tassative stabilite nel Paese di origine. Si genera così una competizione virtuosa tra i sistemi sanitari europei”, ha ribadito Fares.

L’incontro di oggi, svoltosi nel dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Roma Tre, ha una rilevanza in termini di fronteggiare le “sfide importanti e difficili che l’avanzare della tecnologia propone, con l’arrivo di nuovi medici e nuovi farmaci disponibili. Crediamo, quindi, che il mondo dell’associazionismo, delle istituzioni, della ricerca e delle università debba fare uno sforzo comune per provare a fornire ai decisori delle idee e degli spunti per indirizzare le future scelte in materia di salute pubblica”, ha concluso Pietro Napolitano, responsabile relazioni istituzionali FederLab.

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