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A Fico sboccia parco biodiversità, coi gemelli dei frutti antichi

Un frutteto che è soprattutto una "banca della memoria": è stato inaugurato ieri a Bologna
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BOLOGNA – Una sorta di banca del seme, però dei frutti più antichi d’Italia. C’è il pero più grande della Penisola e il noce più anziano d’Europa. C’è il loto bicentenario, il mandorlo più grande e il fico più vecchio d’Italia. C’è persino il cipresso che si dice piantato da San Francesco in persona. Piantumato nell’autunno scorso, nel parco Fico-Eataly world di Bologna è sbocciato il primo “Frutteto della biodiversità“, il giardino che raccoglie appunto gli esemplari delle piante da frutto (e non solo) più antiche e grandi d’Italia.

Gli alberi originali sono ancora al loro posto, non sono stati trapiantati. Da loro però, dai cosiddetti ‘patriarchi’, sono stati derivati gli esemplari gemelli che oggi sono cresciuti a Fico. Un frutteto che in realtà è una “banca della memoria“, come lo definisce Andrea Segrè, ideatore di Fico e presidente della Fondazione, per salvarli dall’estinzione. “Stiamo perdendo una grande ricchezza- spiega Segrè, oggi a margine della presentazione del frutteto- in tutto il mondo l’agricoltura sta puntando sempre più su poche specie, animali e vegetali. Rischiamo di perdere le piante antiche“. Da qui l’idea di farle rinascere e conservarle a Bologna, con un progetto voluto e proposto da Ispra e Arpae Emilia-Romagna.



“E’ raro trovare piante così- commenta entusiasta Oscar Farinetti, patron di Eataly- il bello di un Paese è la biodiversità. Più c’è varietà di vita più non solo è bello mangiare, ma anche guardare, camminare e vivere. Più siamo diversi e meglio è. Per questo sono a favore delle migrazioni dei popoli, di accoglierci e mischiarci”. Il frutteto è stato inaugurato ieri, in occasione della giornata mondiale della biodiversità, e raccoglie piante da record di 15 regioni italiane.

A Fico trova dunque ospitalità il gemello del pero più grande d’Italia, che si trova a San Severino Lucano in Basilicata, con circonferenza di oltre quattro metri e tre secoli di vita. Poi c’è il noce più anziano d’Europa: l’originale vive a Poggiodomo in Umbria e ha una circonferenza di oltre cinque metri (ancora fruttifica). Nel parmense vive invece il fico della Badia di Cavana, con oltre 800 anni e una chioma di circa 300 metri quadrati. Sempre in Emilia-Romagna c’è il cipresso di San Francesco, anche lui con più di 800 anni di età: si trova nel convento dei Frati minori di Villa Verucchio a Rimini e si narra sia stato piantato da san Francesco.

Nel frutteto di Fico è stato poi piantato il gemello del mandorlo più grande d’Italia: l’originale vive a San Giovanni Rotondo in Puglia (4,6 metri di circonferenza, circa 300 anni di età). Dalla Lombardia invece è arrivato il bicentenario loto di Maleo (quattro metri di circonferenza), mentre il Piemonte vanta il Melo grande Alessandro, che vive in provincia di Biella (anche lui 200 anni di età). Dalla Sardegna viene il fico d’india longifoglia, pianta secolare di origine texana salvata dall’estinzione. A Fico è stato clonato anche l’acerone dei Nebrodi (Sicilia), la secolare vite Mantonico (Calabria), la bicentenaria vite di Taurasi (Campania) e il millenario olivo di Venafro, in provincia di Isernia (Molise), che vanta una circonferenza di oltre cinque metri.

Per l’Abruzzo troviamo il fico di Fossacesia (Chieti), mentre per il Lazio il melograno plurisecolare di Roma, il cui originale vive dietro la scala santa della Basilica di San Giovanni in Laterano. Dal Trentino Alto Adige, infine, ecco il melo di Fondo (220 anni), anche lui salvato dall’estinzione.



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