Ue-America latina, sul Venezuela è lite tra Tajani e Ortega

Il presidente dell'Europarlamento fa appello per il rispetto della democrazia, il rappresentante venezuelano si infuria
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FIRENZE – Una questione di principio e un’altra squisitamente di stile. Il vertice Eurolat fra i parlamentari in rappresentanza dell’Unione europea e quelli dei Paesi dell’America Latina ha lasciato più di un livido quando, inevitabilmente, è stata toccata la piaga della democrazia “soffocata” in Venezuela.

Ad assolvere a questa incombenza ha provveduto il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, nella mattinata di sessione plenaria che ha accompagnato il vertice, iniziato ieri e che andrà avanti sino a domani, a Palazzo Vecchio.

Appena giunto nel salone de’ Cinquecento – che di assemblee parlamentari se ne intende visto che ospitò nella breve parentesi di Firenze capitale, fra il 1865 e il 1870, le sedute della Camera dei deputati – è stato fermato dai giornalisti. Secondo lei cosa deve fare l’Europa dinanzi alle violenze del presidente Maduro? Gli hanno chiesto a bruciapelo. “Continuo a lanciare appelli affinché si rispetti la democrazia – ha risposto Tajani – perché l’opposizione non finisca sempre in carcere, perché non si può fare in un Paese democratico l’opposizione dalla prigione”.

Gli scontri di piazza non sono curativi, piuttosto Caracas dovrebbe passare alla medicina delle libere elezioni, è stato il ragionamento che l’europresidente ha sviluppato.

Lo stesso offerto prendendo la parola, in spagnolo, alla riunione plenaria dei rappresentanti di Ue e America Latina.

“LIBERATE I PRIGIONIERI POLITICI”, “COLONIALISTA”

“Lo Stato di diritto, i diritti umani, il principio della separazione dei poteri, la libertà di parola e di espressione devono essere protetti – ha scandito -. E la liberazione dei prigionieri politici è necessaria”.

Il prodotto di questa riflessione se per un verso è stata una calorosa accoglienza da parte della platea europea e degli altri Paesi sudamericani, ha visto la reazione furibonda di Saul Ortega, rappresentante venezuelano vicino a Maduro, che assieme a una sua collega ha alzato la voce e puntato il dito per interrompere l’intervento di Tajani.

Colonialista”, è stato l’epiteto indirizzato al presidente di Strasburgo: “In Venezuela non c’è una dittatura, è in corso un processo elettorale con un’assemblea costituente”.

La iato fra il senso di democrazia europeo e di buona parte dell’America latina rispetto agli emissari di Maduro non poteva ampliarsi più a dismisura. E se la divaricazione sui principi è stata fin da subito l’oggetto della contesa, un’altra annotazione è servita a scavare il solco fra l’Europa di Tajani e le intemperanze venezualane: quella inerente la civiltà del confronto.

Il presidente dell’Europarlamento, intrattenendosi con la stampa, al termine del proprio intervento ha assestato una stoccata a Ortega e collega: “Evidentemente sono abituati a non far parlare quelli che non la pensano come loro”. E a chiosa di questo argomento, il presidente della componente europea di Eurolat, Ramon Jauregui Atondo, ha citato uno specifico precedente, all’interno della stessa riunione: il duro affondo verso “l’austerity che alza i muri contro i cittadini” pronunciato dal presidente della componente latina, Roberto Requiao – brasiliano, esponente del Partito del movimento democratico vicino alla deposta presidente Rousseff.

“Le sue parole – ha richiamato l’attenzione Atondo – non sono piaciute agli eurodeputati della Germania, che non erano d’accordo nel merito, ma non hanno inscenato una reazione simile”.

di Carlandrea Adam Poli, giornalista

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