VIDEO | Coronavirus, Cutelli (Wfp): “Rischiamo anche la pandemia alimentare”

"Con il lockdown c’è chi non ha da mangiare: Stati onorino donazioni per 1 miliardo e 900 mln di dollari", esorta la responsabile del World Food Program
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ROMA – Frontiere chiuse, calo delle rimesse e prezzi alle stelle: questo, secondo Emanuela Cutelli, responsabile comunicazione per l’Italia del World Food Program (Wfp), i fattori che al tempo del Covid-19 rischiano di far raddoppiare nel mondo il numero delle persone che soffrono la fame in modo acuto.

L’intervista con l’agenzia Dire si tiene dopo la pubblicazione dell’ultimo rapporto delle Nazioni Unite e il monito lanciato al Consiglio di sicurezza dell’Onu dal direttore del Wfp, David Beasley.

LA PANDEMIA (ALIMENTARE)

Il rischio sarebbe quello di “una pandemia alimentare” e di “carestie multiple di proporzioni bibliche” che entro fine anno potrebbero colpire fino a 265 milioni di persone nei Paesi più poveri. Un numero, questo, che andrebbe aggiunto agli altri 821 milioni di coloro che già vivono una condizione di malessere cronico.

“Il Covid 19 – sottolinea Cutelli – si insinua in molti Paesi dove le infrastrutture economiche sono già traballanti”.

INFLAZIONE AL 700% IN ZIMBABWE

Nel corso dell’intervista si parla anche del caso dello Zimbabwe, dove in settimana il governo ha sottoscritto un accordo con negozianti e distributori per congelare i prezzi di alcuni prodotti essenziali, dal pane all’olio.

“Nel Paese c’è un’inflazione pazzesca sui generi alimentari, fino al 700 per cento” sottolinea la responsabile del Wfp. “Per tante persone il potere di acquisto si è sgretolato; pesa poi il fatto che le riserve di valuta siano molto basse”. Ad aggravare la situazione contribuirebbero sia la sospensione delle attività essenziali imposta con i regimi di lockdown sia le barriere commerciali erette a causa della pandemia.

“Questa può essere una catastrofe umanitaria per milioni di persone in Africa e in Medio Oriente” avverte Cutelli: “Molti Paesi, dallo Zimbabwe al Sud Sudan, dipendono dalle importazioni di cibo”.

DONAZIONI E IMPEGNI DA ONORARE

Il World Food Program sta chiedendo agli Stati di accelerare sulle donazioni, onorando gli impegni per un miliardo e 900 milioni di dollari, in modo da poter pre-posizionare cibo per tre mesi presso punti di distribuzione già individuati per possibili emergenze.

CALANO LE RIMESSE, NON IL DISTANZIAMENTO

Una necessità rafforzata da un altro rischio, quello delle rimesse, cioè le risorse che gli emigranti trasferiscono ai familiari in patria. Nel suo intervento al Consiglio di sicurezza Beasley ha menzionato tra gli altri i casi di Haiti, Somalia e Nepal, tutti Paesi che dipendono in modo accentuato dai guadagni dei propri connazionali all’estero.

Il tema è rilanciato dagli esperti del World Food Program, insieme con un altro: l’insostenibilità del distanziamento sociale in realtà dove il lavoro informale, quasi sempre in strada a contatto con il pubblico, è la base dell’economia. “Se per noi è un problema grave – sottolinea Cutelli – in Paesi già vulnerabili il lockdown può essere questione di vita o di morte: se non esci di casa non guadagni, e se non guadagni non mangi“.

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23 Aprile 2020
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