Calenda: “Pil andrà a -10%, governo in ritardo su tutto”

"Il governo ha organizzato male la fase 2 perchè è arrivato in ritardo a studiare le riaperture. E sottovaluta gli effetti sociali della recessione"
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ROMA – “Questa sarà una fase ancora molto incerta perchè non sarà uniforme e perchè anche le fabbriche che ricominceranno si ritroveranno in un’economia in grave recessione e quindi in grandissima difficoltà. Tutti i pacchetti a imprese e famiglie stanno arrivando in grave ritardo o non stanno arrivando per niente”. Lo dice Carlo Calenda, europarlamentare e leader di Azione, che oggi è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

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Stiamo sottovalutando gli effetti sociali di un pil che fletterà a -10%– prosegue Calenda-. Ci sarà un rimbalzo del pil il prossimo anno, il problema è quale sarà la somma tra i due anni, secondo le previsioni -5%. Stiamo parlando di uno shock da cui è difficile riprendersi. Abbiamo una situazione di una gravità inaudita che come tale dovrebbe essere trattata dalle forze politiche, ma così non è. Il problema è che in Italia i soldi per l’economia reale non riusciamo a spenderli perchè abbiamo una classe politica che non ha l’esperienza neanche per gestire un’edicola. Questo non si risolverà finchè non metteremo al governo persone che abbiano almeno gestito un bar o una farmacia”.

“SU FASE 2 GOVERNO IN RITARDO”

Penso che il governo abbia organizzato male la fase 2 perchè è arrivata molto in ritardo a studiare il meccanismo delle riaperture- ha affermato Calenda- era giusto individuare un manager da affiancare a una figura più esperta a livello sanitario. Questa sarebbe stata una task force, quello di Colao invece è un comitato consultivo. Credo che in questo senso il comitato di Colao non aiuterà perchè implementare quei provvedimenti sarà molto complicato”.

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“MES, SE INCONDIZIONATO DEV’ESSERE SCRITTO SULLA CARTA”

Quanto al Mes, per Calenda “è un prestito, originariamente nato per i Paesi che avevano speso troppo. E siccome è un prestito dato da altri Paesi è un prestito molto condizionato perchè se tu hai speso i soldi in donne e champagne, chi ti presta i soldi vuole sapere come li spenderai. E l’Italia in passato i soldi li ha spesi in donne e champagne, cioè male. Questa cosa qui però non vale per la pandemia, quindi è stato deciso che i prestiti sanitari saranno senza condizioni. Questo bisogna vederlo scritto sulla carta. Se così fosse è evidente che questi soldi sarebbero da prendere, ma comunque sarebbero pochi. Anche col Qe della Bce i nostri tassi stanno salendo, quindi ci servono modi per spendere soldi diversi da quelli tradizionali. Il recovery fund può essere uno strumento ideale”.

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23 Aprile 2020
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