Dal Pd sì al confronto su programmi con il M5S, ma i renziani attaccano

A quanto apprende l'agenzia Dire lo fara' nelle prossime ore il segretario reggente Maurizio Martina, che nei giorni scorsi aveva proposto tre misure considerate prioritarie dal Pd.
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ROMA – Si’ al confronto sul programma coi Cinque Stelle. Il Partito Democratico apre alla possibilita’ di una verifica sui temi con i Cinque Stelle.

A quanto apprende l’agenzia Dire lo fara’ nelle prossime ore il segretario reggente Maurizio Martina, che nei giorni scorsi aveva proposto tre misure considerate prioritarie dal Pd.

Sulla poverta’ Martina indicava la necessita’ di “allargare il Reddito di Inclusione per azzerare la poverta’ assoluta in tre anni e potenziare le azioni contro la poverta’ educativa”.

Per quanto riguarda le misure a favore delle Martina auspicava l’introduzione “dell’assegno universale per le famiglie con figli, la carta dei servizi per l’infanzia e nuovi strumenti di welfare a favore dell’occupazione femminile, per ridurre le diseguaglianze e sostenere il reddito dei ceti medi”.

Infine nel settore del lavoro Martina sottolineava la necessita’ di “introdurre il salario minimo legale, combattere il dumping salariale dei contratti pirata anche valorizzando il Patto per la Fabbrica promosso dalle parti sociali. Tagliare ancora – propone il segretario reggente del Pd – il carico fiscale sul costo del lavoro a tempo indeterminato per favorire assunzioni stabili con priorita’ a donne e giovani, norme per la parita’ di retribuzione dei generi”.

Alcune di queste misure, spiegano fonti parlamentari interpellate dalla Dire, sono anche nel programma dei Cinque Stelle su cui ha lavorato il team coordinato dal professor Della Cananea. “E’ doveroso andare a un confronto serio e senza pregidizi”.

MARTINA: SI’ A CONFRONTO CON FICO, PRIORITARIA FINE AMBIGUITÀ M5S

“Ci confronteremo con il presidente Fico con spirito di leale collaborazione secondo il mandato conferitogli dal presidente Mattarella. Lo faremo con serietà e coerenza a partire da una questione fondamentale e prioritaria: la fine di ogni ambiguità e di trattative parallele con noi e con Lega e centrodestra. Per rispetto degli italiani, dopo 50 giorni di tira e molla, occorre su questo totale chiarezza”. Cosi’ il Segretario reggente del Pd Maurizio Martina, a margine di una iniziativa elettorale in Friuli Venezia Giulia.

MARCUCCI: ASCOLTIAMO FICO, MA NO CONDIZIONI PER MAGGIORANZA

Non ci sono le condizioni minime per una maggioranza politica tra Cinque Stelle e Pd. Ascolteremo il presidente Fico con la dovuta attenzione, ma per noi le distanze sul programma restano molto marcate”. Lo afferma il capogruppo del Pd a palazzo Madama Andrea Marcucci.

ORFINI: MANDATO FICO? NESSUNA POSSIBILITÀ ACCORDO PD-M5S

“Ovviamente ascolteremo con rispetto quello che verrà a dirci il presidente Fico, rispetto nei confronti della persona e dell’istituzione che rappresenta, ma dal mio punto di vista non cambia nulla: non c’è possibilità di un accordo politico tra Pd e Movimento Cinque Stelle, sono due partiti radicalmente alternativi come Pd e Lega Nord. Lo dice la storia di questi anni, i programmi, la cultura politica e l’idea di democrazia che abbiamo noi e che hanno loro”. Lo ha detto il presidente del Partito democratico, Matteo Orfini, a margine di un evento al Tempio di Adriano, a Roma, sull’ipotesi di intesa tra M5S e Pd nell’ambito del mandato esplorativo affidato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al presidente della Camera, Roberto Fico (M5S).

Il contratto di Governo proposto dal M5S? “Quel documento è fiction, mi pare un’operazione cinematografica– ha commentato Orfini- È un’opera di maquillage delle proposte politiche, a me pare che dentro il Movimento Cinque Stelle ci sia una grandissima voglia di arrivare a Palazzo Chigi: se andiamo avanti così ci proporranno i 100 punti del Pd e Di Maio chiederà la tessera del partito pur di avere il nostro sostegno, ma non sarebbe un atteggiamento serio”.

Se il candidato premier fosse lo stesso Fico, per il Pd cambierebbe qualcosa? “Noi non lo abbiamo votato nemmeno come presidente della Camera ed era una carica istituzionale, figuriamoci se possiamo appoggiarlo come presidente del Consiglio. Il problema- ha concluso il presidente del Pd- non è la persona, ma che i nostri programmi e l’idea di democrazia che abbiamo sono diametralmente opposti. Possono cambiare i nomi, ma non può cambiare la sostanza”.

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