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In Bolivia caccia al giaguaro, e la Polizia segue la pista cinese

Il traffico di denti del felino ha messo in allarme il governo e la polizia di La Paz
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ROMA – Cinesi senza inibizioni per i canini di giaguaro: denti affilatissimi, lunghi tra gli otto e i dieci centimetri, soprattutto con (presunte) proprietà afrodisiache. Secondo la stampa della Bolivia, il traffico di denti del felino ha messo in allarme il governo e la polizia di La Paz.

Il ministro dell’Ambiente, Fabiola Suarez, ha detto che “se non saranno stabiliti controlli ci saranno problemi gravi”. Ad alimentare il contrabbando è la domanda che proviene dal mercato cinese. Secondo Rodrigo Herrera, responsabile biodiversità del ministero dell’Ambiente, un canino può valere in Bolivia tra i 70 e gli 80 dollari e finire poi in vendita a Pechino per 5000. La domanda riguarda anche la pelliccia, i testicoli e il teschio del felino, con quotazioni che raggiungerebbero i 10mila dollari. Il fenomeno si spiega con il fatto che in Bolivia vivono circa 7mila dei 64mila giaguari censiti nelle Americhe e che parallelamente è aumentata la popolazione asiatica residente, con il numero di cittadini cinesi passato tra il 2011 e il 2016 da 2.624 a 12.861.

Un incremento, questo, dovuto durante la presidenza di Evo Morales anche all’assegnazione a ditte di Pechino di lavori pubblici per sette miliardi di dollari. Rispetto ai giaguari, comunque, sta emergendo una consapevolezza nuova. In pochi mesi, in buste spedite a indirizzi cinesi, sarebbero stati sequestrati 400 denti. A muoversi è stata perfino l’ambasciata di Pechino, che ha intimato lo stop ai connazionali: “Bisogna – si legge in una nota – rispettare in modo rigoroso le leggi cinesi e boliviane contro il contrabbando di animali selvatici”.


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