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Uganda, serrata a Kampala contro la concorrenza cinese e indiana

Nei giorni scorsi i commercianti ugandesi hanno protestato chiudendo i loro negozi per alcune ore
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ROMA – “‘No’ agli ambulanti indiani, ‘No’ agli ambulanti cinesi” recitano i cartelli fotografati qualche giorno fa a Kampala, Uganda, dai cronisti del quotidiano ‘New Vision’. Nella capitale del Paese africano, i commercianti locali hanno chiuso i negozi per diverse ore in protesta contro quella che vedono come concorrenza sleale da parte degli stranieri. I manifestanti lamentano di non poter vendere la merce agli stessi prezzi dei loro colleghi asiatici, in particolare dei cinesi, che a differenza degli ugandesi non pagherebbero le tasse sulle importazioni dal loro Paese di origine.

Inoltre i commercianti accusano i loro concorrenti di lavorare nel settore della vendita al dettaglio pur avendo un tipo di visto che non lo consente. Secondo la stampa locale, David Lwanga, leader della protesta, sarebbe stato arrestato. Pur non essendoci dati ufficiali, secondo la radio locale ‘Urn’ (Uganda Radio Network) i piccoli commercianti cinesi a Kampala sarebbero tra i 10 e i 50mila, a fronte di una popolazione totale stimata di circa un milione e mezzo di abitanti. A novembre 2016, sollecitati dalla ‘Kacita’ (l’associazione dei commercianti di Kampala), i membri della commissione parlamentare sul Commercio hanno emesso un ultimatum per gli stranieri che lavoravano nel campo della vendita al dettaglio. Nel documento si invitavano i commercianti a tornare nel loro Paese d’origine o in alternativa a investire in progetti più grandi.

di Giulia Beatrice Filpi, giornalista

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