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Il 118 compie trent’anni, il fondatore: “È figlio dell’Emilia-Romagna”

Marco Vigna: "È un numero che ha un'anima"

Pubblicato:23-03-2022 17:47
Ultimo aggiornamento:23-03-2022 17:47

ambulanza 118
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marco vigna

BOLOGNA – Era il 27 marzo 1992 quando fu istituito ufficialmente il 118. “È un numero che ha un’anima. Ed è figlio dell’Emilia-Romagna, della nostra cultura e della nostra gente, che risolve insieme i problemi“. Parola di Marco Vigna, fondatore del 118 a Bologna, che questa mattina in Regione ha partecipato all’iniziativa organizzata proprio per festeggiare il 30esimo compleanno del numero unico d’emergenza e per rendere omaggio a tutti gli operatori del servizio. “Un mese dopo l’avvio del 118 perdemmo un intero equipaggio di elisoccorso sul Monte Ventasso- ricorda Vigna, commosso- questo descrive bene i nostri rischi e i nostri problemi quotidiani“. La nascita del 118 è stato un processo lungo e complesso.

“Quando ero giovane- ricorda Vigna- in caso di incidente si caricava il ferito su una 500 o al massimo una Giulietta. Poi via col fazzoletto bianco e il clacson. I mezzi privati erano l’unico modello che teneva“. A Bologna all’epoca “c’erano 19 punti diversi di chiamata per le ambulanze e tutti staccati dall’ospedale. Era un meccanismo lento e precario”. Poi negli anni ’60 fu approvato un progetto per creare un centralino unico all’interno dell’ospedale Maggiore, realizzato nel 1974. “Aveva la rete radio e anche il registratore delle chiamate, ma non funzionava perché mancava il collegamento con l’esterno, cioè con le ambulanze”. Vigna, allora infermiere, fu chiamato dal direttore dell’epoca dell’ospedale, Paolo Nanni Costa, a “rianimare” il sistema di emergenza-urgenza. “Insieme a me c’erano altri infermieri che venivano dal volontariato e avevano esperienza di ambulanze– sottolinea Vigna- creammo un’idea nuova, non per fare un ‘Corpo del soccorso’, come il 113, ma integrando la Croce Rossa con le associazioni di volontariato che iniziavano a crescere. Non è stato semplice, perché era un concetto sconosciuto allora“. E così, Vigna e i suoi collaboratori iniziarono a “distribuire qualche radio ai volontari delle ambulanze. Poi incrociammo il 2 agosto 1980”. La strage alla stazione di Bologna fu il vero battesimo del fuoco per il nuovo sistema unico di soccorso. “E ha funzionato- sottolinea Vigna- proprio perché c’era una rete radio. Dopo lo scoppio della bomba, i telefoni non funzionavano…”. Da quel momento “è cambiato il mondo- ricorda il fondatore del 118- sono cambiate le idee, è iniziato il grande sostegno da parte degli amministratori e si è cominciato a realizzare il sistema”.

30 anni di 118

Grazie alla collaborazione della Sip, fu portata all’interno dell’ospedale la rete telefonica della Croce Rossa e anche i numeri di telefono degli ospedali più remoti. Nel 1989 non c’era ancora il numero unico, insomma, ma ogni chiamata arrivava alla centrale del Maggiore. Con le altre Regioni, il ministero della Salute, quello delle Telecomunicazioni e la Sip si arrivò così a istituire il numero unico. E fu scelto il 118, “perché era un numero evocativo- spiega Vigna- fa riferimento all’articolo 118 della nostra Costituzione, quello sulla sussidiarietà, che si esprimeva proprio in quello che facevamo“. Insomma “è un numero che ha un’anima”, dice il suo fondatore. Nel 1990, il 118 fu sperimentato per la prima volta a Bologna e Udine (le uniche città ad avere la centrale unica) in occasione dei Mondiali di calcio. “E fu la dimostrazione che il sistema funzionava”. Si arrivò così all’istituzione ufficiale il 27 marzo 1992.


Il 118 dunque “è figlio dell’Emilia-Romagna- rivendica Vigna- è il frutto della nostra cultura e della nostra gente, che risolve insieme i problemi. Dobbiamo essere tutti orgogliosi di quanto abbiamo fatto. E dobbiamo dire grazie alle nostre mogli e ai nostri mariti, perché vivere con persone che hanno sempre il telefono acceso, sette giorni su sette e 24 ore su 24, non è solo sopportazione: è una grande condivisione delle nostre scelte”. Oggi sono oltre 3.200 i medici e gli infermieri impegnati nel servizio, a cui si aggiungono 500 autisti soccorritori e quasi 21.000 volontari. Nel 2021 in tutta l’Emilia-Romagna sono stati eseguiti quasi 475.000 interventi e soccorse 490.000 persone. La flotta conta centinaia di mezzi, tra cui 270 tra ambulanze e auto mediche e quattro elicotteri, di cui con tecnologia per il volo notturno.

ambulanza 118

Ogni anno la Regione Emilia-Romagna finanzia il sistema di 118 con circa 180 milioni di euro, di cui 105 destinati alle Ausl per il personale, le tre centrali operative (a Bologna, Parma e Ravenna), l’elisoccorso e le tecnologie, mentre 75 milioni sono destinati alle associazioni di volontariato convenzionate per i trasporti. A tutti gli operatori e volontari del 118 sono arrivati oggi i ringraziamenti da parte del governatore Stefano Bonaccini e dell’assessore Raffaele Donini, che ha consegnato una targa commemorativa a 20 persone, in rappresentanza di tutto il personale impegnato nel servizio. Premiati anche due rappresentanti dei Vigili del Fuoco e della Protezione civile, che collaborano strettamente coi soccorsi. E un premio, alla ‘carriera’, è andato anche allo stesso Vigna. Per le celebrazioni, la Regione ha anche realizzato un nuovo logo del 118, un video su Youtube e un podcast che vede, tra gli altri, anche l’intervento dello scrittore Carlo Lucarelli.

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