Coronavirus, da medico precario salvò una donna sul treno, oggi combatte per i pazienti in Veneto

L'agenzia Dire ha raggiunto al telefono Carlo Santucci, il medico romano di 35 anni insignito dell'onorificienza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
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ROMA – Il Veneto era nel suo destino. Finito alla ribalta la scorsa estate dopo essere stato protagonista, quando ancora era ‘precario’, di un salvataggio di una donna colpita da arresto cardiaco su un treno, mentre era in vacanza a Cortina d’Ampezzo, oggi e’ tra i tanti camici bianchi che con coraggio e dedizione stanno fronteggiando in prima linea l’emergenza Coronavirus a Vo’. L’agenzia Dire ha raggiunto al telefono Carlo Santucci, il medico romano di 35 anni che ormai lavora con un contratto in Pronto soccorso, dopo aver partecipato ad un bando ma soprattutto dopo aver accettato l’invito del governatore Luca Zaia di andare a far parte della squadra dei camici bianchi veneti.

Nel frattempo Santucci, per “l’altruismo e l’impegno profuso nel delicato intervento di primo soccorso nell’agosto 2019”, lo scorso dicembre e’ stato persino insignito dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, dell’onorificienza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

“Come va? È da agosto che non tiro il fiato, sono sempre nell’onda del ciclone, non mi sono fermato mai“, risponde Santucci. Che poi scherza: “Sono sempre dove succede qualcosa. Comincio a quasi a sentirmi un eletto…”.

Poi pero’ si fa subito serio e racconta delle sue giornate “frenetiche” in Pronto soccorso, dove dall’inizio dell’emergenza e’ stata messa in piedi “una nuova organizzazione” e i piani “sono stati scompaginati, anche se a differenza di quello che sento nelle altre regioni, noi in Veneto abbiamo tenuto bene”.

Per Santucci la sanita’ veneta e’ “molto forte e organizzata, con dei filtri sul territorio e dei buoni linfonodi che permettono una tracciabilita’ dei pazienti molto prima che arrivino in ospedale”.

Seppure nella difficolta’ del momento, il giovane medico romano dice di aver trovato in Veneto una realta’ in cui “non soltanto tutto funziona perfettamente, ma si riesce a riconoscere dignita’ ad ogni singolo paziente. E questa per me e’ una cosa molto importante- sottolinea Santucci– non c’e’ una catena di montaggio, ma un’elettivita’ nella sensibilita’ e nell’emotivita’ del riconoscimento al paziente. Questo mi ha veramente stupito, cioe’ fare grandi numeri, fare grande qualita’, ma comunque riconoscere sempre l’identita’ del paziente, che non e’ un numero ma una persona, anche in una situazione difficile come quella del Coronavirus”.

Un argomento molto dibattuto in questi giorni, intanto, e’ quello dell’assunzione dei giovani medici. “Il Veneto anche in questo e’ assolutamente antesignano- risponde Santucci alla Dire- io faccio parte di quel famoso bando indetto a ferragosto da Zaia per 500 medici, per cui il governatore e’ stato fortemente criticato e anche citato in Tribunale. In realta’ tutto questo gli sta dando ragione, perche’ c’e’ un grande bisogno da parte delle Regioni di cominciare a fare formazione. Quelli che non vengono formati sono troppi, 10mila medici l’anno. Adesso vogliamo anestesisti che entrano subito in sala di rianimazione per risolvere i problemi- sottolinea- ma non funziona cosi’“.

Per Carlo Santucci e’ mancata una progettualita’ delle istituzioni, in questo senso, e “non si puo’ pensare che un neolaureato guidi una Ferrari– prosegue- perche’ una Ferrari la deve guidare un pilota che conosce perfettamente ogni curva. Un neolaureato, invece, e’ utile come uno che regge i muri in una terapia intensiva, anzi a volte e’ d’intralcio”.

Per cui quella che e’ stata definita in questo momento di emergenza come “la chiamata alle armi dello Stato”, per il medico romano ora in servizio a Vo’ e’ solo tanto “l’ennesima boutade di una classe politica che non si e’ mai sporcata le mani con noi e che non ci conosce perche’ ci lascia fuori da ogni formazione. Abbiamo messo la salute all’ultimo posto e solo ora abbiamo capito che senza la salute non c’e’ niente. La salute e’ il bene primario- incalza Santucci– Ora non c’e’ la salute in Italia e si blocca tutto. Noi dobbiamo tornare ad un nuovo ‘umanesimo della salute’. Noi medici vogliamo fare solo il nostro lavoro. Ma come e’ possibile con tutti i tagli che sono stati fatti dallo Stato sulla sanita’?”.

Ma cambiera’ qualcosa dopo che l’emergenza sara’ finita? I politici e i cittadini si ricorderanno dell’importanza che ha la classe medica nel nostro Paese? “Deve cambiare, non e’ una scelta- risponde Santucci– Il cambiamento ci sara’ e ci sara’ comunque. Sta a noi come affrontarlo. Non vogliamo essere definiti come gli ‘angeli in missione’, non vogliamo la retorica, noi vogliamo soltanto fare i medici e farlo nelle migliori condizioni possibili per i nostri pazienti”.

Quanto all’attuale situazione epidemiologica in Veneto, il medico romano trapiantato al nord commenta: “Siamo ancora con la guardia alta, non bisogna mollare assolutamente di un centimetro, ma attenersi alle indicazioni di Zaia, che ha parlato chiaro: potremo avere dei risultati soltanto se abbiamo una progettualita’ a medio termine“.

Per Santucci sara’ quindi ancora un periodo in trincea, ma “se iniziano ad arrivare dei risultati positivi, come ci aspettiamo a seguito di queste misure cautelative, penso che si iniziera’ a lavorare anche con uno spirito diverso”.

Un’ultima domanda: hai paura Carlo? “Non ho paura- risponde alla Dire- anzi ho un’energia, una carica, una voglia di fare, di aiutare e di mettermi al servizio degli altri che e’ fortissima.
Ho studiato una vita per questi momenti, per rendermi utile dove c’e’ una difficolta’. L’amore per questa professione supera qualunque timore. Ed io vivo di energie positive che mi trasmettono i miei pazienti. Voglio essere utile. Questo e’ il motivo per cui ho scelto di fare il medico, altrimenti avrei fatto altro”, conclude.

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23 Marzo 2020
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