Siria, incatenati a Roma con Rete Kurdistan: “Rompiamo il silenzio”

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ROMA – “Dai media c’e’ un silenzio assordante e l’Italia, come confermano le vendite di armi di Finmeccanica-Leonardo, e’ connivente con la Turchia”: Francesco Erratti, militante di Rete Kurdistan, parla con la DIRE dopo una nuova iniziativa di protesta a Roma per Afrin. In mattinata gli attivisti hanno preso di mira l’ambasciata della Turchia: si sono incatenati all’ingresso, inscenando “un blocco” e rilanciando idealmente un impegno di resistenza.

“Denunciamo il governo di Recep Tayyip Erdogan, terrorista e alleato dei jihadisti” accusa Erratti, in riferimento alla campagna militare di Ankara nel nord della Siria. A preoccupare Rete Kurdistan e’ il rischio di un ampliamento dell’offensiva a Manbij, Kobane, Tal Abyad, Ras al Ain, Qamishli e altre localita’ del Rojava, la regione a forte presenza curda che si e’ conquistata negli ultimi anni l’autonomia di fatto da Damasco. Secondo Erratti, poi, “l’Italia e’ connivente”. A confermarlo sarebbero le commesse ottenute da Leonardo e oggi l’intervento della polizia all’ambasciata. “Sono arrivati subito” racconta il militante. “Hanno preso i documenti e ci hanno impedito di tenere la conferenza stampa che doveva tenersi in via Palestro, nei pressi dell’ambasciata”.

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